Tova Mirvis.
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Il mondo fuori.
Parte 1.
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Titolo originale: The Outside World.
Traduzione di: Silvia Pareschi.
2004. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Matrimoni combinati, drastici divieti sessuali: proibito sfiorarsi, proibito guardarsi negli occhi, proibito mostrare qualche centimetro di braccia o di gambe. Non siamo nell'Inghilterra vittoriana, ma nell'America contemporanea.
E, come si sa, non c' passione pi violenta di quella contrastata, non c' regola abbastanza rigida da non piegarsi alla forza dell'amore. Senza facili ribellismi e scontate tragedie, Tova Mirvis racconta il percorso a ostacoli verso la felicit di due giovani ebrei ortodossi nella New York di oggi.
A ventidue anni e non ancora fidanzata, Tzippy  considerata una zitella senza speranza. La madre e le quattro sorelle minori la adorano e la ossessionano: in casa si parla solo di pretendenti e cerimonie, di addobbi e torte nuziali, e le bambine vestono di tulle e trine le loro bambole e giocano al matrimonio. A pochi chilometri di distanza, Brian, figlio di un rispettabile professionista e di una donna di buon senso, manifesta preoccupanti sintomi di fondamentalismo religioso, rifiutandosi di seguire le orme del padre.
Non siamo in due diverse contee dell'Inghilterra di Jane Austen, bens nella Brooklyn di Paul Auster e nel New Jersey di Philip Roth. In un mondo a parte, per: l'America degli ebrei ortodossi, osservanti, dove le regole, soprattutto quelle che governano il comportamento sessuale dei giovani, sono rigide quanto quelle del settecento europeo: matrimoni combinati,
divieto assoluto di sfiorarsi o di mostrare un centimetro di pelle in pi, infiniti rituali e cerimonie...
A complicare l'amore che nasce tra i due ragazzi non appena riescono a sfuggire alle grinfie dei genitori, andando a studiare a Gerusalemme, interviene una vecchia antipatia fra i padri, una malcelata freddezza tra le madri, la diversa concezione che le famiglie hanno della fede e della religione...
Con una leggerezza di stile che ricorda la grande autrice di Orgoglio e pregiudizio, con un'ironia sottile e benevola e una comicit priva di eccessi, Tova Mirvis racconta la storia di due ragazzi innamorati che trovano se stessi e il proprio posto nel mondo in barba a restrizioni e divieti. O forse proprio grazie ai medesimi.
Dopo aver letto questo romanzo, non vi chiederete pi cosa si nasconde sotto quei cappelli neri a tesa larga e quelle gonne lunghe e severe che passeggiano per la New York contemporanea come per le vie di Gerusalemme: giovani uomini e donne pronti a spiccare il volo nel mondo fuori senza rinnegare una tradizione tra le pi solide e antiche del mondo. La Mirvis  maestra nel gettare luce sui riti, il folklore, le ansie e le contraddizioni del mondo degli ebrei ortodossi di oggi, rivelandone la bellezza e il fascino non sempre evidenti ai profani.
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L'AUTRICE.
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Tova Mirvis vive a New York. Questo  il suo secondo romanzo. Il precedente, The Ladies Auxilary, non  stato ancora tradotto in Italia.
Tova Mirvis  cresciuta a Memphis, Tennessee, e vive attualmente a  New York con il marito e due figli. Oltre a questo romanzo ha scritto The Ladies Auxiliary, a lungo nelle classifiche dei bestseller americani.
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Il mondo fuori.
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Dedica.
Per Allan.
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Uno.
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Tzippy Goldman era una brava ragazza. Eppure giaceva
sveglia nel letto, desiderando di poter correre in soggiorno,
spalancare porte e finestre e mettersi a urlare. Tzippy  pazza,
avrebbero detto i vicini, inadatta ai nostri figli, ai nostri
nipoti. No, avrebbe risposto Tzippy. N pazza n inadatta.
Solo triste. E forse un po' arrabbiata.
Mettersi a urlare sarebbe stato come lottare contro le leggi
della natura. Tuttavia, Tzippy si concesse di immaginarlo,
adesso che era tardi ed era sola. I suoi genitori erano andati
al matrimonio Rosenbaum a Monsey, e la casa, che di
solito pullulava dei canti e delle urla delle sue quattro sorelle,
era momentaneamente silenziosa. Quel potenziale grido
aveva una spiegazione. Nasceva da un mondo ingiusto, da un
Dio iniquo. Dal fatto che alle brave persone succedevano cose
brutte, che il successo e la fortuna erano distribuiti in parti
disuguali. Dal fatto che Tzippy Goldman aveva ventidue
anni e non era ancora sposata.
Prima che Tzippy raggiungesse l'et da marito, lei e sua
madre avevano trascorso anni a progettare matrimoni immaginari
e a decidere le combinazioni di colori. Quando le
rimboccava le coperte, sua madre le tracciava sulla schiena
sagome di fiori, anelli e torte nuziali. Discutevano di chiffon
e organza, confrontavano lo shantung di seta con il satin. Sceglievano
abiti da sposa in merletto di Burano, diademi di
strass e veli con cascate di tulle. Quando finivano di progettare
la cerimonia, passavano alla casa degli sposi, lo spazio
ideale che un giorno Tzippy avrebbe occupato insieme al marito.
Nella casa degli sposi tutto era nuovo. Tutto era bianco,
pulito e fresco. C'erano lenzuola nuove e tovaglie di pizzo
bianco. Nella casa degli sposi non c'era mai nulla di cui
preoccuparsi. Non c'erano piatti da lavare n letti da rifare.
Il telefono non squillava, il campanello non suonava. La tavola
era apparecchiata per due, e nelle lunghe serate non c'era
nient'altro da fare che stare insieme.
Era chiaro che quel sogno stava solo aspettando di realizzarsi.
Tzippy e sua madre avevano sempre pensato che
Tzippy avrebbe finito le superiori, e poi, dopo qualche shidduch,
avrebbe incontrato il ragazzo giusto, si sarebbe fidanzata
e avrebbe celebrato un bel matrimonio con montagne
di pizzo bianco e glassa alla vaniglia pareve. Tzippy era
nata per questo. Si poteva pensare che da qualche parte, in
un universo parallelo, avesse gi una casa, dei figli e la cena
pronta. Ma in questo mondo non era andata come lei si
aspettava, e cos aveva trascorso quattro anni in un'attesa
piena di preoccupazione.
C'erano parecchi modi per combinare un appuntamento:
il mio rabbino conosce il tuo rabbino; mia madre conosce
tua madre; la mia vicina conosce la tua. Gli appuntamenti
di Tzippy venivano combinati da insegnanti, da amiche e
dalla madre onnipotente e onnisciente. Combinare un appuntamento
a una diciottenne era considerato un hobby.
Trovare un marito per una ventiduenne era un'emergenza
nazionale. Vicine benintenzionate telefonavano in continuazione
per fornire suggerimenti. C'era una scheda con il
nome di Tzippy nell'archivio di ogni pronuba professionista
di Brooklyn. Le sue virt erano state decantate ai vicini,
ai cugini dei vicini, a chiunque avesse un figlio o un nipote
o un conoscente in et da matrimonio. Ogni primo appuntamento
era accompagnato da una serie di domande
preliminari. Tzippy  magra? E carina? I suoi genitori sono
ricchi? Sono disposti a mantenere il marito mentre studia?
La famiglia ha una storia di divorzi o malattie mentali? Ha
dato i natali a qualche rabbino illustre? Possiedono un televisore?
Una volta fornite le risposte corrette, l'incontro veniva
combinato e il ragazzo otteneva il permesso di telefonare.
Tzippy indossava gli abiti giusti, diceva le cose giuste e annuiva
al momento giusto. Tentava di convincersi di voler sposare
uno di quei ragazzi. Ma non sentiva nulla per gli estranei
seduti di fronte a lei. Aveva sempre creduto che avrebbe
provato un impeto di passione, un impeto di eccitazione, un
impeto, perlomeno, di qualcosa. Aveva sempre sperato di sentire
un batticuore rivelatore. Ma la sola cosa che sentiva era
il desiderio di tornare a casa. Le sembrava di aver passato una
serata identica a centinaia di altre. Avrebbe potuto chiudere
gli occhi e vedere qualunque altro ragazzo davanti a s.
A volte capitava che il ragazzo volesse rivederla. Oppure
che fosse lei a convincersi di volerlo rivedere. A volte
quelli che Tzippy voleva rivedere non erano gli stessi che
volevano rivedere lei. Ma anche se la volont era reciproca,
non durava mai per pi di qualche appuntamento. A prescindere
dal motivo, la spiegazione era sempre la stessa.
Non  shayach. Poteva significare che non c'era intesa.
Poteva significare che la famiglia non era abbastanza importante.
Oppure che il ragazzo stava cercando una ragazza
pi religiosa, pi carina, pi elegante, o che la ragazza stava
cercando un ragazzo un po' pi alto. Voleva una persona
pi estroversa, pi seria, meno seria, un ragazzo che intendesse
studiare nella yeshiva a tempo pieno, o che portasse il
cappello nero solo durante il Shabbos e che, di tanto in tanto,
andasse al cinema. Il fatto che per qualcuno funzionasse
sembrava una sfida alle leggi della natura che Dio, nella
Sua infinita saggezza, aveva stabilito.
Ma le sue ex compagne delle superiori non parevano avere
alcun problema a sfidare la natura. Con il passare del tempo,
cominciarono ad annunciare fidanzamenti, a tenere feste,
a esibire anelli. Tzippy sopportava con grande dignit,
sorridendo rigidamente quando le ricordavano che alla consegna
dei diplomi avevano scommesso che sarebbe stata lei,
la prima. E nonostante avesse protestato con modestia no,
non sar io, la prima sar senz'altro Rochel Leah o Sara Bracha -
aveva creduto che quelle previsioni si sarebbero avverate.
Ma dal giorno in cui aveva avuto quella certezza erano
ormai passati quattro anni. E quella sera Tzippy era rimasta
a casa, mentre sua madre ballava al matrimonio di una diciannovenne
che si era fidanzata con il primo ragazzo con cui
era uscita.
Finch non fosse arrivato anche per lei il momento di sposarsi,
Tzippy aveva alcune cose con cui tenersi occupata. Seguiva
un corso sull'educazione della prima infanzia al Brooklyn
College. Lavorava come assistente in una scuola per infermiere.
Aiutava la madre a badare alle quattro sorelle:
Zahava di quindici anni, Malky di undici, Dena di sette e
Dassi di cinque. Ma Tzippy temeva che la sua vera vita non
sarebbe mai cominciata. Avrebbe continuato a vivere con i
genitori in eterno, mentre le amiche sposate si trasferivano
nei nuovi appartamenti. E mentre loro dormivano accanto al
marito, lei sarebbe stata compatita dall'intero quartiere. Si
sarebbero sposate le ragazze con tre anni meno di lei, poi
quelle con cinque anni di meno. Sarebbero diventate donne
adulte, con la loro casa e il loro cappello, mentre Tzippy sarebbe
rimasta una ragazzina.
Non essere negativa, Tzippy, le diceva sempre sua madre.
Devi avere fede. Se pensi che non succeder mai, forse
non succeder.
Devi sorridere. Nessuno vuole sposare una musona, le
ricordava.
Tzippy, esteriormente, accettava i consigli della madre e
cercava di non perdere la speranza. Sapeva che era male arrabbiarsi,
era male volere pi di quanto le fosse concesso. Ricordava
a se stessa che era tenuta a riflettere sulla propria situazione
e a capire perch Dio voleva che andasse cos. Sua
madre le suggeriva di considerare quella prolungata condizione
di nubile come un'espiazione dei propri peccati. Sua
madre voleva vederla sposata pi di quanto lo volesse lei.
Ogni ragazza non sposata subiva quel genere di pressione, a
Brooklyn, ma Tzippy si sentiva talmente schiacciata da non
riuscire a respirare. Per proteggersi, gridava silenziosi rifiuti
dentro di s: Perch dovrei sorridere, mamma, se  tutto
nelle mani di Dio? Se ti piace tanto, perch non esci tu con
lui? Forse non mi sposer mai. Forse diventer la prima suora
ebrea della storia.
Da sotto quelle repliche silenziose faceva capolino una
voce sgradevole e ostinata. Quella voce era probabilmente
il suo yetzer bara', il suo lato malvagio, che Tzippy avrebbe
dovuto ignorare. Ma la voce si divertiva a insinuare che forse
non si sarebbe mai sposata. Si divertiva a sfidarla. Cosa
sarebbe successo se avesse inveito contro sua madre in pubblico?
Se si fosse rifiutata di badare alle sorelle? Se avesse
insistito per andare a vivere per conto proprio, lontano da
Brooklyn? Quella voce la spaventava. Temeva di aprire la
bocca e lasciarla uscire. E anche se fosse riuscita a tenerla
dentro, forse gli altri ne avrebbero intuito la presenza. Anche
solo guardandola, avrebbero capito che provava sentimenti
diversi da quelli che avrebbe dovuto provare. Il solo
modo di far sparire quella voce era fidanzarsi. Di certo le
sue amiche che erano arrivate sane e salve al matrimonio
non sentivano voci del genere. Ma se non veniva tenuta a
freno, la voce prendeva il sopravvento. Quando un appuntamento
non andava bene o un'altra delle sue amiche si fidanzava,
Tzippy era tentata di mettere alla prova Dio. Se
non mi trovi un marito, manger questo biscotto senza dire
la preghiera, Lo minacci una volta Tzippy. Quando il
telefono non squill con una pronuba all'altro capo del filo,Tzippy mangi un pezzo di biscotto e attese che Dio la
fulminasse.
Non era finita l. Un giorno in cui aveva il pomeriggio libero,
Tzippy and da Lord & Taylor e girovag fra gli abiti
da sera. Lunghi e di satin, con applicazioni di perline e senza
maniche, trasparenti, corti, attillati, con spalline sottilissime
e lustrini, quegli abiti la attiravano. Pregando che nessuno la
vedesse, sgattaiol nello spogliatoio con un vestito nero senza
spalline. Davanti allo specchio, dapprima not soltanto l'assenza
delle maniche e del collo alto di prammatica; non riusciva
a capacitarsi di tutta quella pelle nuda. Ma continuando
a guardare, smise di vedere quello che mancava al vestito e cominci
a vedere quello che aveva lei. Tzippy era esile, arrivava
appena al metro e sessanta. I capelli castani erano folti, lisci
e lunghi. Di giorno portava gonne di jeans alla caviglia, di
notte pigiami a fiori. Ma con quel vestito sembrava una donna
adulta. Rimase sorpresa nel vedere quel corpo come se le
braccia lunghe e sottili da ballerina, la vita snella e i fianchi
stretti non fossero i suoi. Sotto la gonna alla caviglia e le maniche
lunghe che costituivano la sua uniforme, quelle parti rimanevano
nascoste non solo agli altri, ma anche a lei stessa.
Ci che vide le piacque. Avrebbe lasciato l il vestito, a patto
di poter portare a casa quell'immagine di s.
Quella voce, quelle sensazioni, le rovinavano il sonno.
Da quando Tzippy aveva silenziosamente compiuto ventidue
anni, la pressione era cresciuta in maniera esponenziale.
Quella notte, Tzippy non era l'unica a non dormire. Dassi,
la pi piccola delle sue sorelle, si svegli, assediata da incubi
di cani e mostri. Apparve sulla soglia di Tzippy con gli
occhi semichiusi.
Posso venire nel tuo letto? chiese.
Certo. Tzippy le fece posto e la prese fra le braccia.
La camera era minuscola, uno stanzino, ma Tzippy era
la maggiore e quindi l'aveva tutta per s. Non c'erano poster
di cantanti rock o di protagonisti delle soap opera. C'erano
invece una fotografia della Citt Vecchia di Gerusalemme
appesa al muro e una collezione di bambole di porcellana
in cima alla libreria. Una fila di ballerine scolorite
danzava in alto, vicino al soffitto. Il copriletto era rosa, in
tinta con le pareti. Erano due, le camere da letto che Tzippy
avrebbe occupato, quella dell'infanzia e quella del matrimonio.
Dato che la seconda avrebbe dovuto seguire immediatamente
la prima, n Tzippy n sua madre avevano ritenuto
necessario ridecorare la stanza.
Dassi riusciva a mettersi comoda dappertutto. Sapeva
trovare i punti soffici in cui rintanarsi. Mentre la bambina
si riaddormentava, Tzippy le accarezz i capelli e le sussurr
che andava tutto bene. Dassi le aveva messo un braccio
sopra l'addome, e Tzippy rischi di svegliarla facendo
scorrere le dita sulle guance infantili. Il suo bisogno di urlare
non si intonava con il respiro sommesso e regolare della
sorellina. Dassi, girandosi nel sonno, riport alla luce la
Tzippy gentile, servizievole e affettuosa che tutti conoscevano.
Ma Tzippy non riusciva ancora a dormire. Cerc di placare
la rabbia pensando all'appuntamento della sera seguente
con Yosef Schachter, che sua madre attendeva con trepidazione.
Sbagliava, si disse, a immaginare che Yosef avrebbe
chiacchierato di s per tutto il tempo, avrebbe dimenticato
il suo nome e poi sarebbe andato a dire alla pronuba che
Tzippy non faceva per lui. Forse sua madre aveva ragione.
Forse Yosef Schachter era Quello Giusto. Le avevano insegnato
che Dio era impegnato giorno e notte ad accoppiare le
persone. Tzippy credeva nel Dio che aveva portato Abramo
a Sara, che aveva unito Isacco e Rebecca, che aveva donato a
Giacobbe sia Rachele che Lia. Voleva credere che presto sarebbe
stata lei la sposa che scendeva lungo la navata, con il
volto nascosto dal tulle. Voleva chiudere gli occhi e lasciarsi
condurre verso il futuro che la attendeva.
Shayna Goldman non si stancava mai di andare ai matrimoni.
Adorava le cerimonie nuziali. Quando veniva a sapere
di un fidanzamento, aspettava che la busta color crema
scritta a mano comparisse nella buca delle lettere. L'attesa la
rendeva folle di desiderio. Il matrimonio Rosenbaum l'aveva
fatta penare parecchio. Aveva cercato di reprimere la sensazione
di disappunto che la prendeva alla bocca dello stomaco
quando sentiva che le sue amiche avevano ricevuto l'invito.
Era rimasta impassibile, temendo che notassero la sua
preoccupazione. Infine, quando l'invito arriv, prov pi sollievo
che piacere. Venire invitati era come sentirsi dire da
una voce consolatoria che si stava facendo tutto nel modo
giusto. Sped immediatamente un biglietto di conferma e appese
l'invito allo sportello del frigorifero.
Nella sala della cerimonia, i tavoli drappeggiati da tovaglie
erano coperti di graticci di verdure e vassoi di frutta. Gli
chef tagliavano pezzi di carne scarlatta a fettine sottili come
fogli di carta. Servivano verdure cinesi su piattini da cocktail
bianchi. Fiancheggiata da due bisnonne, quattro nonne
e due madri, la sposa entr nella sala come una regina alla cerimonia
di incoronazione. Le sorelle, vestite di satin lavanda,
erano in piedi dietro il trono di vimini bianco della sposa.
Shayna le guard, guard i fiori, il cibo. Sarebbe tornata
a casa sazia, senza bisogno di mangiare nulla. Si ferm fino
alla fine. Quando infine riusc ad allontanarsi, avvolse cinque
fette di torta in un tovagliolo e le infil nella borsetta
per portarle alle figlie.
A casa, mentre si toglieva trucco e vestito, il matrimonio le
sembr un sogno. L'appartamento era troppo silenzioso, troppo
vuoto. Suo marito, Herschel, non era tornato con lei. Al
termine della cerimonia, si era avvicinato per dirle che andava
al lavoro. Erano le undici, ma per lui la giornata era appena
agli inizi. Shayna prov a dormire, ma ogni volta che chiudeva
gli occhi sentiva di nuovo la musica dei Neshama, la band
di dieci elementi che aveva suonato al ricevimento. Un matrimonio
le danzava nella testa, impedendole di addormentarsi.
Malgrado la casa fosse buia, Shayna sapeva di non essere
l'unica ancora sveglia. Quando era entrata, aveva sentito
Tzippy agitarsi nella sua stanza. Tzippy aveva finto di non
essere infastidita dal fatto che i suoi genitori andassero a un
altro matrimonio. Fingeva di non preoccuparsi per il fatto
che stava rapidamente diventando l'ultima della sua classe a
fidanzarsi. Ma Shayna vedeva al di l della sua calma apparente.
Sapeva di non essere la sola in casa a rimanere sveglia
per la preoccupazione.
Scese dal letto e fece capolino in camera di Tzippy. Ho
pensato che volessi un po' di compagnia, disse.
Com'era il matrimonio? chiese Tzippy.
Carino. Come al solito, rispose Shayna, astenendosi,
per amore di Tzippy, da qualunque descrizione di vestiti, fiori
e dessert. Dassi  qui da tanto?
 venuta un'ora fa. Dice che la sua stanza le fa paura.
Non so proprio cosa si possa fare per lei.
Dassi apr gli occhi. Mi hai portato un regalino? chiese,
quando vide sua madre.
S, disse Shayna. Te lo dar domattina. Una fetta
di torta a testa.
Raccontami una storia, la esort Dassi.
Shayna si sedette sul letto. C'era una volta, esord,
come faceva sempre quando una delle figlie non riusciva ad
addormentarsi, una principessa giovane e bella di nome...
Tzippy, la interruppe Dassi.
S, prosegu Shayna, solo che quando comp diciott'anni,
tutti cominciarono a chiamarla con il suo vero nome,
Tziporah. E la principessa Tziporah era una brava ragazza,
che aiutava la madre e si prendeva cura delle sorelle. Era
gentile e dolce, e, guarda caso, stava cercando marito.
Come la nostra Tzippy, esclam Dassi.
Proprio cos. E come la nostra Tzippy, quella principessa
aveva la fortuna di avere una madre servizievole e accorta,
che mand a chiamare tutti i ragazzi disponibili da
tutte le migliori yeshivot del paese. Si presentarono davanti
al padre di Tziporah, il re, e ognuno tent di dimostrare di
essere l'uomo giusto per la principessa. Il primo disse che il
suo conto in banca era pieno di denaro e che le avrebbe comprato
gioielli meravigliosi. Il secondo disse che non aveva
soldi, ma conosceva l'intera Torah a memoria. Il terzo era
povero e ignorante, ma aveva un cuore d'oro, pieno d'amore
per Tziporah.
Di solito Dassi decideva quale dei tre avrebbe sposato la
principessa, e Shayna finiva la storia terminando con la perpetua
felicit della principessa nella sua bella casa piena di figli
riconoscenti e beneducati. Shayna e Tzippy guardarono
Dassi, in attesa che facesse la sua scelta. Ma Dassi dormiva
profondamente.
Posso riportarla nel suo letto, sussurr Shayna.
La sveglieresti, disse Tzippy. Va bene cos. Pu dormire
con me.
Sei sicura? Non voglio che tu stia scomoda.
Ho detto che va bene cos, scatt Tzippy.
Shayna la guard sorpresa. Non riusciva a capire gli improvvisi
scoppi di rabbia della sua dolce e arrendevole figlia.
Non sapendo cos'altro fare, Shayna alz le mani in segno di
resa e fece per andarsene.
Ma non lasciarmi in sospeso. Chi sposer? chiese
Tzippy.
Shayna torn a sedersi sul bordo del letto. Dimmelo tu.
E se per caso si accorgesse che a tutti manca qualcosa e
decidesse di non sposare nessuno?
Andiamo, Tzippy, protest Shayna. E comunque,
non ho finito. Stavo giusto arrivando al quarto ragazzo, che
aveva tutte quelle doti e altre ancora.
Davvero, disse Tzippy.
S, e guarda caso abita a Boro Park, passa met della
giornata a studiare e l'altra met a lavorare con i computer,
e si chiama Yosef Schachter.
Tzippy gir la faccia verso la parete.
Lascia che te lo dica, ho un buon presentimento, disse
Shayna. Credo proprio che potrebbe essere Quello Giusto.
Allora dimmi, sul serio, fece Tzippy. Com'era il matrimonio?
Sei sicura di volerlo sapere?
Mamma, non c' problema. Racconta.
Avevano i fiori pi meravigliosi che abbia mai visto, -
disse Shayna, e le raccont dei centrotavola elaborati e
dell'abito color lavanda delle damigelle e delle minuscole
perle cucite sul velo della sposa. Le disse chi conosceva fra
i cinquecento invitati, chi l'aveva salutata e chi no. Enumer
le postazioni per i piatti caldi del buffet e descrisse
ognuna delle torte multistrato sul tavolo dei dessert viennesi.
Magari, se ti sposerai in estate, potremmo fare tutto
color lavanda e...
Basta, disse Tzippy.
Mi hai chiesto tu di raccontartelo.
Ti ho chiesto di raccontarmi il matrimonio di Leah
Rosenbaum, non il mio.
Sto solo cercando di aiutarti, disse Shayna.
Scusa, disse Tzippy, vedendo l'espressione offesa sul
volto della madre. Non volevo. E hai ragione. Fare tutto
color lavanda  un'ottima idea.
Shayna le diede il bacio della buonanotte e si alz in piedi.
Sei una brava ragazza, Tzippy, disse. Toccher anche
a te. Ne sono sicura.
Quando infine si addorment, Tzippy non sogn ragazze
cattive che volevano urlare in pubblico e uccidere la madre
in privato, ma una principessa buona e gentile che sposava
tutti quanti i ragazzi della yeshiva. Compravano una bella casa
a Boro Park, avevano molti bambini e vivevano per sempre
felici e contenti.
Anche se non era atteso prima delle sette di sera, Yosef
Schachter riemp l'intera giornata successiva. Che aspetto
avr? si chiedevano le sorelle. Dove pensi che ti porter? -
domand Shayna. Yosef Schachter, Yosef Schachter, -
cantilenavano Dena e Dassi. Sei un vero Yosef Sciatto, -
provocava Zahava. Se non stai attento ti prendi un
Yosef Schiaffo, ammoniva Malky.
Si trovavano al pianterreno, in soggiorno. La stanza era
stata riammobiliata di recente, come avveniva in ogni casa
del quartiere non appena una figlia raggiungeva l'et da marito.
Quando Tzippy si era diplomata, le imperfezioni dell'arredamento
erano divenute evidenti. Shayna aveva visto
stoffe dai bordi lisi, graffi sul legno, chiazze sbiadite sulla
moquette. La casa, troppo piccola per sette persone, era la
met di una villetta bifamigliare. La moquette beige al piano
di sopra era ingiallita, e la vernice si screpolava intorno
all'intelaiatura delle porte. Shayna si era convinta che quelle
magagne si frapponessero tra Tzippy e il suo futuro marito.
Le avrebbero impedito di venire sistemata con gli uomini
migliori. La sola cosa da fare era aggiustare tutto il possibile,
e nascondere ci che non si poteva aggiustare. Adesso
nel soggiorno c'erano mobili di antiquariato in legno scuro.
I divani erano classici, con la fodera beige rivestita di plastica
per proteggerla da mani appiccicose. I desideri di Shayna
si erano trasformati in tappezzeria, i suoi sogni si erano incarnati
nei disegni del broccato.
Il soggiorno era anche l'unica stanza dotata di aria condizionata.
Le estati di Brooklyn erano torride, e chi poteva si
trasferiva negli agglomerati di villette dei Villaggi Vacanza sulle
Catskills, dove i bambini giocavano, le mamme facevano
shopping e i pap raggiungevano la famiglia per il Shabbos. I
Goldman non andavano in villeggiatura. Malky, Dena e Dassi
frequentavano il campo estivo della scuola superiore Beis
Yaakov, in citt, dove invece del nuoto e del tiro con l'arco
imparavano le arti applicate e facevano gite in pizzeria. Zahava
era una delle coordinatrici del campo, e si lamentava amaramente
di quel lavoro faticoso. Se avesse potuto fare a modo
suo, sarebbe rimasta sdraiata sul divano mentre le sorelle
si prendevano cura di lei.
Quando le ragazze rientrarono dal campo, mancavano ancora
cinque ore all'appuntamento con Yosef Schachter. Non
sapevano cosa fare. L'unico televisore della casa era nascosto
in camera di Shayna, e non avevano il permesso di accenderlo.
In teoria non avrebbero dovuto nemmeno sapere
che c'era, poich la sua presenza rappresentava un inaccettabile
collegamento con il mondo esterno. Era stato introdotto
in casa molto tempo prima, nascosto nella scatola di un
condizionatore per non farlo vedere ai vicini, che avevano
fatto tutti la stessa cosa. Invece di guardare la TV, le ragazze
giocavano con la Barbie che per era stata ribattezzata
Frayda Baila, mentre Ken si chiamava Avraham Dovid. Le
due bambole si scambiavano occhiate proibite nella sinagoga
e uscivano insieme per uno shidduch. Se solo fosse esistito
un Atrio d'Albergo di Barbie in plastica rosa, al posto della
Piscina Malibu. E per uscire, invece dell'auto sportiva rosa,
Barbie aveva una Lincoln Town Car come quella di pap.
Le ragazze vestivano la bambola con abiti a volte modesti, a
volte trasparenti. A volte Frayda Baila preparava la cena del
Shabbos per Avraham Dovid. Altre volte si toglieva i vestiti
e si sdraiava sopra di lui.
Cosa state facendo? le richiamava Tzippy.
Niente, dicevano, mentre Frayda Baila veniva allontanata
da Avraham Dovid e le due bambole venivano rivestite.
Shayna ferveva di attivit. Si era alzata alle sei e aveva
preparato la cena del Shabbos per la famiglia e undici ospiti.
Aveva messo a lievitare l'impasto per il pane del Sabato, che
pi tardi avrebbe modellato a forma di treccia. Aveva vestito
le figlie come se si trovassero in una catena di montaggio.
Aveva spazzolato capelli, preparato colazioni e impacchettato
pranzi. Quando finalmente le ragazze erano uscite, Shayna
aveva pregato, pulito e fatto la spesa. Poi era rientrata e
aveva preparato tre torte, una per il Shabbos, una per un'amica
la cui figlia si era appena fidanzata, e un'altra per una
vicina a cui era morta la madre. Adesso, con l'avvicinarsi dell'ora
dell'appuntamento, le speranze per Tzippy la riempirono
di ulteriore energia. Ripul gli armadi e lucid l'argenteria.
Sal su una scala a pioli per spolverare il lampadario di
cristallo.
Credi che gli importi qualcosa del lampadario? chiese
Tzippy.
Shayna non aveva mai visto la casa di Yosef Schachter,
ma era sicura che fosse eternamente pulita. I lampadari non
si impolveravano mai. I divani non erano ricoperti da fodere
di plastica. Se si macchiavano, venivano semplicemente
sostituiti. Ma per Shayna le cose non erano altrettanto facili.Tenere in ordine la casa era una battaglia quotidiana. E
accasare la figlia stava diventando, se non una guerra, quantomeno
un'operazione militare.
L'appuntamento con Yosef Schachter era stato combinato
tramite un elaborato giro di contatti, trasmessi da amicizie
e parentele di primo, secondo e terzo grado. Shayna aveva
sempre guardato con desiderio alla famiglia Schachter.
Reuben Schachter era il direttore generale della sezione kosher
della Orthodox Coalition. Shoshana Schachter aveva un
guardaroba perfetto e figli perfetti. Le sue maniere erano irreprensibili
come il suo aspetto. Visto che non poteva essere
Shoshana Schachter, Shayna si sarebbe accontentata di
diventare sua parente. Da quando Tzippy aveva cominciato
ad andare agli appuntamenti, Shayna non aveva mai smesso
di pensare a Yosef Schachter. Quel nome le veniva in mente
ogni volta che Tzippy tornava da un appuntamento fallito.
E poi, senza alcuna insistenza da parte sua, le amiche avevano
cominciato a suggerire il combino. Che coincidenza, -
aveva strillato Shayna, raggiante. Qualcun altro mi ha gi
parlato di lui per la mia Tzippy. Shayna la interpret come
la prova che Dio esisteva e viveva nel suo mondo. La Sua mano
era pronta ad aiutare coloro che sapevano vederla.
Ma in quel caso, Shayna non aveva solo Dio su cui fare affidamento.
Yosef Schachter era universalmente riconosciuto
come un ragazzo eccellente. Il gioiello di Brooklyn, sosteneva
Shayna. Oltre ad appartenere a una famiglia impeccabile,
Yosef passava met della giornata a studiare e l'altra met a
lavorare. Uno studioso e un lavoratore, trill Shayna quando
ottenne quell'informazione. Ogni volta che telefonava alla sua
amica che poi telefonava alla zia di Yosef che a sua volta telefonava
alla madre, le veniva riferito che Yosef aveva appena
cominciato a uscire con una ragazza. Shayna riprovava tre
settimane dopo, e scopriva che Yosef aveva rotto con quella
ragazza ma stava uscendo con un'altra. Le ci vollero pazienza
e perseveranza, ma alla fine Shayna riusc ad attivare la sua
rete di contatti al momento giusto, tra una ragazza e l'altra.
Mamma, smettila di pulire, disse Tzippy. Mi innervosisco
solo a guardarti.
Allora non guardarmi.
Non controller gli armadi, te lo prometto.
Armadi, armadi, cantilenarono le ragazze. Yosef
Schachter, Yosef Sciatto.
Forse c' gente che non deve preoccuparsi degli armadi.
Ma io non intendo fornire alcun motivo per parlar male
di me, disse Shayna, lasciando la stanza.
E se non mi andasse di uscire con lui? chiese Tzippy.
Shayna, in cucina, aveva cominciato a pulire il frigorifero.
Non se ne parla neanche, grid.
Shayna non voleva parlare del frigorifero, che per quanto
lo si pulisse rimaneva vecchio. Non voleva pensare alle riviste
di arredamento che le facevano sognare una fata madrina
che materializzasse elettrodomestici di acciaio inossidabile
con la bacchetta magica. Non voleva parlare del fatto
di essere l'unica fra le sue amiche a non averli. Pi puliva, e
pi le riusciva facile non pensare. Fiss la spugna e si dedic
all'impresa di creare una superficie immacolata.
Shayna non capiva cosa avesse sua figlia. A quanto pareva,
Tzippy avrebbe imparato a proprie spese che quelle cose
avevano importanza. In quel quartiere, non era solo Dio a vedere
tutto. Il quartiere aveva occhi sempre aperti, sempre all'erta.
Ci la rendeva guardinga. Un tempo, Shayna Goldman
si chiamava Susan Cantor. Era cresciuta a Rochester,
lontana dal nucleo ortodosso in cui viveva attualmente. I suoi
genitori erano superstiti dell'Olocausto che si erano allontanati
dalla religione. Il padre era morto quando lei era piccola,
e la madre era spesso troppo malata o troppo triste per alzarsi
dal letto. In cerca di qualcosa che non sapeva definire,
un sabato mattina era entrata in una sinagoga ortodossa. Era
una piccola congregazione di persone anziane, che si erano
entusiasmate nel vedere una faccia giovane. Dopo la funzione,
si erano radunate intorno a lei e l'avevano trattata come
una nipote perduta da molto tempo.
Shayna era tornata alla sinagoga tutte le settimane. Pranzava
a casa del rabbino e sentiva parlare di Shabbos e kosher.
Si stupiva di ogni nuovo rito. C'era una preghiera da recitare
ogni volta che si usciva dal bagno. I piatti dovevano venire
immersi nel bagno rituale prima di essere usati. Shayna
sbirciava dentro il mondo ortodosso come se fosse una casa
di bambola, arredata e decorata senza trascurare alcun dettaglio.
Quando Shayna cominci a pensare al college, la moglie
del rabbino la fece sedere e le parl dello Stern College
di New York. Era una scuola ortodossa, dove le ragazze studiavano
materie sia secolari che religiose. Shayna si era stupita
che esistesse un posto del genere, e aveva capito che l
avrebbe potuto ricominciare da capo e diventare una persona
diversa.
Fra le sue figlie, solo Tzippy sapeva che Shayna non era
cresciuta in una famiglia ortodossa. Shayna era rimasta subito
incinta di Tzippy, ma poi erano passati anni prima che
rimanesse incinta di nuovo. Shayna credeva che ogni cosa,
compreso quell'intervallo indesiderato tra una figlia e l'altra,
succedesse per un motivo ben preciso. Dio poteva anche risiedere
in cielo, ma lavorava in questo mondo. Tutto ci che
accadeva guerre e incidenti d'auto, stomaci sottosopra e
svendite al supermercato era la volont di Dio. Era Lui che
le faceva dimenticare le chiavi. Che la faceva inciampare.
Che le faceva smagliare le calze. In questo mondo, dove era
normale avere un figlio ogni uno o due anni, Shayna aveva
interpretato la difficolt a rimanere incinta come una punizione
per il proprio passato irreligioso, la pubblica dimostrazione
del fatto che non era ci che sembrava.
Ma Shayna anelava a una famiglia numerosa e vivace come
quelle che vedeva intorno a s, ed era pronta a lottare per
averla nel solo modo che conosceva: con la preghiera. Shayna
aveva imparato a pregare. Per lei, Dio non era un concetto
remoto, un essere distante. Shayna pregava come se Dio fosse
un amico intimo. Chiudeva fuori il mondo ed elencava desideri
e preoccupazioni, senza tralasciare nulla. Era sicura
che Lui fosse lass, in ascolto, pronto a valutare le sue richieste.
Se solo fosse riuscita a pregare con pi sentimento,
con maggiore concentrazione, avrebbe potuto placarLo. Dopo
anni passati a pregare ogni giorno, a fior di labbra, dondolandosi
piena di dolore e speranza, ce l'aveva fatta. L'aveva
convinto.
Le bambine erano nate a pochi anni di distanza l'una dall'altra.
Ogni volta che ricominciava a temere di non avere pi
figli, Shayna rimaneva di nuovo incinta. Quando le bambine
pi piccole furono abbastanza cresciute per capire, Shayna
non ebbe pi bisogno di dire che non aveva avuto un'infanzia
religiosa. Sua madre era morta poco dopo il matrimonio.
Non c'erano parenti che andassero a trovarli durante il Shabbos,
n amici con cucine non-kosher dove Shayna dovesse portarsi
dietro il cibo da servire alle bambine su piatti di carta.
Visto che nulla poteva tradirla, sperava di isolarsi dal proprio
passato in modo che nessuno ne venisse a conoscenza.
C'era quasi riuscita. Si vestiva come le altre donne del quartiere,
con gonna lunga e maniche lunghe, e i capelli sempre
coperti da un cappello o da una parrucca. Aveva acquisito un
leggero accento di Brooklyn, e disseminava i suoi discorsi di
parole in ebraico e yiddish. La sua casa poteva venire scambiata
per una qualsiasi altra casa ortodossa dell'isolato. Gli
scaffali erano pieni di libri in ebraico. La vetrinetta conteneva
lucide menoroth accanto a coppe d'argento per il kiddush e
a scatoline per le spezie a forma di mulino, carrozza e castello
imbandierato. Shayna conosceva tutti i retroscena della comunit.
Se qualcuno aveva bisogno di candelieri d'argento,
Shayna sapeva snocciolare i tre posti migliori dove trovarli.
Sapeva chi fabbricava cappelli intonati ai vestiti, chi costruiva
librerie su misura abbastanza grandi da contenere gli enormi
volumi del Talmud.
Ma per quanto ci provasse, Shayna si sentiva ancora nuova
a quel mondo. Era ortodossa da pi di venticinque anni,
ma temeva sempre di fare qualcosa di sbagliato. Di riscaldare
il cibo del Shabbos in modo improprio. Di non capire una
frase in ebraico che tutti gli altri capivano. Allora i suoi vicini
avrebbero guardato dentro di lei e avrebbero visto il suo
passato. Le avrebbero tolto il cappello, la gonna lunga e le
calze e l'avrebbero smascherata. Avrebbero potuto scavare
fino allo strato pi intimo e profondo e trovare la ragazzina
sola e ignorante.
Ora il suo passato la rendeva ancora pi nervosa. Trovare
un marito per Tzippy era la prova definitiva della sua appartenenza.
Quando si trattava di appuntamenti, gli occhi
vigili diventavano pi attenti. Una madre dall'infanzia non
ortodossa avrebbe ostacolato le figlie nella ricerca di un marito.
Colpe molto meno gravi di questa venivano scoperte tramite
una rete di spie che operava nelle corsie del Kosher-
Mart. Cos, se tutti smettevano di frequentare un ristorante
considerato meno kosher del dovuto, Shayna faceva lo stesso.
Se tutti usavano solo tovaglie bianche per il Shabbos,
Shayna faceva lo stesso. Se doveva vantarsi a dismisura e
spargere la voce che Herschel era pronto a mantenere un genero
che studiava nella yeshiva, Shayna non ci pensava due
volte. Si narrava di diciottenni che prendevano il Valium
quando cominciavano a uscire con i ragazzi, ma le cose stavano
cos, e Shayna non si sarebbe certo messa a discutere e
contestare, lasciando che questo ricadesse sulle figlie.
Infine arriv il momento di vestirsi. Tzippy aveva trascorso
l'intera giornata sperando che le sette non arrivassero
mai. Zahava si stava laccando le unghie di rosso, anche se
sua madre le aveva proibito di uscire di casa conciata in quel
modo. Dena, Malky e Dassi avevano messo via le bambole e
stavano giocando al matrimonio. Malky si era messa in testa
una tovaglia di pizzo bianco, piegandola in modo da nascondere
le macchie di vino, e obbligava Dena e Dassi a recitare
a turno la parte dello sposo.
Tu mettiti qui, ordin Malky a Dena. E tu qui, disse
a Dassi. Adesso cantate, mentre io scendo lungo la navata.
Attravers la stanza di Tzippy, stringendo fra le mani un
bouquet immaginario. Si ferm per impartire ulteriori istruzioni.
Cantate pi forte. E tu, disse, tirando Dassi verso
di s, devi reggermi lo strascico.
Tocca a me fare la sposa, strillarono Dena e Dassi.
Non ancora, disse Malky. Prima dobbiamo giocare
a marito e moglie.
La sposa scomparve nella camera da letto dei genitori, e
usc con un cappello di Shayna in testa e un cuscino infilato
sotto la camicia per fingere una gravidanza. Adesso vi racconto
cosa preparo per cena. E quando ho finito dovete dirmi
cosa preparate voi.
Dena si scagli contro Malky e le strapp via il cappello.
Dassi le sfil il cuscino da sotto la camicia e la prese a cuscinate.
Andarono a sbattere contro Tzippy, che si spazzolava
i capelli davanti allo specchio.
Ragazze, disse Tzippy. Se continuate a distrarmi
far tardi.
Come sei carina, disse Malky.
Lo ami? chiese Dassi.
Se fossi in lui, ti sposerei senz'altro, disse Dena.
Tzippy pos la spazzola, desiderando di poter restare a casa
con le sorelle. Desider di avere ancora l'et in cui i veli
erano tovaglie e il matrimonio un gioco da fare quando ci si
annoiava. Strinse a s Dassi e Dena, aprendo le braccia per
raggiungere Malky, che si era legata la tovaglia di pizzo intorno
al collo a mo' di mantello e fingeva di volare intorno
alla stanza come Supersposa.
Il campanello suon, e quattro paia di occhi sbirciarono
da dietro la porta. Le sorelle avevano visto passare tutti i ragazzi.
Seguivano le tracce dei loro preferiti e scommettevano
sulle probabilit di un secondo appuntamento. Piangevano
quando Tzippy tornava a casa e dichiarava il ragazzo
irrimediabilmente inadeguato. Piangevano ancora di pi
quando un ragazzo riferiva alla pronuba di non essere interessato
a Tzippy. Qualche volta desideravano di poterla accompagnare.
Immaginavano di viaggiare sul sedile anteriore
dell'auto e ricevere proposte di matrimonio. A volte speravano
che la madre riuscisse ad accasare Tzippy, cos avrebbero
potuto comprare vestiti nuovi pieni di pizzi per il matrimonio.
Altre volte volevano stringersi a Tzippy e tenersela
accanto per sempre.
Tzippy, cara, chiam Shayna. Sorrise a Yosef Schachter
e lo invit a sedersi. Tir fuori un piatto di biscotti e gli
offr un bicchiere di succo d'arancia.
A mio marito dispiacer di non averti incontrato, disse.
Di solito, Malky, Dena e Dassi venivano spedite a letto non
appena suonava il campanello. Ma Shayna era cos nervosa per
l'assenza di Herschel che si era dimenticata di scacciarle dalla
stanza. In cambio di quella dilazione inaspettata, le ragazze
decisero di non menzionare il fatto che appena dieci minuti
prima la madre stava lasciando messaggi urgenti al padre per
ricordargli l'appuntamento. Zahava and di sopra, disinteressandosi
di Tzippy. Ma le altre sorelle si accomodarono sul divano,
vicino a Yosef Schachter, per guardarlo bene.
Le ragazze sapevano che, quando si trattava di appuntamenti,
la prima impressione era spesso sbagliata. Sapevano
che una ragazza poteva farsi la reputazione di essere troppo
esigente. Sapevano che al decimo appuntamento si presumeva
che l'esito fosse ormai chiaro, per un verso o per l'altro.
Sapevano che il ragazzo veniva giudicato sulla base della
yeshiva che frequentava e della famiglia di provenienza.
Sapevano che una ragazza doveva essere magra se voleva trovare
marito. Sapevano anche che era concesso ingrassare dopo
il matrimonio. Sapevano che una volta la madre aveva sussurrato
che sarebbe morta se Tzippy fosse stata l'ultima della
sua classe a sposarsi. Sapevano che aveva fatto una marea
di telefonate per portare Yosef Schachter a casa loro.
E ora eccolo qui. Dassi ridacchi e Dena le tir una gomitata
nello stomaco. Yosef le guard sorridendo e chiese
che classe frequentassero. Si ricordava i loro nomi dopo averli
sentiti una volta sola. Quando porse loro un biscotto, le ragazze
decisero. Era l'uomo giusto per Tzippy.
Tzippy, cara, chiam di nuovo Shayna.
Tzippy scese le scale arrossendo. La madre e le sorelle erano
assiepate intorno al suo cavaliere, e Tzippy desider che
la serata fosse gi finita. Yosef Schachter le salut con un cenno
della mano, e Shayna sent l'impulso di sussurrargli all'orecchio
Tzippy  una brava ragazza, ma si trattenne. Come
se avesse indovinato il desiderio della madre, Tzippy usc
di corsa insieme al ragazzo, con l'aria di dirigersi verso il patibolo
invece che verso l'atrio del Brooklyn Marriott Hotel.
Nel corso del suo quarantaduesimo appuntamento, Tzippy
lasci cadere una fettina di limone dentro il bicchiere di Diet
Coke e le sembr di annegare. Un atrio d'albergo era la cornice
usuale per la prima uscita, perch il ragazzo non era tenuto
a offrire la cena prima di essere sicuro che ci fossero le
potenzialit per un matrimonio. Sedevano a un piccolo tavolo
da cocktail, una coppia fra le altre, e non dicevano una
parola. Fin da piccola le avevano insegnato a non parlare con
i ragazzi, a non guardarli, a non pensare a loro. E adesso che
sedeva davanti a un ragazzo, che cosa doveva dirgli?
Tzippy osserv le altre coppie alle spalle di Yosef. Riusciva
a indovinare chi era al primo appuntamento e chi al
secondo. Invidiava i veterani che erano arrivati al terzo.
Odiava le ragazze che parlavano e ridevano e sembravano a
proprio agio, sedute davanti a uno sconosciuto che forse
avrebbero sposato. Per lei le cose non andavano mai in quel
modo. Era uscita con ragazzi che non smettevano mai di
parlare. Sta zitto, avrebbe voluto urlare. Chiudi quella bocca.
Era uscita con ragazzi che seguivano parola per parola
gli argomenti di conversazione suggeriti dai manuali religiosi.
L'avevano chiamata Rivky invece di Tzippy. E comunque,
quando riferiva alla madre ogni orribile dettaglio,
ci che contava non era se il ragazzo le fosse piaciuto, ma
solo se al ragazzo fosse piaciuta lei.
Aveva chiesto alle sue amiche come si sentissero quando
uscivano con un ragazzo. Era forse la sola a sentirsi sospesa
nel tempo? La sola ad aver voglia di scappare? Le amiche,
per tutta risposta, facevano confronti su chi andava nei posti
pi eleganti. Parlavano di ragazzi che venivano chiamati
per nome nei bar degli alberghi che frequentavano, che arrivavano
in aereo da fuori citt e avevano appuntamenti prenotati
a intervalli di due ore. Confrontavano le proposte migliori.
Raccontavano storie di cacce al tesoro in cui l'indizio
finale portava a un anello. Le proposte venivano comunicate
su tabelloni segnapunti, infilate dentro biscotti della fortuna,
trasmesse sul maxischermo di Times Square. Tutte conoscevano
la storia del falso rapimento di Esther Tuckman.
L'ignara futura sposa era stata presa in ostaggio e spaventata
a morte, finch il rapitore non si era tolto la maschera, porgendole
una scatoletta di velluto. Ma quando esci con un
ragazzo, non pensi mai di fare qualche follia? chiedeva
Tzippy alle amiche. La conversazione si interrompeva. Tipo,
le domandavano, dire che vorresti cambiare ristorante?
All'inizio le era sembrato facile. Dopotutto si trattava solo di valutare la compatibilit di fondo. Durante le uscite, alle
ragazze era concesso ridere e divertirsi. Ma l'obiettivo principale
era scoprire se ci fossero le potenzialit per un matrimonio.
Vorresti vivere a New York o in Israele? chiedevano.
Terresti un televisore in casa? Vai al cinema? I s venivano
messi a confronto con i no, allo scopo di decidere se il ragazzo
seduto dall'altra parte del tavolo fosse Quello Giusto.
I rabbini assicuravano che quel metodo per accasarsi era
molto migliore di quello usato nel mondo esterno. L fuori,
la gente dava consigli su quale college, e ormai persino su quale
asilo, frequentare. Tutti avevano un consulente finanziario
e un allenatore personale. Nessuno si sarebbe sognato di
comprare un divano nuovo, Dio non voglia, senza consultare
l'arredatore. Ma quando si trattava del matrimonio, la decisione
pi importante di tutte, si basavano unicamente sui
propri sentimenti. Per sostenere le proprie argomentazioni,
i rabbini citavano il tasso nazionale di divorzi. Vedete, dicevano,
anche un periodo di convivenza preliminare non  una
garanzia per la buona riuscita del matrimonio. Le ragazze e
i ragazzi religiosi si fidavano dei genitori. Sapevano che la
vera felicit si basava su valori condivisi, e non su fugaci sentimenti
di amore e attrazione. I genitori avevano fatto un
matrimonio combinato, cos come i nonni e i bisnonni. L'amore
era venuto in seguito, come conseguenza della vicinanza,
della creazione di una famiglia e del duro lavoro.
Israele, stava dicendo Yosef Schachter. Ho passato
tre anni in una yeshiva laggi, e mi  piaciuto moltissimo.
Quella frase la riport al presente. Tzippy non era mai stata
in Israele. Parecchie sue compagne quelle che non erano
in procinto di fidanzarsi avevano frequentato un anno
di seminario in Israele dopo le superiori. Tzippy avrebbe voluto
imitarle. Le piaceva l'idea di restare lontana per un anno
intero. Non puoi lasciarmi, aveva risposto sua madre
quando Tzippy aveva affrontato l'argomento. Cosa farei
senza di te? Le ragazze non ti riconosceranno pi, se andrai
via per un anno intero Con l'assillo di quelle parole, Tzippy
aveva soffocato il desiderio di partire.
Cosa ti  piaciuto di quell'esperienza? chiese Tzippy.
Yosef Schachter si agit. Non solo lo studio. Non che
non mi piaccia la yeshiva che frequento qui. Non che non mi
piaccia stare vicino alla mia famiglia. Usava una ridda di
doppie negazioni, per non dire nulla che in seguito potesse
venire usato contro di lui. Parlava con esitazione, come se
l'argomento fosse troppo personale per discuterne durante
un appuntamento. Ma la yeshiva sorgeva in mezzo al nulla,
e ogni tanto, quando nessuno mi vedeva, uscivo e cominciavo
a correre pi forte che potevo, cos, per gioco. Andavo
avanti finch non ero cos esausto da sentirmi male. Ma
ormai ero arrivato lontanissimo, e c'era un gran silenzio, e
potevo sentirmi davvero me stesso.
Era permesso? chiese Tzippy, con una voce amara che
gettava fuori dalla finestra tutto ci che Yosef aveva sentito
dire sulla dolce Tzippy Goldman.
Yosef rise nervosamente. Non lo so, rispose.
Allora rise anche Tzippy, e per la prima volta si guardarono
negli occhi e sorrisero. Tzippy si sorprese a pensare a
lui non pi come Yosef Schachter, ma soltanto come Yosef.
Era simpatico, in effetti. Non si dava arie; non la faceva sentire
a un colloquio di lavoro. Se non fosse stata cos estenuata
dalle pressioni della madre, forse Tzippy avrebbe voluto rivederlo.
Ma negli ultimi mesi non aveva sentito parlare d'altro
che di Yosef Schachter. Era stanca di lui ancora prima di
incontrarlo. Ogni volta che la madre le aveva passato una
nuova informazione, Tzippy aveva sentito ridursi le sue possibilit
di scelta. A causa dell'amore di sua madre per Yosef,
Tzippy si sentiva sposata e con una casa piena di bambini ancora
prima di aver terminato la conversazione.
Di fronte all'intensit dei desideri materni, Tzippy non
sapeva bene cosa volesse per s. Ma qualunque cosa fosse,
l'avrebbe trovata da sola. Minuscoli, fuggevoli frammenti di
Tzippy salirono a galla e rifiutarono di comportarsi bene. Immagin
di alzarsi in piedi e prendere per mano le ragazze sedute
intorno a lei. Sulle prime avrebbero protestato, sorprese
da quella violazione del cerimoniale dell'appuntamento.
Ma poi avrebbero visto l'espressione ribelle sul suo volto, e
avrebbero cominciato a sentirsi come lei. Qualcosa si sarebbe
scatenato dentro di loro, il bisogno di dimenticare chi e
dove fossero. La soave musica di sottofondo sarebbe cresciuta
di volume, e le ragazze avrebbero danzato con Tzippy intorno
alla sala, fra i tavoli accostati e sopra il banco del bar. Lunghe
gambe aggraziate sarebbero spuntate da sotto le gonne.
Poi Tzippy avrebbe baciato Yosef Schachter sulla bocca. Tutte
quante avrebbero schioccato un bacio sulle labbra dei loro
cavalieri e si sarebbero precipitate fuori dalla sala. Arrivata
a casa, Tzippy si sarebbe chiusa in camera. Quando la
madre e le amiche si fossero radunate davanti alla porta per
chiederle una spiegazione, l'unica finestra della camera si sarebbe
spalancata e Tzippy sarebbe saltata gi. Si sarebbe trasformata
in un uccello e sarebbe volata via.
Mentre si abbandonava a grandi sogni di satin bianco,
Shayna sent girare la chiave nella serratura e corse alla porta,
pensando che fosse Tzippy, magari una Tzippy raggiante
per il buon esito dell'appuntamento. Invece era Herschel,
con tre ore di ritardo e senza scuse. Fece il suo ingresso cercando
di non mostrarsi troppo eccitato. Herschel era tutto
un tintinnio. Portava il cellulare agganciato a una tasca e il
cercapersone all'altra. Al passante della cintura teneva appeso
un portachiavi da cui penzolavano le chiavi di casa e
della macchina, le chiavi di edifici in cui non lavorava pi,
di appartamenti in cui non viveva pi, di macchine che non
possedeva pi. Conservava chiavi smarrite che aveva trovato
in giro per casa, duplicati di chiavi che non aprivano
nulla.
Ci siamo, esclam. Per tutti questi anni ho continuato
a dire che era solo una questione di tempo. E ora il momento
 arrivato.
Ti aspetto da ore, lo interruppe Shayna.
Quando Herschel la guard senza capire, Shayna gli rinfresc
la memoria. Tzippy  uscita con Yosef Schachter,
disse. Herschel la guard come se sentisse quel nome per
la prima volta. Yosef Schachter? Il ragazzo di cui parlo
ininterrottamente da una settimana? Quello che mi sembra
davvero il Tipo Giusto?
Shayna si sedette sul divano, e Herschel la raggiunse.
Shayna, ascoltami. Non ti chiedo altro. Almeno capirai perch
sono cos esaltato.
Con le amiche, Shayna si stampava un sorriso sulla faccia
e diceva che il marito si occupava di cibo kosher. Era il modo
migliore per spiegare il suo irrefrenabile spirito d'iniziativa.
Ma le sarebbe piaciuto che avesse un lavoro pi prestigioso.
Se proprio doveva occuparsi di cibo kosher, avrebbe
potuto almeno lavorare nella sezione kosher della Orthodox
Coalition, insieme a Reuben Schachter. Quel lavoro, quei
contatti, avrebbero consolidato la loro posizione sociale.
Herschel, invece, aveva ereditato dal padre una piccola impresa
di catering. Aveva cambiato il nome da Kosher Kitchen a
Kosher Ventures e stava cercando di espanderla, sempre sul
punto di fare il colpo grosso. Ma qualche impiccio ostacolava
immancabilmente il realizzarsi del suo sogno. Un contratto
non andava in porto all'ultimo momento. C'erano inattese
disposizioni del ministero della Sanit riguardo alla spedizione
di pizze all'estero. Il procedimento per la liofilizzazione
non era semplice come credeva. Ma nulla poteva fermarlo.
Nel momento in cui un'idea falliva, Herschel era gi passato
alla successiva. La sua vita era un continuo succedersi
di futuri. Herschel vedeva soltanto il domani e le sue potenzialit.
Verdure idroponiche surgelate, annunci Herschel.
Prodotte appositamente per il consumatore kosher.
Si era rimesso in piedi, e Shayna si appoggi allo schienale
del divano e alz gli occhi su di lui. Aveva i capelli scuri
e la barba nera, corta e ben curata. Portava una camicia
bianca perfettamente stirata. Nonostante fosse pi basso di
quanto Shayna avrebbe desiderato, da quella prospettiva il
suo corpo incombeva su di lei. Le stava mostrando il business
plan per una nuova linea di verdure surgelate. Aveva
due soci, tre potenziali investitori e una lettera di approvazione
firmata da un rabbino.
 un mercato di nicchia. Pensaci. Puoi comprare broccoli
freschi e passare ore a eliminare gli insetti. Oppure
puoi comprare i nostri. Privi di insetti al cento per cento.
Garantiti.
La preoccupazione per gli insetti nella verdura era l'ultima
norma restrittiva della comunit. Alcune verdure, un tempo
ritenute kosher, non venivano pi considerate tali. Nelle
infiorescenze dei broccoli, nelle foglie di spinaci, cavoli e lattuga,
si celavano minuscoli insetti. Tali insetti non erano soltanto
indesiderabili, ma anche non-kosher. Lieta di avere una
nuova restrizione per dimostrare la propria religiosit, la gente
smetteva di mangiare quelle verdure se non aveva la garanzia
che fossero prive di insetti. Oppure le metteva a bagno
per controllarle. Guardava gli spinaci in controluce ed
esaminava le foglie di cavolo dopo averle deposte su un tovagliolo
di carta. Installava tavoli con luci fluorescenti nelle
cucine rinnovate.
Pensaci, Shayna. Hai cinque figlie. Quanti chili di verdure
surgelate controlli ogni settimana?
Shayna non disse nulla.
Andiamo. Prova a indovinare. Quanti, secondo te?
Non lo so, Herschel. Dimmelo tu.
Diciamo pi o meno dieci chili la settimana. E quanti
ebrei ortodossi ci sono, secondo te, solo nei tre stati di New
York, New Jersey e Connecticut? Herschel non attese la
risposta. Che tu ci creda o no, l fuori c' una ditta di verdure
surgelate che aspetta un compratore. Ora fai i conti. Se
ci rivolgessimo al consumatore kosher, come minimo triplicheremmo
il giro d'affari.
L'idea gli sembrava gi realizzata. Il prodotto finale era
gi stipato nei freezer, trasformato in timballi e kugel. Ma
Shayna vedeva innanzitutto i problemi. Herschel che viaggiava
per incontrare gli investitori, mentre lei rimaneva a casa
a preoccuparsi per il denaro promesso che non arrivava
mai. Pensava a ci che avevano gli altri e di cui anche le sue
cinque figlie avevano bisogno. Temendo che Herschel l'avrebbe
messa in imbarazzo, Shayna era sempre sul punto di
arrendersi e dichiarare che ne aveva abbastanza.
Ma Herschel sentiva arrivare quel momento. E allora tornava
a casa con le braccia cariche di contenitori di cartone e
dichiarava aperta la serata della pizza. Si frugava nelle tasche
e tirava fuori un regalo per ognuna delle bambine. Baciava
la moglie e le porgeva una scatoletta di velluto, con dentro
proprio il gioiello che Shayna aveva visto indosso a un'altra
e desiderato per s. La colmava di promesse, e Shayna ascoltava.
Una parte di lei cercava di dire no, mentre tutto il resto
si raddolciva. Lo seguiva sempre nei suoi sogni, che erano
abbastanza grandi per due.
Se l'idea funziona, faremo una fortuna. Diventeremo
famosi.
Le diceva che le bambine avrebbero avuto tutto ci che
desideravano. Finch erano ancora piccole, le avrebbe inondate
di giocattoli, vestiti e bambole. Quando fossero cresciute,
non ci sarebbe stato abbastanza tempo per rispondere
alle telefonate di tutti quelli che volevano accasarle con i
loro figli. Shayna avrebbe potuto rimodernare la cucina e poi
rimodernarla ancora l'anno dopo, se avesse voluto. Avrebbe
potuto vivere in un perenne stato di rinnovamento. Herschel
sarebbe stato chiamato a far parte del comitato direttivo di
ogni organizzazione ebraica di Brooklyn. La sua foto sarebbe
apparsa sul Jewish Press. Quando qualcuno avesse nominato
Herschel Goldman, tutti avrebbero saputo di chi si
trattava. Il suo nome avrebbe aperto qualunque porta.
Forse, disse Shayna.
Non  solo forse, lo sai, Shayna. Ci credi anche tu.
Ma se non funziona, promettimi che sar l'ultima volta.
Farai qualcos'altro. Ti troverai un lavoro vero.
Herschel la abbracci cos forte da mozzarle il fiato. Credimi,
disse. Non sar necessario.
La chiave gir di nuovo nella serratura. La porta venne
aperta e richiusa con forza.
Allora, com' andata? grid Shayna.
Tzippy, devo dirti una cosa, grid Herschel. Sono
sicuro che ti piacer.
Tzippy entr in soggiorno con il volto in fiamme. Voglio
andare in Israele per un anno, annunci.
Shayna la guard sbalordita. L'aveva mandata a un appuntamento,
e lei, invece di tornare piena di ardore romantico,
era tornata ancora pi carica di quell'inspiegabile rabbia.
Non riconosceva pi sua figlia. Si stava facendo tardi,
per Tzippy. Non sapeva che ormai poteva desiderare una cosa
soltanto?
Verdure idroponiche surgelate, annunci Herschel.
Yosef Schachter, gemette Shayna.
Cosa vuoi sapere? domand Tzippy.
Non ti sei divertita? Sembrava cos carino. Ho pensato
che forse...
No, disse Tzippy, spalancando le braccia. Non  lui.
Nessuno di loro  lui.
Herschel non fece caso alle sue parole, ma si limit a pensare
che Tzippy poteva avere tutto ci che desiderava. Presto
ognuno di loro avrebbe avuto tutto ci che desiderava.
Shayna sent di nuovo svanire il suo sogno. Le cose non andavano
mai come lei avrebbe voluto, e forse sarebbe stato
cos per sempre. Ma se sua figlia intendeva comportarsi in
quel modo, almeno che lo facesse lontano da occhi indiscreti.
Nascose la propria delusione formulando la spiegazione che
avrebbe fornito alle amiche.  una ragazza seria. Avrebbe
dovuto insegnare alla scuola materna, quest'anno, ma invece
ha deciso di frequentare il seminario in Israele, avrebbe
risposto, quando le avessero chiesto cosa combinava
Tzippy. Ha solo ventidue anni. Abbiamo ancora tempo
E la piccola parte di Tzippy che poteva permettersi pensieri
non gentili, non dolci, non decorosi, pensava a una cosa
soltanto: scappare.
...
.
...
Due.
...
.
...
Durante la notte erano apparsi due scolapiatti, che ora
troneggiavano sul lavandino della cucina di Naomi Miller come
se fossero l da sempre. E quello non era l'unico fatto insolito
verificatosi in casa. Il luned precedente, le mezuzoth
erano scomparse dagli stipiti delle porte ed erano state consegnate
al rabbino, perch controllasse che qualche lettera
sbavata o mancante non le rendesse non-kosher. Il giorno dopo,
essendo state evidentemente dichiarate kosher, erano tornate
al loro posto. Il mercoled, in ogni bagno della casa erano
comparse grandi ciotole di plastica destinate alle abluzioni
rituali del mattino. E quel giorno, gioved, erano arrivati
gli scolapiatti. Era come se una squadra di elfi religiosi fosse
stata sguinzagliata nel quartiere. Invece del cappello verde e
delle scarpe con la punta all'ins, quegli elfi portavano il cappello
nero e la barba bianca e correvano di casa in casa, agitando
la bacchetta magica e tramutando in kosher tutto ci
che toccavano. Ma Naomi sapeva chi c'era dietro quelle trasformazioni.
Non sua figlia Ilana o suo marito Joel, bens suo
figlio Bryan, appena tornato dal secondo anno di yeshiva in
Israele pieno di fervore religioso e di amore per la lettera della
Legge.
Bryan era andato in Israele tra la fine delle superiori e l'inizio
del college, come tutti i suoi amici. Quella era la via che
Joel e Naomi avevano tracciato per i loro figli, la linea moderata
dell'ortodossia moderna. Volevano far parte del mondo
moderno. Credevano nell'integrazione fra religioso e secolare.
Mandavano i figli a scuole private ebraiche che fornivano
l'accesso alla Ivy League. In classi miste, vestiti in
jeans e scarpe da tennis, seguivano lezioni di letteratura e
matematica per met della giornata, e per il resto studiavano la
Legge ebraica e la Bibbia. Celebravano il Shabbos, mangiavano
kosher e giocavano a pallacanestro indossando l'uniforme
blu e bianca con l'armulka abbinata. E prima di avventurarsi
fuori da quel mondo dove tutto era coerente, o se
non altro coerentemente incoerente, trascorrevano un anno
in Israele.
Prima di partire per la yeshiva, Bryan si preoccupava di
non avere tempo per giocare a pallacanestro. Ma qualche mese
pi tardi, dopo aver subito alcune trasformazioni che i suoi
genitori trovavano incomprensibili, Bryan si preoccupava di
non avere tempo per studiare il Talmud. Implor che lo lasciassero
partire per un altro anno, e Naomi e Joel acconsentirono
con riluttanza, basandosi sul principio che i figli
avessero bisogno di spazio per crescere e imparare. E basandosi
sul principio che due anni di yeshiva fossero pi che sufficienti,
gli fecero promettere che al termine del secondo anno
in Israele si sarebbe iscritto alla Columbia University come
stabilito.
E invece era tornato a casa e li aveva informati che non
voleva pi essere chiamato Bryan. Voleva usare il nome ebraico,
Baruch, che gli avevano dato in memoria del nonno di
Joel. Ma quel nome non era destinato al mondo esterno. Perch
Baruch conteneva il temuto suono eh, lo shibboleth dell'et
moderna. Come in Chana, Chaviva e Yechiel. Chaim,
Nechama, Zacharyah e Achiezer. Non era la Ch di Charlie o
la Sh di Shirley, ma un suono gutturale che usciva dal fondo
di gole allenate fin dalla nascita.
Credettero che il suo fervore fosse una conseguenza dell'et,
quel genere di certezza che solo un diciannovenne poteva
ostentare. Avevano visto i figli dei loro amici attraversare
quello stadio di fervente religiosit. Avevano sentito
parlare di ragazzi che, tornati da Israele, avevano portato via
tutti i piatti di casa per immergerli nel mikvah, il bagno rituale.
Se avessero potuto, avrebbero rapito i genitori per immergere
anche loro. Enumeravano tutti i comandamenti trasgrediti
dai genitori, spiegando con grande zelo perch loro
e tutti i loro amici fossero degli ipocriti. E quelli erano i ragazzi
pi docili. Altri si rifiutavano di rimettere piede sul
suolo americano. Bisognava portarli via da Israele fra urla e
proteste.
Radici per crescere e ali per volare, aveva scritto Naomi
sulle cartoline d'auguri per compleanni e diplomi. Finch
Bryan non l'aveva presa troppo sul serio ed era andato a cercare
le proprie radici molto pi in l di Laurelwood, New
Jersey, dove vivevano i Miller. Suo figlio voleva passare per
Ellis Island al contrario, per ritrovare una Polonia, una Lituania,
una Galizia che era certo esistessero ancora. E quando
aveva scoperto dove portavano le sue radici, aveva usato
le ali che loro gli avevano donato per volare dritto fino in
fondo. Tuttavia, Naomi e Joel non credevano che il figlio si
sarebbe unito in modo duraturo alle schiere crescenti del
nuovo yeshivaismo. Si rassicuravano pensando che qualche
settimana in America sarebbe bastata per sistemare tutto.
Bryan era a casa da cinque giorni e, nella speranza che tornasse
presto su posizioni di pi rassicurante moderazione, i
Miller camminavano in punta di piedi e aspettavano.
Baruch era nella sua stanza, avvolto dalle cinghie di cuoio
nero dei tefillin (E sar per te come un segno posato sulla
tua mano e un ricordo sempre davanti ai tuoi occhi, Esodo
13, 9). Jet lag e pigrizia avevano cospirato contro di lui, inducendolo
a dormire fino a tardi e impedendogli di andare
alla sinagoga per il minyan, la preghiera collettiva a cui Dio
aveva ordinato di partecipare (Non ti separerai dalla congregazione
nel momento della preghiera, Shulchan Aruch
90). Prima che Baruch lasciasse la yeshiva, il rabbino lo aveva
esortato a non farsi corrompere dalla compiacenza della
cosiddetta ortodossia moderna dei suoi genitori (Non seguite
le leggi degli altri popoli, Levitico 18, 4). Cinque giorni
in America, ed ecco cos'era successo.
Stava cercando di rimediare a quella mancanza con una
dose supplementare di concentrazione. Si rifugi nelle preghiere
che recitava ogni mattina. La sensazione di familiarit
attenu il senso di colpa. Aveva recitato quelle parole
dovunque e in qualunque condizione. Adesso, a casa, gli ricordavano
chi era diventato. Tra una preghiera e l'altra si
disse che era cambiato, che era cambiato definitivamente,
finch anche quella non divenne una preghiera. Prima di
Israele, aveva sempre pregato in fretta. Non si era mai sentito
al cospetto di Dio. Ma pregando nella yeshiva aveva visto
braccia avvolte nei tefillin, corpi rivestiti dalle strisce
bianche e nere del tallis. Aveva visto labbra muoversi e corpi
inchinarsi, e aveva sentito la presenza di Dio. Dopo la
preghiera, Baruch sedeva nel heis midrash, la sala di lettura
tappezzata di libri della yeshiva, e studiava il Talmud. Andava
a pranzo e poi riprendeva a studiare. Di sera tornava
al beis midrash per ripassare le pagine che aveva imparato
durante il giorno (E su ci mediterai giorno e notte, Giosu
1,8). Aveva gi studiato il Talmud alle superiori, nei
cinquanta minuti di intervallo che separavano la lezione di
algebra da quella di storia americana. Ma quando cominci
a trascorrere intere giornate immerso nel Talmud, vide
l'ombra di Dio spuntare da dietro le parole.
Se due uomini trovano un oggetto, diceva il Talmud, devono
dividerlo a met. Ma cosa si intende per trovare?
Cosa si intende per oggetto? Colui che lo vede per primo
o colui che lo tocca per primo? E che fare nel caso in cui entrambi
ne rivendichino la propriet? E nel caso di un testo
contraddittorio o di una norma prestabilita? Da una parte
proveniva un argomento a sostegno, dall'altra un'opinione
contrastante. Le pagine in folio del Talmud divennero il
mondo di Baruch. Le minuscole lettere nere diventavano
capanne quadrate dal tetto triangolare. Si allineavano per
trasformarsi in villette a schiera, si accatastavano per creare
moderni grattacieli. Cambiavano di nuovo forma e diventavano
porte aperte e gallerie, strade, caverne e vicoli
che conducevano all'interno di quel mondo. Dietro ogni porta
c'era un'altra porta. Dietro ogni risposta c'era un'altra
domanda.
Ma adesso, a casa, quel mondo che era esistito con tanta
certezza minacciava di crollare. In camera di sua sorella Ilana
lo stereo suonava a tutto volume la musica rock che un
tempo amava anche lui, e Baruch sospettava si trattasse di
una deliberata provocazione. Da quando Baruch era tornato
a casa, Ilana gli lanciava occhiate indagatrici senza dire una
parola. Aveva preso il suo cambiamento come un affronto
personale, e lo guardava come se si fosse trasformato in un
essere irriconoscibile. Baruch non voleva quella distanza. Prima
di tornare a casa, aveva sperato che la sorella avrebbe seguito
i suoi passi, alleandosi con lui contro i genitori. Aveva
immaginato che si sarebbero opposti insieme al lassismo che
regnava in casa loro, come un tempo avevano combattuto la
regola di un'ora-di-televisione-per-sera imposta dalla madre.
Ilana e Baruch, esperti nel trovare il punto debole nei piani
materni, avevano alzato gli occhi al cielo e scelto di guardare
due diversi programmi da un'ora ciascuno. Se mi capita
di entrare nella stanza mentre lei guarda il suo programma,
aveva sostenuto Baruch, non  colpa mia. E lo stesso
vale per me, aveva prontamente aggiunto Ilana. Ricordando
quei momenti, Baruch desider di potersi togliere i
tefillin e andare in camera di Ilana. Desider di poter ridere e
scherzare con lei come ai vecchi tempi.
Allontan quel desiderio, e ricord a se stesso che non era
possibile cambiare e continuare a sentirsi integrato in quella
famiglia. Dio agiva in modo strano e meraviglioso, e adesso
stava usando la musica della Top 40 per mettere alla prova
la sua risolutezza proprio come aveva messo alla prova
Abramo sul monte Moria e Mos nel deserto. L'unico modo
per superare la prova era cercare rifugio nelle preghiere. Baruch
si mise il siddur davanti al volto. Si inchin con maggior
fervore e ramment a se stesso che durante la preghiera
si trovava al cospetto di Dio, Signore dell'Universo.
Quando si accorse che non serviva a niente la musica di
Ilana gli entrava in profondit sotto la pelle, confondendosi
con le preghiere Baruch alz gli occhi al cielo. Forse Dio
avrebbe visto il suo desiderio di pregare e lo avrebbe salvato
da quella casa di peccatori. Nel frattempo, avrebbe dovuto
dire qualcosa a Ilana. Ma non poteva pi piombare in
camera sua e ordinarle di spegnere quella maledetta musica.
Era un Ben Torah, adesso, e doveva comportarsi di conseguenza.
Era tenuto a non interrompere le preghiere. Ma c'erano
alcune eccezioni a quel divieto: se si doveva andare in
bagno, se un rumore non permetteva di concentrarsi, se i soldati
romani entravano improvvisamente nella sinagoga.
Buss alla porta di Ilana, prima leggermente, poi con forza.
Infine si arrese e la apr.
Ilana, sto cercando di pregare e ti sarei grato se volessi
abbassare la musica, disse.
Evit di aggiungere che era cambiato, e che sperava che
lei lo capisse. Sperava anche che potessero riavvicinarsi, in
qualche modo. Ma l'imbarazzo subentrato nella loro relazione
gli imped di dire quelle cose, che diventarono un'altra
accorata, anche se vana, preghiera.
Nella prima settimana delle vacanze estive del suo tredicesimo
anno di vita, Ilana, sdraiata sul letto, stava parlando
al telefono.
Entra, lo invit, riagganciando.
Ilana interpret la presenza di Baruch in camera sua come
un segno che fosse finalmente tornato. Cinque giorni prima
era arrivato da Israele completamente cambiato. I suoi
genitori se ne erano accorti, ma facevano finta che andasse
tutto bene. Sua madre continuava a esprimere commenti non
richiesti su quanto era bello ritrovarsi di nuovo tutti insieme.
Suo padre guardava la televisione e cercava di ignorare
tutto quello che gli succedeva intorno. Ma Ilana sapeva che
non andava bene per niente. Un tempo lei e Bryan erano stati
molto uniti, ma da quando suo fratello era tornato a casa,
gli aveva a malapena rivolto la parola. Aveva provato, ma
qualunque cosa dicesse veniva accolta con freddezza, silenzio
o anche peggio.
Baruch, fermo sulla soglia, strofin i piedi sul pavimento
e distolse lo sguardo. Si puntell con le braccia contro l'intelaiatura
della porta, come se non osasse entrare. La sua
espressione seria e moralistica le fece pensare che non avrebbe
dovuto stare sdraiata. Sent l'impulso di nascondere qualsiasi
oggetto compromettente.
Ma per la sua stanza non c'era niente da fare. I vestiti indossati
una volta sola erano drappeggiati sopra la sedia della
scrivania. Quelli sporchi giacevano sul pavimento, rivoltati,
in prossimit del cesto della biancheria che sua madre
le aveva messo in camera a mo' di suggerimento. Lo spazio
rimanente era occupato da un groviglio di scarpe. Il disordine
della sua stanza superava di gran lunga lo stadio in cui
si poteva dirle di rimettere a posto. Aveva assunto le dimensioni
di un progetto famigliare, che avrebbe richiesto lo
stanziamento di parecchi giorni di lavoro. Ilana si difendeva
sostenendo che la stanza era un'espressione della sua creativit.
Voi credete che sia tutto alla rinfusa, amava ripetere,
invece ha una sua logica. Poi sorrideva, strappando ai
genitori la promessa di non intromettersi nel suo santuario
privato.
La musica, disse Baruch. Potresti abbassarla?
Okay, Bryan, rispose Ilana, abbassando il volume e
sperando che quel gesto allentasse la tensione crescente.
Ti ho chiesto per favore di chiamarmi Baruch, adesso,
disse lui.
Ilana si appoggi al cuscino, sorpresa. Qualunque cosa facesse
era sbagliata. Cominciava a capire che era impossibile accontentarlo.
Sospir in modo plateale e alz gli occhi al cielo.
Avrai anche deciso di farti chiamare cos, ma tecnicamente
il tuo nome  ancora Bryan. Puoi chiederci di chiamarti
con un nome diverso, e noi possiamo accettare, se vogliamo,
ma non puoi obbligarci ad ascoltarti.
Perch dovrebbe dispiacerti che io usi il mio nome ebraico?
Sto solo dicendo che per alcuni di noi questo  ancora
un paese libero, e tu non puoi costringerci a fare qualcosa che
non ci va di fare.
No, non posso costringervi. Ma ti sto chiedendo, come
fratello maggiore, di rispettare il mio desiderio e di chiamarmi
Baruch. E sto anche cercando di pregare. E per questo che
ti sto chiedendo di abbassare la musica.
Ilana non rispose. Sperava che il fratello uscisse prima che
la propria corazza esterna cedesse, rivelando la perplessit sottostante.
Non capiva perch fosse investita da quella raffica di
disapprovazione. Era una brava ragazza. Obbediva ai genitori.
Aveva buoni voti. Pregava ogni volta che se ne ricordava.
Andava alla sinagoga durante il Shabbos. Portava i calzoncini
corti, guardava la TV e non capiva cosa ci fosse di male.
Quei pensieri riportarono a galla il risentimento che covava
dal giorno dell'arrivo del fratello. All'aeroporto aveva
urlato il suo nome e lo aveva abbracciato. Lui non l'aveva
fermata, ma aveva irrigidito le spalle e si era tirato indietro,
ricambiando frettolosamente l'abbraccio. Lei era cos felice
di vederlo che non si era preoccupata. Pi tardi, quella sera,
si era seduta sul pavimento della stanza di Baruch e l'aveva
guardato disfare le valigie. Ancora emozionata per la sua presenza,
aveva riprovato ad abbracciarlo, ma questa volta lui
non si era limitato a irrigidirsi. Si era divincolato.
Ilana, aveva detto, lo Shulchan Aruch dice che dopo
il bar mitzvah un ragazzo non deve pi abbracciare la sorella.
Ilana, ancora a portata d'abbraccio, l'aveva guardato stupita.
Cosa stai dicendo? aveva chiesto.
 assur, le aveva risposto. Proibito.
Non  vero, aveva replicato lei.
S, invece.
 una follia.
Non sto dicendo che potrebbe succedere qualcosa. Solo
che  sconveniente.
Era tutto cos impersonale: un fratello teorico, una sorella
teorica, un abbraccio teorico. Ilana aveva fatto un passo
indietro e aveva alzato le mani in segno di resa. Bene. Non
c' problema, aveva detto, chiedendosi se i rabbini avrebbero
avuto qualcosa da ridire se avesse schiaffeggiato suo fratello.
Anche quel genere di contatto veniva considerato sconveniente?
Ma sotto la rabbia, Ilana provava vergogna, come
se i rabbini e suo fratello la stessero accusando di un'incestuosa
impudicizia rabbinica.
Questo per era successo cinque giorni prima, quando Ilana
era ancora tanto ingenua da pensare che riavere il fratello a casa significasse averlo di nuovo con s. Ma non aveva
intenzione di ascoltare quel Baruch che era tornato con il corpo
di suo fratello. Lo guard corrucciata, e mentre Baruch
usciva dalla stanza, gli grid dietro, come se fosse una parolaccia:
Bryan.
Baruch apr la porta della sua stanza cantando ad alta voce:
Shema Yisroel, Adonai Elohaynu, Adonai echad.
Ascolta o Israele, il Signore  il nostro Dio, il Signore 
Uno. Quelle parole avrebbero dovuto formare un baluardo
contro i Voglio baciarti, voglio amarti, ti prego lasciati toccare.
Immagin le proprie parole come soldati che, con la
sola arma della devozione, andavano a combattere contro le
parole corrotte della pop star adolescente che la sorella stava
ascoltando.
Mi camo-cha ba 'elim Adonai, mi camo-cha nedar ba 'kodesh,
cant. Tu sei unico, o Dio, nella Tua gloria e maest, nelle
manifestazioni della Tua santit, nella Tua bont e verit.
Anche Ilana apr la porta: Voglio ballare tutta la notte,
andiamo piccola, balla con me.
Quando venne il momento di recitare la silenziosa preghiera
del Shemoneh Esray, non gli venne in mente nessuna fonte rabbinica
che permettesse di recitarla ad alta voce, neppure per
combattere il male della musica rock. Rimase in piedi, a gambe
unite, e mosse le labbra per benedire il Dio di Abramo, Isacco
e Giacobbe mentre la musica continuava a suonare. Ma
quando ebbe terminato, rinnov il suo grido di battaglia.
Ashrei yoshvei vaytecha. Felice  colui che siede nella
Casa di Dio.
Aleinu leshabe'ach la'adon hakol.  nostro dovere lodare
il Signore di tutti.
Durante il primo anno in Israele, Baruch aveva cercato di
non diventare come quei ragazzi che si lasciavano talmente
influenzare dai rabbini da abbandonare ogni cosa. Aveva trascorso
i primi sei mesi di yeshiva tentando di sfuggire all'occhio
indagatore del rabbino Rothstein. Ma non era nemmeno
uno di quelli che se la svignavano per andare alla spiaggia
di Netanya o che bazzicavano l'Underground Bar. Trascorreva
la maggior parte del tempo ad ascoltare lo shiur, e le serate
in Ben Yehudah Street. Poi si stanc di uscire e non gli
rimase altro che studiare. Si immerse nel Talmud. Durante
lo shiur, Baruch si accorse che il rabbino Rothstein non si limitava
a spiegare, chiarire, illustrare. Stava vivendo le parole.
Baruch vide la verit riflessa nei suoi occhi. Era lo stesso
sguardo che scaturiva dagli occhi dei grandi della Torah,
le cui immagini adornavano le pareti della yeshiva. Quegli occhi
castani, azzurri e nocciola sembravano riflettere la luce
del paradiso.
Dal giorno in cui ebbe quella visione, per Baruch fu come
cercare di camminare controvento. Cap che era tutto vero:
era vero che Dio esisteva; era vero che aveva dato la Torah
sul monte Sinai; e quindi era vero che Baruch doveva seguire
ogni Suo comandamento. Di fronte a una verit cos certa
e abbagliante, come poteva distogliere lo sguardo?
Il rabbino Rothstein diceva che la Torah copriva ogni minuto
della vita. Diceva che solo l'obbedienza alla Legge divina
conduceva alla verit e alla gioia. Il rabbino metteva anche
in guardia i ragazzi contro i pericoli del mondo esterno.
Il fatto che di tanto in tanto si incontrasse qualche frammento
di bont non aveva alcuna importanza. Il rabbino Rothstein
preferiva un taglio netto, una separazione inequivocabile. La
generazione attuale non era la prima a dover affrontare quel
problema. I grandi rabbini avevano dovuto combattere l'influenza
dei filistei, dei greci e dei romani. Ma il rabbino Rothstein
teneva a sottolineare che al giorno d'oggi la questione
si era fatta particolarmente urgente: la turpitudine aveva raggiunto
livelli inauditi. E dato che tutti sostenevano, nel nome
della tolleranza e della comprensione, che non c'era niente
di male in quelle influenze, era ancora pi importante tenere
desta l'attenzione. Cercate di non aprire la mente al
punto da far cadere il cervello, diceva ai ragazzi.
Qualche mese dopo, Baruch si dichiar d'accordo con il
rabbino Rothstein nel sostenere che gli ortodossi moderni
avessero semplicemente escogitato un modo per razionalizzare
la propria mancanza di fede, per convivere con il fatto
di essersi lasciati sedurre dal mondo esterno. Ammettiamolo, -
aveva detto Baruch agli amici che affrontavano gli
stessi problemi. Quello che fanno i nostri genitori non 
giusto. I suoi genitori erano ortodossi soltanto di nome.
Frequentavano la sinagoga. Mangiavano kosher. Ma, di questo
era certo, non consideravano vincolante la legge di Dio.
Praticavano una versione annacquata della verit. Facevano
ci che era conveniente e piacevole, e ignoravano ci che non
lo era. Scegliere e selezionare, quella era la loro vera religione.
In quella famiglia dove apparentemente si poteva discutere
di tutto, la sola cosa che Baruch voleva chiedere ai genitori
era se nel profondo del cuore, con tutta l'anima e con
tutte le forze, credessero in Dio.
Perch Baruch credeva. Una volta rimossi gli strati esterni
di dubbio e cinismo, ego e desiderio, aveva trovato un nucleo
di fede solido e luminoso. Sapeva che, se li avesse affrontati,
i suoi genitori avrebbero decantato le virt della moderazione
e dell'educazione laica. Avrebbero parlato della
necessit di integrare e assimilare il meglio di entrambi i mondi.
Avrebbero sostenuto che anche la matematica e la scienza,
l'arte e la letteratura venivano da Dio. Sua madre avrebbe
parlato di fede, lotta interiore e dubbio. Avrebbe detto
che ognuno poteva avere la propria fede esclusiva e andare
comunque d'accordo con gli altri. Suo padre avrebbe roteato
gli occhi e attribuito la fede di Baruch all'estremismo giovanile.
Se incalzato, avrebbe decantato i vantaggi di vivere
in due mondi. I suoi genitori non avrebbero capito che lui
voleva un solo mondo, autentico e integro.
C'era un'altra cosa che i suoi genitori non sapevano e non
avrebbero capito. Entrambi credevano che, due mesi pi tardi,
Baruch avrebbe cominciato a frequentare la Columbia,
l'alma mater di suo padre. I suoi genitori, ne era certo, lo immaginavano
con indosso la felpa bianca e blu della Columbia
che gli avevano comprato quando era andato al colloquio.
Credevano che il figlio avrebbe vissuto in un pensionato misto
e si sarebbe iscritto a corsi di letteratura, scienza e filosofia.
Ma non appena avesse trovato il coraggio, Baruch li
avrebbe messi al corrente. Non sarebbe andato al college, n
quell'anno, n l'anno dopo, n mai. Invece sarebbe tornato
nella yeshiva.
Con quell'annuncio, Baruch avrebbe oltrepassato l'estremo
limite di tolleranza dei genitori. Per loro, un figlio che
preferiva la yeshiva al college era fonte di imbarazzo. I suoi
genitori veneravano la Ivy League, e l'avevano educato a pensare
che le uniche scuole valide fossero Harvard, Penn e Columbia.
Le facolt di giurisprudenza, medicina ed economia
erano in cima ai loro desideri. Un tempo, Baruch aveva preso
per vere le loro parole. Aveva lavorato sodo per venire ammesso
alla Columbia. Aveva desiderato di diventare avvocato
come il padre. Adesso si rendeva conto che i suoi genitori
veneravano i falsi idoli dell'affermazione personale e del
successo. Studiare per amore dello studio, e per obbedire al
volere di Dio, non aveva per loro alcun valore.
Alcuni dei suoi amici si erano sottomessi alla volont dei
genitori, e frequentavano il corso di orientamento del primo
anno considerandosi oppositori passivi. All'universit della
Ivy League scelta dai genitori, leggevano i testi previsti dal
programma ma non permettevano che penetrassero nella loro
mente. Un amico di Baruch che studiava a Yale, dopo essere
tornato da Israele, si era rifiutato di vivere nel pensionato
universitario. Aveva organizzato le lezioni in modo da
rispettare gli orari di minyan e shiur. Un altro amico frequentava
Penn controvoglia e sosteneva che si stava specializzando
in onora il padre e la madre. Ma alla fine del secondo
anno, dopo aver compiuto passi sempre pi numerosi verso
la moderazione, entrambi avevano cominciato ad andare alle
feste e a studiare religioni comparate.
Baruch non sarebbe diventato come loro. Si sarebbe immerso
giorno e notte nello studio della Torah. Alla fine sarebbe
diventato un rabbino, l'unica carriera che i suoi genitori
non avevano mai caldeggiato. E non intendeva diventare
uno di quei rabbini moderni con un dottorato in studi
biblici e una sinagoga dove i fedeli si comportavano in un
certo modo davanti a lui e in un altro dietro le sue spalle.
Non avrebbe celebrato matrimoni dove i balli misti cominciavano
non appena il tavolo dei rabbini veniva sgomberato.
Voleva una religione autentica, un Dio non adulterato.
Il rabbino Rothstein diceva che il cambiamento cominciava
fra le mura domestiche, perci Baruch diede un'occhiata
alla sua stanza. In superficie sembrava innocua. Era
sempre stato ordinato. Era l'unico membro della famiglia a
rifare il letto tutte le mattine. Ma l'ordine esteriore nascondeva
le contraddizioni interne. Alla parete era appeso
uno stendardo degli Yankees. Sugli scaffali erano allineati
romanzi di spionaggio. La bacheca era coperta di vecchi calendari
di campionato e foto del campeggio che lo ritraevano
abbracciato a svariate ragazze. Prese dalla scrivania una
pila di locandine di spettacoli che aveva visto. Le accatast
in mezzo alla stanza e vi aggiunse l'annuario delle superiori,
la guida ai test d'ammissione all'universit, le copie di
Sports Illustrated (l'edizione normale e quella con i costumi
da bagno). Nel mucchio gett anche le yarmulke di lana
che indossava in passato. Erano un rituale amoroso degli
ortodossi moderni, un dono civettuolo delle ragazze, che le
lavoravano all'uncinetto con scritte in colori contrastanti. A
Bryan, con amore, Hadassah, tubava una. Amici x sempre,
prometteva un'altra. Le yarmulke di lana erano rosa
shocking e verde militare, decorate secondo la moda del momento,
con i disegni a rombi e le figurine di Pacman che lasciavano
il posto a Bart Simpson e al logo della Nike. Erano
l'equivalente religioso di un'auto sportiva, che Baruch aveva
barattato con una sobria berlina: la yarmulka di velluto nero.
Si interruppe solo quando arriv al berretto degli Yankees,
appeso all'interno della porta dell'armadio. La scritta era ormai
logora e sbiadita, e il bordo interno macchiato di sudore.
Era l'unico oggetto che non riusciva a buttar via. Un tempo
amava il baseball pi di ogni altra cosa. Un tempo credeva
sinceramente che il Signore Iddio decidesse i risultati delle
World Series. Quando gli Yankees avevano giocato la settima
partita delle World Series durante il Shabbos, Baruch aveva
convinto Ilana a urtare accidentalmente contro il televisore
per accenderlo. Quando andava alle superiori, raramente
usciva di casa senza il berretto degli Yankees sopra la yarmulka.
Ora non l'avrebbe mai indossato, ma voleva tenerlo
per ricordo. Lo gett in fondo all'armadio. Un giorno l'avrebbe
tirato fuori e si sarebbe stupito del proprio passato.
Essendosi concesso quell'unica debolezza, Baruch lavor
con maggior lena al resto dell'armadio. Davanti c'erano i vestiti
nuovi che aveva comprato in Israele, identiche paia di
calzoni neri accanto a identiche camicie bianche a maniche
lunghe. Sul retro aveva spinto le camicie di Tommy Hilfiger
e i jeans Gap, le Nike e i maglioni a trecce. Il rabbino Rothstein
aveva spiegato che quei vestiti erano un modo per imitare
i non ebrei, una specie di moderna idolatria. Baruch li
accatast, riempiendo diversi sacchetti, finch nell'armadio
non rimasero che attaccapanni vuoti e la desolazione di tutto
quel bianco e nero. Gli abiti vecchi sarebbero finiti nel
mucchio della roba da regalare di sua madre, ma se a Laurelwood
non fosse stato illegale, Baruch avrebbe acceso un fal
e li avrebbe bruciati. Quello, invece di due tori e un montone,
sarebbe stato il suo karban olah, il suo olocausto al Signore.
Ma all'epoca del Sacro Tempio, chiunque volesse pentirsi
doveva compiere due sacrifici. Cos Baruch depose in cima
al mucchio un karban chatat, il suo pi prezioso sacrificio
espiatorio: la felpa blu con le lettere bianche che formavano
la scritta columbia.
Naomi, con gli scolapiatti in mano, sentiva litigare Baruch
e Ilana. Di solito sapeva come comportarsi con i figli.
Aveva letto tutti i libri giusti, passando dal dottor Spock a
Penelope Leach e poi di nuovo al dottor Spock. Aveva studiato
tutto il canone di Adele Faber, imparando a memoria
Bambini smettetela di litigare e Come parlare per farsi ascoltare
dai figli. Credeva in Harriet Lerner e nei suoi libri, La
danza della rabbia, La danza dell' intimit, Essere madre: gioie,
dolori e sorprese della maternit. Aveva approvato l'addestramento
tardivo all'uso del vasino, l'alfabetizzazione precoce,
la gestione della rabbia. Non aveva mai urlato e neppure,
Dio non voglia, alzato le mani. Invece aveva ripetuto:
No, Bryan, non devi mordere tua sorella. La paletta
per la spazzatura non  buona da mangiare. So che vorresti
un biscotto al cioccolato, Ilana, aveva imparato a dire.
Non sarebbe bello se il mondo fosse un enorme biscotto
e noi potessimo mangiarne un pezzetto ogni volta
che vogliamo?
Non Adelefaberizzarmi, aveva risposto una volta Ilana.
A dieci anni, aveva preso Come parlare per farsi ascoltare
dai figli dal comodino di Naomi e l'aveva letto.
Ma nonostante lo smacco, quei libri, con le loro opinioni
contrastanti e i loro pareri contraddittori, si erano fusi insieme
a creare una sorta di filosofia. Naomi non avrebbe mai
ordinato nulla ai propri figli. Poteva suggerire, incoraggiare,
raccomandare, persuadere, ma non si era mai comportata
come quei genitori che ficcavano il cibo in bocca ai bambini
o li buttavano in piscina. E i suoi figli, di conseguenza,
erano bravi ragazzi. Avevano amici educati, facevano sport,
prendevano bei voti. Naomi cercava di accettare qualsiasi
idea o amico portassero a casa. Lei e suo marito venivano
considerati relativamente simpatici dagli amici dei figli, che
si sentivano a loro agio in una casa dove l'unica regola era
non combinarla troppo grossa. Quella disponibilit, secondo
Naomi, era il modo per creare dei bravi figli: lasciarli liberi
di crescere.
Avrebbe atteso con pazienza. Se Baruch avesse avuto voglia
di parlare, lei lo avrebbe ascoltato, altrimenti non avrebbe
insistito. Nel frattempo, avrebbe cercato di godersi l'estate.
Naomi non lavorava, almeno non ufficialmente. Ma era al
centro di un centinaio di progetti e organizzazioni. Incapace
di dire di no, correva da un progetto all'altro, da un'organizzazione
all'altra. Raccoglieva fondi per la United Jewish Appeal.
Confezionava centrotavola di cartapesta e consegnava
ceste di frutta per l'Associazione Genitori Ebraici. In estate
i progetti e le richieste diminuivano, e Naomi cercava di sfruttare
al meglio quel prezioso tempo libero. Tir fuori le fotocopie
dei commentari che doveva leggere per il corso settimanale
alla sinagoga, intitolato Donne della Bibbia.
L'argomento di quella settimana era Rebecca. Naomi si
immerse faticosamente nello straordinario midrash, nello stile
forbito di Rashi, nei criptici passaggi del Talmud. Era fiera
di frequentare quel corso. Voleva impegnarsi su quelle parole
antiche, interrogarle e scoprire da sola le risposte. Ma
stentava a ricordare cosa avesse detto un determinato rabbino
su una determinata matriarca. Era difficile interessarsi ai
minuziosi dettagli esumati dai rabbini. Ogni volta che guardava
le lettere nere sulla pagina, Naomi tornava a pensare alla
sua vita, alla sua famiglia.
Alla fine si arrese. Quella settimana avrebbe risposto alle
domande di testa sua. Con la battaglia che infuriava al piano
di sopra, Naomi capiva la biblica Rebecca, che aveva portato
in grembo i rivali Esau e Giacobbe. Quando passava davanti
a un luogo di culto, sentiva calciare su un lato del ventre.
Quando passava davanti a una dimora del peccato, sentiva
calciare sull'altro lato. Che bambino schizofrenico, aveva
probabilmente pensato Rebecca. Non sa chi  n cosa vuole.
Poi aveva capito di avere in grembo non uno, ma due figli. E
non solo due figli, ma due ideologie, due nazioni.
Ma era la sua famiglia. Erano i suoi figli. E Rebecca li
amava sicuramente in ugual misura. Anche se il testo non lo
diceva in maniera esplicita, Naomi vedeva al di l delle parole.
Riempiva gli spazi fra le righe con il suo commento personale.
Dopo un po' i rumori al piano di sopra cominciarono
a fondersi. Le sembr che Baruch recitasse le preghiere
del mattino a ritmo di rock e che la musica di Ilana avesse
incorporato un sottofondo corale. Con qualche profondo respiro
e un po' di senso dell'umorismo, forse l'estate non sarebbe
stata tanto difficile, dopotutto. Mise gli scolapiatti
nell'armadietto sotto il lavandino, e mentre usciva dalla cucina
le parve che la musica creasse, perlomeno alle sue orecchie,
una piacevole cacofonia, un'armoniosa mescolanza di
mondi.
Un'ora dopo, Naomi torn in cucina e ritrov gli scolapiatti
sul lavandino. Li guard socchiudendo gli occhi e li mise
via di nuovo. Ma non si sarebbe arresa tanto facilmente.
Non si sarebbe scoraggiata davanti alla virtuosit di Baruch,
che sconfinava spesso nel moralismo. Lei e Joel lo osservavano
di nascosto da quando era tornato a casa, cercando qualche
traccia del figlio spiritoso e accomodante sotto quegli abiti
venuti da un altro mondo. Naomi aveva provato ad affrontare
l'argomento.  dura tornare a casa. Chiunque
subirebbe uno shock culturale dopo essere stato via per due
anni. Ma Baruch non accettava quegli inviti al dialogo.
Mantenendo un atteggiamento educato e rispettoso, scrollava
le spalle e andava a chiudersi nella sua stanza. Ma ora non
poteva sfuggire. Se Baruch, per una ragione ancora ignota,
voleva gli scolapiatti, avrebbe dovuto parlarne con lei. Tenendo
in serbo quell'atteggiamento positivo, Naomi si sedette
al tavolo della cucina a bere caff e ad aspettare.
Due tazze pi tardi, Baruch emerse dalla sua stanza. Fuori
c'erano trentadue gradi, e lui indossava pantaloni neri di
lana, giacca scura e camicia bianca. La yarmulka di velluto
nero sulla testa proclamava che c'era un Dio sopra di lui.
And dritto verso il lavandino. Tir fuori gli scolapiatti e si
accinse a risistemarli nella nuova collocazione.
C' una ragione per cui ti interessi agli scolapiatti? chiese
Naomi.
Baruch trasal e si finse innocente, o quantomeno ignaro.
Gli scolapiatti? chiese Naomi, ricordando a se stessa
di mantenere il volto rilassato e un tono amichevole.
Oh, disse Baruch. Giusto. Forse non lo sai, ma con
i lavandini di porcellana bisogna usare gli scolapiatti.
Quella era gi una cucina kosher, ma poteva diventare ancora
pi kosher. Le regole erano dettagliatissime, e potevano
sempre venire applicate con maggiore severit. L'obbligo del
kosher aveva origine nella proibizione biblica di mangiare certi
animali e di cuocere un cucciolo nel latte della madre. Ma
la maggior parte dei dettagli non si trovavano nei Cinque Libri
di Mos, bens nella legge orale, raccolta nella Mishna e
interpretata nel Talmud. E venivano ampliati nei vasti commentari
rabbinici, da una generazione all'altra. In quei testi,
i rabbini vietavano di mangiare cibi a base di carne insieme a
cibi a base di latte. Da l estrapolavano il divieto di cucinare
carne e latte insieme, e quindi quello di usare le stesse pentole
per prepararli e gli stessi piatti per mangiarli. Discutevano
su cosa fare se si commetteva un errore. Che fare se un pezzo
di carne cadeva dentro una tinozza di latte? E se un pomodoro
veniva tagliato con un coltello non-kosher? Oppure
una cipolla? Il pomodoro rimaneva kosher? E la cipolla?
E cos, spieg Baruch a Naomi nel tono cantilenante del
Talmud, se il lavandino fosse stato di metallo, materiale non
poroso, non ci sarebbero stati problemi. Anche se in passato
fosse entrato in contatto con cibi non-kosher, versandovi
sopra acqua bollente sarebbe ridiventato kosher. Ma la porcellana
era porosa, e quindi il non-kosher era diventato, per
cos dire, parte del lavandino. E ci significava che non c'era
modo di farlo tornare kosher. E anche che i piatti kosher
di Naomi non potevano toccare la porcellana senza diventare
a loro volta non-kosher.
Okay, disse Naomi, anche se a un certo punto aveva
smesso di seguirlo. Va bene. Ma vorrei che mi mostrassi
dove  scritto.
Fidati. Il rabbino Rothstein dice...
Naomi scosse la testa. Se vuoi gli scolapiatti, devi farmi
vedere.
Non me lo sto inventando, disse Baruch. Credi che
ti stia raccontando una frottola?
Andiamo, Baruch. Fammi contenta.
Baruch and in camera a esaminare i libri che aveva appena
tirato fuori dalle valigie. Trov il libro di Responsa che
gli serviva, grazie al rabbino Rothstein, che aveva sottolineato
l'importanza di quella legge sapendo che nella terra dell'Ortodossia
Moderna quel dettaglio veniva spesso trascurato
o deliberatamente ignorato.
Port il libro alla madre e disse: Ecco qui.
Naomi guard. Almeno secondo quel libro, e quel rabbino,
Baruch aveva ragione: i lavandini di porcellana senza scolapiatti
non erano permessi. Il rabbino applicava principi antichi
ai tempi moderni. Citava la Mishna Brurah degli inizi
del ventesimo secolo, che sviluppava lo Shulchan Aruch del
sedicesimo secolo, che a sua volta faceva riferimento alla codificazione
della Legge ebraica compiuta da Maimonide nel
dodicesimo secolo. All'alba del ventunesimo secolo Naomi e
suo figlio litigavano per gli scolapiatti, e lui poteva prendere
un libro dallo scaffale e ricondurre la loro discussione a conversazioni
rabbiniche vecchie di secoli, risalendo, immagin
Naomi, addirittura fino al Sinai. E adesso che Baruch le aveva
indicato quel passaggio, anche lei era connessa alla tradizione.
Quel senso di inclusione la tranquillizz. Baruch la stava
invitando a entrare nelle pagine dei suoi libri, e Naomi era
ansiosa di seguirlo.
La mia sola alternativa sarebbe di non mangiare in casa
tua, disse Baruch.
Naomi sent svanire il piacere di sentirsi legata alla tradizione
rabbinica, insieme alla capacit di rimanere calma di
fronte al figlio.
Sei impazzito? chiese. Questa  una cucina kosher.
Ricordi? E se non la tenessimo kosher per nulla? Cosa faresti?
Almeno sarebbe chiaro, rispose Baruch.
Distolse gli occhi dalla madre per riportarli sul libro, e
Naomi si pent di ci che aveva detto. Aveva visto con un
secondo di ritardo lo sguardo speranzoso di Baruch, che credeva
di aver trovato un'alleata. E in quel momento aveva anche
visto suo figlio. Non importava che abito indossasse o
come dicesse di chiamarsi.
Scegli le tue battaglie: questo le avevano consigliato le amiche.
Nelle sommesse conversazioni telefoniche dell'ultima
settimana, avevano confrontato quali figli fossero tornati da
Israele pi cambiati. Tutti erano afflitti da quella nuova malattia,
da quel virus fervente e accanito. E loro, i genitori,
non sapevano come curarlo. Credevano che a Laurelwood la
tradizione si fosse felicemente unita alla modernit. La loro
vita trascorreva sul filo di quel compromesso. Come tutti gli
ebrei ortodossi del mondo, passavano il sabato alla sinagoga,
pregando Dio. Come tutti gli abitanti dei sobborghi del New
Jersey, la domenica mattina caricavano i figli sul minivan e
andavano alla partita della Little League, fermandosi in pizzeria
sulla strada del ritorno. L non dovevano scegliere. Frequentavano
palestre alla moda. Mangiavano sushi kosher.
Non avevano problemi con il dialogo interconfessionale o con
i film vietati ai minori di 14 anni. Non sentivano la necessit
di avere posti separati ai matrimoni. Reputavano giusto e necessario
essere coinvolti nel mondo secolare. Trovavano spazio
per i concetti moderni e forse problematici di pluralismo
e molteplicit interpretativa.
Adesso quella moderazione era in calo. Forse nel giro di
cinquant'anni sarebbe scomparsa del tutto. La comunit stava
valutando le alternative. Se non li avessero mandati in
Israele per il consueto anno post-superiori, i loro figli sarebbero
andati direttamente al college e avrebbero abbandonato
l'ortodossia. Se li avessero lasciati partire, sarebbero tornati
troppo religiosi e non sarebbero andati al college. Naomi
sapeva di genitori che avevano costretto i figli a firmare
un contratto con il quale si impegnavano a tornare a casa dopo
un anno e a frequentare il college della Ivy League a cui
erano stati ammessi. Alcuni andavano a trovare i figli in
Israele ogni sei settimane per controllare e attenuare qualunque
cambiamento. Naomi non aveva mai preso in considerazione
quel genere di misure. Dobbiamo fidarci dei nostri
figli, aveva sempre detto. Lasciamo che seguano la loro
strada.
Adesso toccava a lei mettere in pratica i consigli che aveva
distribuito. Non le dispiaceva molto che Baruch avesse
scelto una strada diversa. Ma le sarebbe dispiaciuto se non
avesse pi mangiato in casa sua, se un giorno i suoi nipoti l'avessero
considerata non religiosa, se la sua famiglia non si
fosse pi seduta alla stessa tavola.
Se per te  cos importante, disse, gli scolapiatti possono
restare.
Gli scolapiatti erano sul tavolo, in attesa del verdetto.
Adesso che il loro destino era deciso, Baruch li rimise sul lavandino.
Stava per andarsene, quando Naomi lo richiam.
Avresti potuto chiedermelo. Non era necessario portarli
qui di nascosto, gli disse.
Non li ho portati di nascosto, rispose Baruch.
Ma li hai messi li senza chiedere il permesso. Hai fatto
tutto da solo.  questo che mi fa arrabbiare. Avresti potuto
parlarne con noi. Ti avremmo ascoltato.
Mi avreste ascoltato? chiese Baruch con aria di sfida.
Certo. Lo sai benissimo. Non vogliamo che ti nascondi
in camera tua come se fossimo nemici.
Allora parliamone, disse Baruch. Perch, tanto per
restare in argomento, ci sono altre cose sbagliate in questa
cucina.
Le disse che non andava bene lasciare il forno acceso e riscaldare
il cibo durante il Shabbos. E che il t del Shabbos
non andava preparato versando l'acqua bollente direttamente
sopra la bustina, perch la cottura delle foglie di t avrebbe
infranto il divieto di cucinare durante il Shabbos. Disse
che doveva separare pi accuratamente i contenitori della
carne da quelli dei latticini: una volta aveva trovato avanzi
di pollo dentro un contenitore per il formaggio. Ogni azione,
mancanza o svista era stata evidentemente notata e tenuta
a mente. Naomi non sapeva se credere che Dio, nella
sua onniscienza, osservasse e valutasse ogni sua mossa. Ma
non c'era bisogno che lo facesse Dio, perch ci pensava gi
suo figlio.
Era un altro mondo. Vent'anni prima nessuno misurava
la lunghezza delle gonne n controllava il contenuto delle
pentole altrui. A quei tempi, Naomi si considerava genericamente
ortodossa. Da ragazza non si era mai chiesta se la sua
ortodossia fosse di tipo moderno, serio, rigido, aperto, centrista
o progressista. Non c'era bisogno di quell'epidemia di
aggettivi. Adesso invece significavano tutto. Dividevano la
comunit in fazioni sempre pi ristrette. A Laurelwood, Naomi
era saldamente collocata nella fazione moderna. L'ortodossia
di destra aveva le sue roccaforti a Monsey, Lakewood
e Brooklyn. Ma a quanto pareva, quel mondo era pi vicino
di quanto Naomi pensasse. Malgrado non fosse cambiata,
Naomi si era improvvisamente scoperta meno religiosa di prima.
Era come se Dio avesse stilato una nuova serie riveduta
e ampliata di comandamenti.
Naomi sent l'impulso di scrollare e nello stesso tempo abbracciare
suo figlio. Ho pensato che magari oggi potremmo
fare qualcosa tutti insieme, disse invece.
Grazie, Ima, rispose Baruch, usando il termine ebraico
per mamma. Ma non posso. Ho alcune cose da fare a
Brooklyn. Poi, come se volesse rimediare all'accaduto, la
baci sulla guancia, cosa che, secondo Baruch, il suo rabbino
e la loro legge, evidentemente era ancora ammissibile.
Quella sera, dopo essersi coricata accanto a Joel, Naomi
chiese: Credi che Bryan abbia ragione su di noi?
Parli sul serio? ribatt Joel. Non dirmi che intendi
dar retta al suo rabbino.
 solo che mi chiedo da cosa dipenda tutto questo. Forse
qualche volta avremmo dovuto comportarci diversamente, -
disse Naomi.
Dipende dal fatto che ha vent'anni e crede di sapere tutto.
Dipende dal fatto che ha trascorso due anni nella yeshiva,
dove ti insegnano a credere a tutto quello che ti dice il
rabbino. E il rabbino ti dice che il mondo esterno  cattivo,
che i tuoi genitori sono cattivi, che il college  cattivo e il lavoro
 cattivo, che ogni cosa  cattiva tranne passare tutto il
giorno a studiare.
Quello era il massimo che Joel aveva detto negli ultimi
cinque giorni. Da quando Baruch era tornato, Joel aveva risposto
a monosillabi a qualunque tentativo di conversazione.
Anche quando era a casa, si piazzava in soggiorno e si isolava.
Riusciva a nascondersi pur restando in piena vista. Trovava
sufficienti risposte di una sola parola e scrollate di spalle,
mentre Naomi avrebbe voluto spolette di dialogo, lunghe
conversazioni con cui districare i suoi pensieri aggrovigliati.
Gli hai detto cosa pensi? chiese Naomi.
Sono sicuro che lo sa benissimo.
Oggi mi ha detto che dobbiamo tenere gli scolapiatti sul
lavandino. Perch non si pu rendere kosher la porcellana.
Spero tu gli abbia risposto che quando avr una cucina
sua, potr usare tutti gli scolapiatti che vorr.
Gli ho risposto che li avremmo usati. Ha detto che altrimenti
non avrebbe mangiato in casa nostra.
Joel gemette. E quale sar la prossima richiesta? Comincerai
a coprirti i capelli quando ti dir che lo imbarazza
farsi vedere insieme a te?
Certo che no, disse Naomi. Ma mi ha mostrato dove
 scritto che bisogna usare gli scolapiatti.
Ascolta, Naomi. Per ogni rabbino che sostiene una cosa,
posso trovartene due che sostengono il contrario.
Cosa dovrei dirgli, secondo te? Vorremmo che tu fossi
religioso, ma non cos tanto, vorremmo che prendessi la religione
seriamente quanto noi, ma non di pi, grazie?
Potrebbe funzionare, disse Joel. Magari domattina
potresti fargli questo discorso.
Stai scherzando.
No.
Come potrei dirgli una cosa del genere? Va contro tutto
ci che abbiamo insegnato ai nostri figli sul fatto di pensare
con la propria testa e crearsi da soli la propria strada.
Naomi lo guard di nuovo. Malgrado la sua aria impassibile,
un accenno di sorriso gli sollevava gli angoli della bocca.
Tu stai scherzando.
Joel non rispose, ma Naomi si chiese se, in un quadro pi
generale, non fossero fortunati. Mentre alcuni ragazzi della
comunit diventavano pi religiosi, altri abbandonavano del
tutto la tradizione. Sotto l'uniforme scolastica celavano la
voglia di ribellione. I ragazzi portavano yarmulke sempre pi
piccole sopra capigliature arrabbiate scolpite con il gel. Le
ragazze indossavano gonne cos strette che era un miracolo
se riuscivano a camminare. Naomi si chiedeva cosa ci fosse
dietro quei volti impassibili. Sotto la maschera di indifferenza
covava una gran rabbia.
Sai che ti dico? Credo che andr tutto bene, disse.
Ha solo bisogno di tempo. Il rientro non  facile. Sta subendo
uno shock culturale.
Lui sta subendo uno shock culturale? disse Joel.
Parlo sul serio, rispose Naomi. Entro la fine dell'estate
torner in s, e tutta questa storia ci sembrer ridicola.
Avevano opinioni diverse su come comportarsi con quel
figlio di recente divenuto religioso, forse addirittura fanatico.
Con polso fermo, sosteneva Joel. Con pazienza e gentilezza,
affermava Naomi. Ma nonostante quel disaccordo,
erano pi o meno dalla stessa parte. Scoppiarono a ridere e
si rannicchiarono l'uno accanto all'altra. Quella nuova crepa
nella famiglia non li collocava in due fazioni opposte.
Mancava un'ora all'inizio del Shabbos, e non c'era tempo
per pensare agli scolapiatti o alle divergenze ideologiche del
giorno precedente. Il Shabbos cominciava diciotto minuti prima
del tramonto, e Naomi non poteva tardare. Alcune regole
tolleravano eccezioni, ma sul Shabbos non si discuteva. Una
volta cominciato il Shabbos, la casa sprofondava nella quiete:
cena pronta, tavola apparecchiata, candele accese. Ma fino
a quel momento Naomi, immersa nel vortice pre-Shabbos,
faceva tre cose alla volta per vincere il match settimanale contro
l'orologio.
Alcune sue amiche si sfiancavano a cucinare per il Shabbos.
Quando arrivavano gli invitati alla cena del venerd sera,
erano pronte per trascinarsi a letto. Si avventavano su
ogni nuovo libro di ricette kosher che veniva pubblicato.
L'ultima moda era quella di camuffare le pietanze tradizionali
con ingredienti da buongustaio. Preparavano gefilte fish
a base di salmone e lo servivano con salsa al limone e aneto
invece che al rafano. Al posto del cholent di orzo e fagioli,
cucinavano stufato di agnello con riso. Ma Naomi non era tipo
da cose elaborate o troppo organizzate. Aveva imparato
a vivere con un ammasso di libri nello studio, con i giornali
sul tavolo della cucina, con i vestiti di Ilana che dal pavimento
della sua stanza traboccavano nel corridoio del primo
piano e oltre. Correva da un capo all'altro della casa mentre
gli ospiti risalivano il vialetto. Ignorava i nuovi e sempre pi
funzionali elettrodomestici che riempivano la cucina. Joel
adorava quegli aggeggi, e aveva comprato una macchina per
fare il pane in casa, una macchina per fare il cappuccino, un
barbecue da appartamento. Imparare a usarli avrebbe richiesto
pi tempo di quello che le avrebbero fatto risparmiare,
e cos rimanevano inutilizzati. Naomi cucinava a modo
suo, senza ricette, affidandosi unicamente alla memoria e
all'istinto. Univa un goccio di questo a un pizzico di quello.
Aggiungeva altre tagliatelle, un po' di salsa, e inventava una
nuova pietanza. Quando finiva un ingrediente, lo sostituiva
con un altro.
Adesso aveva davanti tre pentole d'acqua bollente. Cercava
di ricordare in quale pentola andasse il riso, in quale ciotola
dovesse mettere le uova e l'olio, e in quale solo un'ultima
spruzzata di condimento. Era un sistema perfettamente
collaudato che vacillava sull'orlo del caos. Ma se nessuno la
interrompeva, riusciva a finire in tempo e a scivolare nello
spazio tranquillo creato dal Shabbos.
Naomi nutriva grandi speranze per il Shabbos. Era l'unico
momento in cui era certa che tutti sarebbero stati a casa.
Joel faceva l'avvocato d'affari a Manhattan, un lavoro snervante
che lo teneva impegnato fino a tardi. La famiglia si era
abituata alla sua assenza. Fin dal primo giorno di matrimonio,
Naomi aveva cercato di convincerlo a tornare a casa prima.
Gli ricordava che il lavoro sarebbe stato l anche il giorno
dopo. Gli chiedeva perch non potesse dire che era stanco,
che doveva andare a cena, che la sua famiglia lo stava
aspettando. Joel rideva della sua scarsa conoscenza del mondo
aziendale. Ma volente o nolente, il Shabbos era l'unico
momento in cui era costretto a lasciare il lavoro. Per tutte le
venticinque ore del Shabbos, Joel non poteva rispondere al
telefono, controllare l'e-mail, ascoltare la casella vocale.
Nessuno di loro avrebbe guardato la TV, usato il computer, guidato
la macchina. Senza quelle scuse dietro cui nascondersi,
sarebbe stato pi facile comunicare. Naomi voleva che tutti
rimanessero a tavola a chiacchierare. Voleva che sedessero
insieme a cantare le canzoni tradizionali del Shabbos con le
loro voci chiassose, disarmoniche, magari anche stonate.
Tolse dal forno due polli arrosto, le verdure, i kugel. Li
dispose sul piano della cucina e controll l'orologio: ancora
un'ora. Quella settimana, Naomi voleva introdurre il Shabbos
con calma. Voleva avere tutto pronto in anticipo, cos
prima di accendere le candele avrebbe potuto rilassarsi e riflettere
sulla settimana trascorsa e su quella in arrivo.
Dovresti andare in sinagoga con Bryan, stasera, aveva
detto a Joel quella mattina, anche se di solito Joel non andava
in sinagoga il venerd sera.
Dopo molte insistenze, alla fine Joel aveva acconsentito.
Naomi lo chiam due volte in ufficio per ricordarglielo, e la
sua tenacia diede buoni risultati. Joel entr in casa mentre
Naomi tirava fuori l'ultimo kugel dal forno: ancora trenta minuti.
Naomi lo baci, e Joel and di sopra a prepararsi. Ora,
a venti minuti dall'inizio del Shabbos, mancava soltanto che
la torta finisse di cuocere e che tutti andassero d'accordo.
Baruch, in camera sua, stava stirando la camicia bianca
del Shabbos, che si distingueva dalla camicia bianca di tutti
i giorni per il diverso disegno bianco su bianco e per la
perfezione delle cuciture (Per rispetto del Shabbos, l'abito
dei giorni feriali sar diverso da quello del Shabbos, Maimonide,
Hilchot Shabbos 30, 3). Stava ascoltando il cd dei
Miami Boys Choir, Shabbos Yerushalaym. Con le loro voci
acute, prepuberali, quei ragazzi erano l'equivalente ortodosso
delle rock star venerate da Ilana. Ma mentre la musica
della sorella suscitava pensieri che Baruch cercava in tutti
i modi di evitare, quella musica lo faceva pensare a Dio.
Baruch, fresco di doccia pre-Shabbos, dovette sforzarsi di
non mettersi a danzare.
O di danzare pensando alle cose appropriate. Danzare
per la gioia del Shabbos imminente. Danzare perch quelle
venticinque ore gli consentivano di ammantarsi di santit,
dovunque si trovasse. Il Shabbos era considerato un assaggio
dell'aldil. Alla yeshiva lo si assaporava nella dolcezza
delle preghiere, nel volto radioso dei rabbini. Persino il cibo
mediocre della yeshiva sembrava di una bont ultraterrena.
A casa, Baruch avrebbe dovuto ricreare da solo quella
sensazione.
Doveva ammetterlo, il profumo del Shabbos riempiva le
stanze. Il cibo di sua madre lo chiamava. Naomi stava cercando
di sradicarlo dalla sua stanza con pollo arrosto e kugel
di patate. Ma non avrebbe funzionato. Nella discussione sugli
scolapiatti, Baruch si era accorto che la disponibilit della
madre era solo una finzione. Nella yeshiva, il rabbino Rothstein
aveva sottolineato l'importanza del dialogo. Baruch era
tenuto a dare l'esempio, a diffondere la parola di Dio. Ma la
sua famiglia non voleva ascoltare. Sua madre aveva lasciato
gli scolapiatti sul lavandino non perch fosse interessata a imparare
e a crescere, ma perch riteneva che tutti potessero
coesistere nonostante le differenze. Si dimostrava tollerante
perch credeva che ognuno avesse il diritto di pensarla a modo
proprio. Ma non capiva l'importanza di conformarsi a ogni
dettaglio. Naomi pensava che Baruch, con la sua insistenza
sugli scolapiatti, si dimostrasse eccessivamente pedante,
schiavo delle minuzie. Si chiedeva se non avesse perso di vista
il quadro generale. Ma i suoi genitori non capivano che il
mondo non era stato creato solo con ampie pennellate. Baruch
era intento a osservare il quadro generale, solo che la
sua versione assomigliava a un quadro puntinista, fatta di un
migliaio di minuscole macchie di colore.
Cominci a vestirsi. Apr l'armadio per prendere il completo
e vide con sorpresa il berretto degli Yankees. Era riuscito
chiss come a spostarsi sul davanti dell'armadio, trasformandosi
in un'ulteriore tentazione, un'ulteriore prova
divina. Questa volta Baruch cedette. Prese il berretto e se lo
mise in testa.
Ehi, disse, guardandosi allo specchio. Come te la
passi?
Un tempo quello specchio era il palcoscenico dove si esercitava
a sembrare fico. Fletteva i muscoli, studiava ogni dettaglio
del proprio abbigliamento, si riempiva i capelli di gel.
Ora, mentre si guardava, l'umilt recentemente acquisita lo
abbandon e il suo corpo cominci a trasformarsi. Si vedeva
chiaramente; lo specchio era abbastanza sensibile da cogliere
ogni minima inclinazione malvagia rimasta latente nel
suo animo. Assunse un portamento diverso: spalle erette,
fianchi sporgenti, muscoli tesi. Vide un ragazzo orgoglioso
che pregava al tempio della musica, dello sport e delle ragazze.
Aveva passato due anni a tentare di sradicarlo. Gli dava
la caccia con le parole delle preghiere. Aveva provato con
il digiuno e con il silenzio. Era andato a Safed, la citt dei
mistici, e si era immerso nell'antico mikvah, le cui acque gelide
si diceva accordassero una continua e totale concentrazione
su Dio. Studiava il Talmud giorno e notte. Dopo un
giorno, un anno, una vita di studio, sarebbe dovuto emergere
integro e puro. Si svegliava ogni mattina con quel desiderio
sulla lingua. Avvolgeva i tefillin intorno al braccio, legandosi
quella speranza al corpo. Ma era tutto inutile. Il vecchio
Bryan continuava a far capolino. Se lo sentiva dentro,
come una seconda anima.
Si strapp il berretto dalla testa e lo seppell sotto un mucchio
di vestiti in fondo all'armadio. Risistem la yarmulka
bene in vista sulla sommit del capo. In questo mondo, ma
non di questo mondo, si disse, ripetendo il suo mantra pi
recente.
Shalom Alechem, si salut, e l'atteggiamento umile
che aveva imparato a tenere nella yeshiva ritorn. Le spalle
si curvarono leggermente e la testa si chin, in segno di sottomissione
a Dio che  sempre sopra di noi.
La sola cosa che gli mancava per completare la propria
immagine era il borsalino nero. Se lo mise in testa e si sent
subito meglio. Il cappello lo faceva sentire pi religioso. Non
era solo un capo d'abbigliamento, ma un simbolo di identit;
non la descrizione di ci che indossava, ma di ci che era.
Per gli estranei, il cappello nero era un'inequivocabile dichiarazione
di appartenenza. Ma, cosa pi importante, lo era
anche per lui. Con quei vestiti uguali, i ragazzi della yeshiva
non erano mai soli. Sapevano sempre chi erano. Gli uomini
ultraortodossi che Baruch ammirava portavano il soprabito
lungo e il cappello nero di un'epoca passata. Rifiutavano la
modernit e dimostravano che si poteva vivere in un mondo
a parte. Perch, sembravano chiedere, dobbiamo vivere nell'anno
in cui ci  capitato di nascere? Chi ha detto che viaggiare
nel tempo sia impossibile?
Lui e i suoi amici compivano pellegrinaggi per comprarsi
il cappello, e sentivano il peso di quel passato. Se lo mettevano
in testa e non erano pi ragazzi americani di diciannove
anni. Abbandonavano la vecchia identit ed entravano a
far parte di un altro mondo. Ma Baruch sapeva che i suoi genitori
non avrebbero capito. Avrebbero denigrato quella scelta
come un esempio di esteriorit esasperata. Cos aveva comprato
una robusta cappelliera e aveva infilato il cappello in
valigia, in modo da non doverne spiegare la presenza ai genitori
finch non fosse stato pronto.
Il Shabbos stava per cominciare. Baruch spense la musica
e si guard un'ultima volta allo specchio. Era pronto. Ecco
chi era, adesso.
Scese di sotto con passo circospetto e impacciato, come
se avesse un melone in bilico sulla testa.
Buon Shabbos, disse ai genitori.
Erano fermi davanti alla porta d'ingresso, e confabulavano
in tono incalzante e soffocato. Lo guardarono. Anzi, lo
fissarono. Suo padre non staccava gli occhi dal cappello. Sua
madre gli lanci un'occhiata veloce, poi si concentr su tutto
fuorch sulla sua testa. Baruch cerc qualcosa da dire, incerto
se migliorare o peggiorare le cose. Poteva emulare Aaron,
il sommo sacerdote che perseguiva la pace a ogni costo.
Oppure poteva comportarsi come Pinchas lo zelota, che brandiva
la spada e non badava alle sfumature.
Pensi di indossarlo alla Columbia? chiese infine Joel.
Non andr alla Columbia, disse Baruch.
Cosa vuoi dire? chiese Naomi. Certo che ci andrai.
No, rispose Baruch. Voglio tornare alla yeshiva.
Non aveva pensato di dirlo in quel modo. Non aveva ancora
pensato a come dirlo, ma ora che l'aveva detto si sent
sollevato. Non poteva pi tornare indietro. I suoi genitori si
scambiarono un'occhiata, complottando rapidamente la gestione
del problema. Possiamo ignorarlo, sgridarlo, assecondarlo,
punirlo, corromperlo o cercare di convincerlo. Una silenziosa
trattativa in codice ebbe luogo davanti ai suoi occhi.
Ricordati, tesoro, disse Naomi, che avevamo un patto.
Saresti tornato alla yeshiva per un altro anno e poi...
Lo so, disse Baruch. Ma ho cambiato idea. Vi ho
detto cosa far.
No. Non lo farai, disse Joel. I patti vanno rispettati.
Ho bisogno di restare alla yeshiva. E l'unica cosa di cui
mi importa, adesso, disse Baruch.
Tu hai bisogno di andare al college, disse Naomi. Come
tutti.
Il rabbino Rothstein dice che...
Non tocca a lui decidere, disse Joel.
Perch non ne parliamo pi tardi, disse Naomi. 
quasi Shabbos. Guard l'orologio. Era ora di accendere le
candele. Naomi chiam Ilana: la voleva accanto a s in quel
momento.
Erano entrati negli ultimi minuti prima dell'inizio del
Shabbos, i diciotto minuti di margine destinati alle emergenze
ma universalmente usati come zona cuscinetto. In tutta
Laurelwood, i preparativi per il Shabbos si stavano frettolosamente
concludendo. Si strappavano fogli di carta igienica,
si svitava la lampadina del frigorifero, si spegnevano le luci
della camera da letto, si lasciavano accese quelle del bagno.
Si faceva partire il timer, si spegneva il forno e si abbassavano
le piastre elettriche.
Voi due dovete sbrigarvi, se volete arrivare puntuali alla
sinagoga, disse Naomi, e chiam di nuovo Ilana. Si sta
facendo tardi.
Joel e Baruch rimasero fermi. Non volevano camminare
per cinque isolati sentendosi costretti a proseguire quella conversazione
oppure a escogitare un altro argomento. Si guardarono,
e in una breve, involontaria comunione di pensieri
si domandarono: Questo  mio padre? Questo  mio figlio?
A un minuto dall'inizio del Shabbos, Ilana scese le scale.
Perch ci hai messo tanto? Non ti sei accorta che il Shabbos
sta cominciando? chiese Naomi.
Per ce l'ho fatta, no? disse Ilana, guardando l'orologio.
Baci sulla guancia la madre e poi il padre. Sorrise con la
massima innocenza. Non sapeva perch fossero l in piedi,
immobili e silenziosi. Evidentemente era successo qualcosa.
Oppure stava per succedere. Ma qualunque cosa fosse, Ilana
non intendeva farsi coinvolgere. Li super. Mentre si dirigeva
verso il soggiorno, si gir.
Oh, a proposito, Bryan, grid. Bel cappello.
...
.
...
Tre.
...
.
...
Tutte le ragazze portavano la gonna. Gonne lunghe che
si gonfiavano in cerchi ampi come paracadute, gonne dritte
che oltrepassavano il ginocchio e proseguivano fino alla caviglia.
Gonne scozzesi a pieghe. Gonne a motivi floreali che
necessitavano della sottoveste per compensare la trasparenza
della stoffa. Gonne di jeans, azzurro sbiadito o nero. Gonne
con lo spacco cucito. Gonne che nascondevano le forme,
gonne che accentuavano involontariamente le curve dei fianchi.
Gonne talmente abbondanti che, all'occorrenza, potevano
diventare due.
Le ragazze che portavano quelle gonne erano studentesse
del B'nos Sarah, un seminario per ragazze americane a Gerusalemme.
La citt era piena di quelle scuole, che offrivano
alle ragazze la possibilit di immergersi negli studi religiosi
prima del matrimonio o del college, qualunque delle due cose
fosse venuta per prima. Al B'nos Sarah le ragazze studiavano
la Bibbia, i Profeti e la Legge ebraica. Secondo l'opuscolo,
la scuola sviluppava doti di perfezione e raffinatezza
nell'intera persona, promuovendone la crescita in campi diversi
come l'amore per Dio e il timore di Dio. Ci impegniamo
a plasmare giovani donne che creeranno famiglie ebree significativamente
osservanti, recitava l'opuscolo. Le nostre
studentesse incarnano i valori della femminilit ebraica
suggeriti da Sara, Rivka, Rachele e Lia. Sosteniamo gli ideali
di modestia e umilt. Insegnamo l'amore per la preghiera,
la capacit di crescere continuamente. Le felpe che le ragazze
ricevevano come dono di benvenuto recavano la scritta B'nos
SARAH: MUOVERSI NELLA GIUSTA DIREZIONE.
Per tutta l'estate, Shayna aveva aspettato che Tzippy cambiasse
idea sul viaggio in Israele. Aveva continuato a combinarle
appuntamenti, sperando che il ragazzo giusto la distraesse.
Ma Tzippy si era rifiutata di andare agli appuntamenti,
e Shayna aveva ceduto. Mentre sua madre cominciava
a pensare a quali ragazzi avrebbe potuto incontrare in
Israele, Tzippy aspettava la fine dell'estate per potersene andare
di casa.
Ora, all'inizio dell'anno scolastico, Tzippy sedeva in classe
e annotava tutto ci che dicevano i rabbini. Un giorno era
contenta di essere l. Il giorno dopo appoggiava la testa sul
banco e si chiedeva cosa ci facesse in quel posto. A lezione,
le ragazze imparavano che dovevano pregare anche se non ne
avevano voglia; se avessero aspettato di averne voglia, non
avrebbero pregato mai. Imparavano che la Torah andava interpretata
alla lettera. Ogni apparente contraddizione nel testo
poteva essere spiegata. Imparavano che, al contrario di
quanto sosteneva la scienza moderna, il mondo non esisteva
da milioni di anni, ma solo da cinquemilasettecentosessanta.
Imparavano che i patriarchi e le matriarche erano esseri perfetti.
Imparavano che l'uomo e la donna erano stati creati da
Dio, ma non erano uguali. Solo la stupidit moderna poteva
sostenere il contrario.
Dopo le lezioni, le ragazze frugavano negli armadi in cerca
di abiti indecorosi.
Non posso credere di aver indossato questa roba, diceva
Devorah, estraendo dall'armadio una gonna di jeans che
copriva il ginocchio quando stava in piedi ma non quando
era seduta.
Non  poi cos male, diceva Esther Leah. Guarda che
razza di camicia mettevo io. E mostrava una camicetta che,
con una certa luce, sembrava quasi trasparente, e le cui maniche,
con qualsiasi luce, terminavano sopra il gomito.
Ma guarda lo spacco, diceva Devorah.
La gonna corta e la camicetta trasparente venivano buttate
nel mucchio crescente di vestiti che sarebbero andati in
dono a ragazze meno fortunate e presumibilmente meno modeste.
Mentre ficcavano i capi scartati nei sacchetti, le ragazze
passavano ad altri argomenti: se fosse sbagliato vedere
film, leggere libri profani, andare in giro senza calze. Tzippy
non aveva abiti di cui sbarazzarsi. La sola immodestia che doveva
sradicare si trovava nella sua mente, e desiderava che
fosse altrettanto facile buttar via i pensieri bramosi e rabbiosi.
Il soggiorno in Israele avrebbe dovuto zittire l'inquietudine
che ronzava dentro di lei. Ma mentre sedeva insieme
alle altre ragazze e al loro rinnovato fervore, la voce era ancora
l, sempre pi forte.
Tzippy si svegli da un sogno: era a casa, e le sue sorelle si
stavano annoiando. Non c' niente da fare, si lamentavano.
Niente da fare, dicevano, aggrappandosi a lei. Tzippy le faceva
sedere al tavolo della cucina, distribuiva alcuni fogli di
carta bianca e ordinava loro di piegarli. Poi ritagliava delle
bambole di carta. Infine le sue sorelle aprivano i fogli, spiegando
una catena di figurine identiche unite per mani e piedi.
Scarabocchiavano volti e capelli, poi correvano via, lasciando
Tzippy con quelle file di bambole incompiute. Sentiva
un rumore di forbici. Le lame si aprivano e chiudevano
come lunghe gambe nude. Le bambole avevano i lineamenti
di Tzippy, colorati con i pastelli. Le varie Tzippy indossavano
le gonne e le camicie indecorose scartate dalle sue amiche,
e, cos vestite, si rianimavano e cominciavano a ballare. A momenti
si trattava di un lento e tranquillo balletto. In altri
momenti la danza accelerava, e una delle Tzippy trascinava le
altre in un girotondo sfrenato.
Tzippy aveva visto un solo balletto, quando aveva dodici
anni. Dopo essersi chiesta se non fosse sconveniente, Shayna
l'aveva portata a Manhattan, al Lincoln Center, a una rappresentazione
di Coppella. Tzippy aveva guardato l'allegro
inizio con Franz e Swanilda innamorati. Poi Franz aveva
scambiato la bambola Coppelia per una donna e si era innamorato
di lei. La bambola aveva preso vita Swanilda travestita
liberandosi delle costrizioni del corpo di legno. Aveva
cominciato a muovere le mani e flettere le gambe. Era sfuggita
ai ceppi del suo creatore e aveva danzato liberamente.
Tzippy, ormai del tutto sveglia, ripensava a quel balletto.
Giaceva avviluppata nelle coperte e aveva caldo. Durante il
giorno sapeva qual era il suo posto. Le ragazze passavano
rapidamente da una lezione all'altra, annotando diligentemente
la verit sui loro quaderni. Il pensionato si trovava in un
condominio, e attraverso le pareti sottili arrivava il ronzio
dei neonati che piangevano, dei bambini che ridevano e delle
mamme che li rimproveravano. Le ragazze facevano amicizia
con le famiglie vicine. Si offrivano come baby-sitter,
mangiavano con loro durante il Shabbos e immaginavano le
famiglie e le case che le aspettavano in un radioso futuro.
Ma al buio quella certezza non esisteva. Nell'intimit della
sua stanza, sotto le coperte, Tzippy si concedeva di immaginare
che nulla di tutto ci la aspettasse. Forse non si sarebbe
mai sposata. Forse non avrebbe mai avuto figli. Se fosse andata
cos, non riusciva a immaginare come sarebbe diventata.
Tzippy sent la sua compagna di stanza respirare e cap
che anche lei era sveglia.
Esther Leah, disse. Stai bene?
S. E tu?
Non lo so, ammise Tzippy.
Esther Leah, gi Ellen Louise, era diventata ortodossa due
anni prima. Aveva deciso di frequentare il terzo anno di universit
all'estero, presso la Hebrew University, e un venerd
sera, mentre si trovava davanti al Muro del Pianto, un rabbino
le aveva chiesto amichevolmente se avesse un posto dove
andare per la cena del Shabbos. Esther Leah aveva risposto
di no, e il rabbino l'aveva portata da una famiglia che
ospitava gente di tutto il mondo. Due settimane dopo si era
iscritta al B'nos Sarah. Esther Leah non parlava della sua famiglia,
ma ogni tanto alludeva a circostanze difficili. Le altre
ragazze la guardavano con soggezione. Tenevano a freno
la lingua in sua presenza, consapevoli della sua avversione
per i pettegolezzi. La accompagnavano per ore quando cantava
attorno al tavolo del Shabbos. Era sempre l'ultima a finire
di pregare, e ci induceva le altre a pregare pi lentamente,
con maggior concentrazione. Tzippy condivideva
quell'ammirazione, ma si chiedeva anche cosa avesse spinto
Esther Leah a diventare ortodossa. Voleva sapere come facesse
a essere tanto sicura, e aspettava una crepa nel suo comportamento
devoto, per poter scorgere cosa ci fosse sotto.
Esther Leah, disse Tzippy. Tu non dubiti mai?
Dubitare di cosa?
Non saprei. Di qualcosa? Di tutto?
Di tutto? No. Be', non parlerei proprio di dubbio. 
come se Hashem fosse proprio qui, sulla mia spalla, come un
uccello che mi sussurra all'orecchio tutto il giorno. Ma a volte
non sono sicura di capire quello che dice, spieg Esther
Leah. Perch, tu dubiti?
No, solo che a volte mi chiedo come sarebbe se le cose
non andassero come previsto. Cosa succederebbe se decidessi
di provare qualcos'altro? chiese Tzippy. Naturalmente
tornerei indietro. Ma tanto per provare.
Come puoi dire una cosa del genere? disse Esther
Leah, mettendosi a sedere sul letto e accendendo la luce. Era
la prima volta che Tzippy la vedeva arrabbiata. Ritira tutto.
Subito, insistette.
Scusa. Non dicevo sul serio Tzippy si port la mano
alla bocca, come se potesse ancora trattenere le parole.
Credimi, Tzippy. Ho provato altre cose, e non ne vale la
pena. Qui hai tutto quello che ti serve. Sai cosa mi ha spinta
a diventare religiosa? chiese Esther Leah. Le famiglie.
Hanno tanti bambini, e durante il Shabbos si raccolgono tutti
intorno al tavolo e ascoltano il padre recitare il kiddush e hanno
un'aria cos felice. Esther Leah spense la luce. Torn a
sdraiarsi e spian la coperta. Andr tutto bene. Vedrai. Fra
qualche anno saremo entrambe sposate e avremo una casa piena
di bambini e riderai di queste sciocche preoccupazioni.
Il mattino dopo, Tzippy scacci i pensieri che l'avevano
infastidita durante la notte, attribuendoli a strani sogni e inclinazioni
malvagie. Dubitare che andasse tutto bene, che
questo non fosse ci che voleva? Sarebbe stato strano quanto
sentirsi chiedere se credeva nell'esistenza dei suoi genitori,
del giorno e della notte, degli alberi e dell'erba. Nemmeno
la Tzippy che voleva urlare si sarebbe spinta tanto in l.
La terra era davvero piatta, e terminava con una linea nettamente
tracciata all'estremit di Brooklyn, con quelli che rispettavano
il Shabbos, mangiavano kosher e credevano nella
Torah. Chiunque avesse osato veleggiare oltre quell'orizzonte
sarebbe precipitato nel vuoto alla fine del mondo.
Le ragazze cucinavano pentole di spaghetti con sugo di
pomodoro e formaggio. Sfornavano biscotti al cioccolato per
il dessert, infrangendo la dieta che avevano giurato di seguire.
Cominciavano continuamente rigidi regimi con cene a base
di cavolo e zuppe da dieci calorie. Poi, quando passavano
davanti alla Angel's Bakery, compravano intere challoth appena
sfornate, le cospargevano di crema al cioccolato e le
spezzavano a mani nude.
La cucina dove mangiavano aveva il pavimento di pietra
ingrigita. Il piccolo freezer andava sbrinato con l'asciugacapelli
una volta al mese. Il lavandino di porcellana era crepato
e macchiato. I piatti sbreccati, le fragili pentole di latta
e i colapasta di plastica fusi su un lato venivano passati da
una generazione di studentesse del B'nos Sarah all'altra, in
attesa che il contratto di matrimonio portasse loro il servizio
buono. A tavola, le ragazze raccontavano la storia di
Raizy Geller, che l'anno prima era tornata fidanzata dal terzo
appuntamento. Quando sei sicura, aveva detto alle compagne
di stanza stupite e invidiose, non c' motivo di aspettare.
Le ragazze pi grandi, che avevano finito le superiori da
qualche anno, avevano cominciato a uscire con i ragazzi, e
raccontavano alle pi piccole le loro esperienze. Avevano
una lista delle qualit che desideravano in un marito, e la
confrontavano con quelle delle altre. Alcune annotavano su
un taccuino il profilo dei diversi ragazzi con cui erano uscite.
Ogni ragazzo aveva la propria pagina. In alto scrivevano
il nome, e sotto i dati: chi aveva combinato l'incontro, dove
erano andati al primo appuntamento, di cosa avevano parlato,
cosa avevano indossato, quante volte erano usciti, chi
aveva interrotto la frequentazione e perch.
Sconfinavano in questioni filosofiche e discutevano delle
caratteristiche essenziali del bashert, il compagno predestinato.
Dovevano credere che l fuori ci fosse un'unica persona
per ognuna di loro? Le pi romantiche e ferventi sostenevano
di s. Dio accoppiava ragazzi e ragazze prima della
nascita. Le pi pratiche mettevano in dubbio quell'idea. E
se qualcuno moriva prima di sposarsi? Voleva forse dire che
non aveva un bashert, perch naturalmente Dio sapeva che
quella persona sarebbe morta giovane? Oppure voleva dire
che qualcuno l fuori, l'altra met della coppia, stava inutilmente
cercando un bashert che era gi morto? E che dire del
divorzio? Poteva capitare di sposarsi e poi accorgersi che il
coniuge non era il proprio bashert? E in tal caso, voleva forse
dire che il vero bashert era ancora da qualche parte l fuori?
O poteva darsi che Dio si fosse sbagliato?
La loro fame aumentava. Rimestavano una seconda pentola
di spaghetti, sfornavano altri vassoi di biscotti ed elencavano
i motivi per buttarsi nella mischia. Se si cominciava
a uscire tardi, si perdevano i ragazzi migliori. E c'era il rischio
di aspettare troppo; nessuna voleva essere ancora nubile
dopo i ventidue anni. Non riuscivano a immaginare una
vita senza marito e figli. Era assurdo continuare a uscire insieme
per mesi. Non c'era ragione di rimanere fidanzati a
lungo, quando un matrimonio si poteva organizzare in poche
settimane.
Credetemi, diceva Devorah, che aveva una relazione
seria da cinque settimane.  dura. Soprattutto per i ragazzi.
Shmuel non lo direbbe mai, ma sta diventando matto. Lo capisco
da come mi guarda.
Esther Leah raccontava di quando andava al college: storie
di pensionati misti, appartamenti misti, bagni misti. Pensate,
diceva, il piede nel box di fianco al vostro poteva appartenere
a un ragazzo. La prima volta che aveva visto un
paio di Nike taglia quarantacinque vicino alle sue, Esther
Leah aveva pensato a una ragazza molto grossa. Finch dalla
porta del box non aveva visto uscire la cosiddetta ragazza,
il fidanzato della sua vicina di stanza.
Davvero? chiedevano le altre.  terribile E poi:
Raccontaci qualcos'altro.
Ma le ragazze religiose non pensavano a quelle cose. Sembrava
quasi che non esistessero. Quasi, quasi, ma gli indizi
erano invisibili e onnipresenti: nel rossore sulle guance di una
ragazza sposata dopo il pisolino del Shabbos-, nell'assenza ingiustificata
di un giovane marito dalla sinagoga; nell'espressione
schiva sul volto di una compagna appena sposata quando
diceva che no, il prossimo Shabbos non era un buon momento
per avere ospiti. Questi pensieri erano sempre presenti
e sempre accantonati fino al momento giusto, al posto
giusto.
Tzippy aspettava che uno dei rabbini della scuola le dicesse
di avere qualcuno per lei. I rabbini insegnavano anche
nelle yeshivot maschili, e spesso accoppiavano gli studenti.
Tzippy si metteva in ghingheri tutti i giorni, sperando di farsi
notare. Immaginava una sfilata di ragazzi che le ruotavano
intorno. I giudici avrebbero votato, e in base al punteggio
avrebbero incoronato il suo bashert.
Ma nessun rabbino le diceva mai nulla, e quando tornava
al suo appartamento veniva informata su chi stesse aspettando
una telefonata da un ragazzo e su chi si stesse preparando
per un appuntamento. Ostentava gioia quando Rivkie
Markowitz si vantava di avere una lista di ragazzi che aspettavano
di uscire con lei. In camicia da notte e con il volto
struccato, Tzippy sospirava mentre Devorah aspettava la telefonata
di Shmuel, Chana quella di un certo Dovid, Esther
Leah di un certo Yehudah Leib.
Ben presto Devorah si fidanz. E anche Chana. Una sera,
qualche settimana dopo, Tzippy torn a casa e trov le
ragazze riunite per la festa di fidanzamento di Esther Leah.
A ogni fidanzamento, le ragazze danzavano. La fidanzata stava
in mezzo al cerchio di capelli al vento e gonne fruscianti,
e tirava dentro le altre: Rivkie, Frumi, Bassi, Suri, Faigy.
Dopo che la futura sposa aveva danzato con tutte, le ragazze
entravano in agitazione. Si auguravano a vicenda venga
presto anche per te, mentre in segreto pregavano venga
presto anche per me. Circondavano la sposa, sperando che
la sua fortuna si trasmettesse anche a loro. Volevano sapere
com'era successo. Volevano sapere come e quando se n'era
accorta.
 bashert, disse Devorah con un'alzata di spalle, attribuendo
il fidanzamento alla mano di Dio.
D'improvviso lo sai e basta, disse Chana.
Non puoi desiderare niente di meglio, spieg Esther
Leah.
Mentre Devorah, Chana ed Esther Leah sognavano il matrimonio,
Tzippy girava per l'appartamento. Telefonava a casa
e sua madre le chiedeva: C' qualcuno? Dalla voce si
capiva quanto desiderasse che Tzippy dicesse che s, finalmente,
c'era qualcuno. Il suo tono saliva, pieno di speranza,
poi tornava ad abbassarsi quando Tzippy diceva che non c'era
nessuno. Il resto della conversazione rimaneva intriso di
quella delusione. Tzippy si sentiva rimpicciolire mentre la
voce agognante della madre cresceva di volume.
Quando le sue amiche parlavano di come fosse eccitante
cominciare una nuova vita, di come fosse bello trovare il marito
voluto da Dio, di come fosse entusiasmante scegliere porcellane
e argenteria, Tzippy cercava di essere felice per loro.
Ma sotto sotto sperava che qualcuna finisse per rompere il
fidanzamento. Si consolava pensando che chi doveva lottare
all'inizio alla fine veniva ricompensato. Tir fuori carta e
penna e scrisse, in ebraico, Mitzvah gedolah lihiyot be'simchah
tamid.  una mitzvah essere sempre felici. Ma Tzippy
aveva creduto che Dio avrebbe compiuto il miracolo di trovarle
un marito. Aveva ricordato alle amiche sposate, ai rabbini
e alle vecchiette gentili del supermercato che era disponibile
per appuntamenti combinati. Aveva alluso e sperato.
Aveva sorriso e aspettato.
Sotto il letto, dentro una scatola da scarpe, Tzippy teneva
la lista che aveva intitolato Qualit di un marito. L'aveva
stesa in una calligrafia immacolata su pesante carta da lettere
beige quando aveva compiuto diciotto anni. Stava cercando
un talmid chacham: un erudito che studiasse per amore della
Parola, la cui lingua volasse agile sopra le pagine del Talmud.
Un baalchessed: una persona di buon cuore, che andasse a trovare
i malati, che si ricordasse delle sofferenze altrui. Ma voleva
anche una persona dotata di senso dell'umorismo. Fra
tutto quello studio e quella bont, voleva un marito che sapesse
farla ridere.
Appallottol la lista e la ributt nella scatola, che conteneva
anche le lettere da casa e le foto di famiglia. Tzippy si
mise a rovistare. Tutti i volti nelle foto erano sorridenti. Tutte
le lettere le assicuravano allegramente che Dio assiste e
protegge. Le lettere della madre erano piene di descrizioni
dei ragazzi con cui Tzippy sarebbe potuta uscire una volta
tornata a casa. Gett le lettere dentro la scatola e apr il Chumash
che teneva accanto al letto.
Sfogli rabbiosamente le pagine. Le avevano insegnato
che non c'era bisogno di guardare oltre quelle parole; il
mondo intero era racchiuso l dentro. Sforzandosi di crederci,
Tzippy fece scorrere le pagine finch non arriv alla
storia dell'anziana Sara che scoppiava a ridere alla notizia
che avrebbe partorito un figlio. Tzippy immagin che quella
risata non fosse dolce e gentile, bens arrabbiata, amara
e piena di disappunto. Lesse di Rebecca al pozzo e inser nel
testo un sorriso civettuolo e una caviglia scoperta. Immagin
il desiderio che pulsava sotto l'offerta pudica di abbeverare
i cammelli di uno sconosciuto. Quando aveva condotto
Giacobbe a casa del padre, Rachele sapeva quel che
voleva e come ottenerlo. Poi Tzippy gir pagina e trov Lia,
che aveva dovuto vivere con la paura che la sorella pi giovane
e attraente si sposasse prima di lei. Aveva sopportato
le dicerie e gli sguardi compassionevoli. Ma poi aveva ottenuto
il suo trionfo, tacito e incrollabile. Lia era rimasta silenziosa
sotto il velo. Anche se moriva di vergogna, non aveva
abbandonato la fragile speranza di trovare marito.
Le matriarche avrebbero fatto scalpore a Brooklyn. Avevano
dato risolutamente la caccia ai loro mariti, nascoste sotto
una maschera pudibonda. Tzippy le avrebbe imitate. Aveva
ascoltato i rabbini, che insegnavano a cercare le lezioni di
vita non nelle sciocche rubriche di consigli del mondo moderno,
bens nella Torah. Aveva aspettato Dio; aveva giocato
secondo le Sue regole. Ma adesso basta. Aveva chiuso con
le liste e le attese. Quell'inafferrabile marito se lo sarebbe
trovato da sola.
A Gerusalemme, all'inizio di novembre, faceva caldo.
La temperatura, invece di diminuire, era aumentata, per
un'ultima e tardiva ondata di caldo. La gente girava con il
colletto sbottonato. I fazzoletti venivano spinti indietro
sulla testa, lontano dalla fronte sudata. E Tzippy, sudando
per tutta la lunghezza delle maniche, teneva gli occhi
aperti.
Quando le compagne di stanza uscivano per andare a lezione,
si fingeva malata. Poi si vestiva in fretta e correva gi
per le scale. Controllava tutti gli studenti delle yeshvot che
le passavano accanto. Li osservava nei negozi di alimentari e
sull'autobus. C'erano ragazzi con ciocche di barba incompleta,
ragazzi che sorridevano con malizia e ragazzi che camminavano
borbottando salmi. A volte vedeva, nascosti dietro
gli occhiali, un paio d'occhi particolarmente penetranti.
Impar ad apprezzare una bella schiena, una barba ben curata.
Respingendo il pudico istinto di girarsi dall'altra parte
per non suscitare pensieri proibiti nei ragazzi, Tzippy li fissava,
cercando di cogliere il loro sguardo. Di solito tenevano
il cappello talmente basso sulla fronte che non la vedevano
nemmeno. Oppure arrossivano e guardavano altrove. Ma
qualche volta alzavano gli occhi e si soffermavano a guardarla
con curiosit.
Quando quegli sguardi le davano una sensazione di vuoto
allo stomaco, Tzippy capiva una parte di quel mondo che
si presumeva non conoscesse affatto. Lei e le sue amiche nubili
ostentavano innocenza. Nei loro sguardi si leggeva fin
troppo chiaramente che loro a quelle cose non ci pensavano
nemmeno. I ragazzi erano creature estranee intraviste fra le
stecche della mechitzah o in fondo al cortile della scuola, mentre
le femmine entravano da una porta e i maschi uscivano
dall'altra. Vivevano solo nelle fantasie notturne di cui non si
parlava il giorno dopo a scuola. I ragazzi e le ragazze non potevano
toccarsi finch non erano sposati. Anche quando uscivano
insieme, impedivano alla propria mano di vagare nell'abitacolo
del taxi per incontrare quella dell'altro. Non permettevano
che un accidentale sfioramento del braccio si
trasformasse in un abbraccio intenzionale. Vivevano in mondi
fisicamente separati, e fino al matrimonio non c'era modo
di varcare il confine che li divideva. Ma allora perch
Tzippy provava quelle sensazioni? Perch riusciva a immaginare
corpi e carezze che non aveva mai visto n sentito?
C'era un ragazzo in particolare che le compariva davanti
ogni volta che si voltava. Girava sempre di corsa per le strade
di Gerusalemme, e Tzippy lo intravedeva di profilo, di
schiena, da lontano. Era alto, con i capelli castano chiaro che
spuntavano da sotto il cappello nero. Indossava l'uniforme
della yeshiva pantaloni neri, camicia bianca, giacca nera -
ma portava uno zaino rosso scuro. Lo vide nel negozio di alimentari
e poi al Muro del Pianto, con il volto schiacciato contro
le fessure della pietra. Lo fiss, desiderando che si girasse
a guardarla. Ma lui tenne gli occhi bassi, immune agli
sguardi bramosi di Tzippy.
Un giorno lo rivide sull'autobus. Si fece largo tra la folla
finch non se lo ritrov a portata di mano. Non riusc a vederlo
in faccia, ma avrebbe potuto toccargli la schiena, se
avesse osato. Il ragazzo scese dall'autobus, e attraverso il finestrino
impolverato Tzippy lo guard incamminarsi lungo
la strada, mescolarsi alla folla e sparire. Ma quella notte lo ritrov.
In sogno, il ragazzo si girava, le sorrideva e le faceva
cenno di seguirlo.
L'ondata di caldo non si era attenuata, e Tzippy aveva
smesso di portare le calze. Mentre muoveva i piedi, la brezza
si insinuava fra le dita e risaliva lungo le gambe. Era consapevole
del fruscio della gonna contro le cosce. Si sentiva nuda,
come se si fosse tolta qualcosa di indispensabile tipo la camicia.
Quando vide di nuovo il ragazzo, lo segu dalla Citt
Vecchia fino a Mea Shearim, uno dei quartieri pi religiosi di
Gerusalemme. L, i caseggiati si accalcavano gli uni a ridosso
degli altri. I fili per stendere erano tesi da una finestra all'altra,
con i panni che sventolavano come bandiere. Tzippy tratteneva
il fiato ogni volta che il ragazzo si fermava per guardarsi
intorno. Accarezz l'idea di chiedergli se avesse bisogno
di aiuto. Ma in quel quartiere, uomini e donne non sedevano
vicini sull'autobus. Distoglievano lo sguardo quando si incrociavano.
Le ragazze si muovevano in gruppo, con i capelli
intrecciati e lunghi abiti grigi. I ragazzi si spostavano tutti
insieme, a occhi bassi, dalla yeshiva a casa e poi di nuovo alla
yeshiva. Sugli edifici erano affissi cartelli che mettevano in
guardia contro le donne vestite indecorosamente, e Tzippy
temeva che i membri della Tznius Police, gli autoeletti guardiani
del pudore, si accorgessero delle sue gambe nude. L'avrebbero
inseguita e scacciata dal quartiere.
Ma ci non le imped di proseguire. Era rossa in viso e il
cuore le batteva all'impazzata. I capelli erano sfuggiti al fermaglio
e le ricadevano sul viso. Ma Rivka aveva offerto l'acqua
ai cammelli di Eliezer anche se doveva essere esausta dopo
un'intera giornata trascorsa a badare alle pecore. Lia era
disposta a sopportare la vergogna di essere la sposa sbagliata.
Tzippy, che soffriva solo per il caldo e la stanchezza, non
si ferm. Corse dietro a quel ragazzo, su per la scalinata che
collegava una strada all'altra.
Sal i gradini due alla volta senza guardare dove andava,
temendo che, se gli avesse staccato gli occhi di dosso, il ragazzo
sarebbe tornato a mischiarsi alla folla di studenti delle
yeshivot. D'un tratto calpest l'orlo della gonna e incespic.
Il suo piede si smarr tra la stoffa in eccesso, e Tzippy
cadde in avanti con un grido. La gonna si gonfi come un
pallone, e lei fin distesa a faccia in gi sui gradini di pietra
bianca.
Allora accadde il miracolo che stava aspettando. Il ragazzo
smise di camminare e si volt. Tzippy era troppo imbarazzata
per alzare lo sguardo. Avrebbe voluto tirar su la gonna
fin sopra la testa per nascondersi.
Tutto bene? chiese il ragazzo.
Al suono della sua voce, Tzippy si rimise in piedi nel modo
pi aggraziato possibile. Era la prima volta che lo guardava
in faccia. Nella sua mente, il cappello vol via e venne
rimpiazzato da una piccola yarmulka blu lavorata all'uncinetto
con sopra scritto in bianco go yankees. Al posto dei
pantaloni neri e della camicia bianca, il ragazzo indossava un
paio di jeans e una felpa. Scomparvero anche l'espressione
seria e gli occhi bassi, sostituiti da un sorriso dispettoso. Lo
studente della yeshiva divenne il quindicenne che giocava a
pallacanestro in calzoncini e canottiera e la faceva arrossire.
Bryan! grid Tzippy.
Il ragazzo, che si era fermato in cima alla scalinata, e scese
a raggiungerla, Tzippy non lo vedeva da secoli. Le loro madri
erano state compagne di stanza al college, e in passato le
loro famiglie si erano frequentate parecchio. Con gli anni la
frequentazione si era diradata finch, a un certo punto, era
cessata del tutto.
Ciao, disse piano Tzippy. Stava ancora cercando di riprendere
fiato, mentre lui si riaveva dalla sorpresa e la salutava.
Stai facendo l'anno di seminario? le chiese.
Frequento il B'nos Sarah. Sono qui da pochi mesi, rispose
Tzippy.
Io sono al terzo anno di yeshiva.
Wow, disse Tzippy. Non lo sapevo. Mi sa che non
ci vediamo da...
Anni, disse lui.
Non poteva credere che fosse Bryan. Il fremito che un
tempo provava in sua presenza riapparve all'istante. Ricord
una volta in cui era andata a casa sua con la famiglia, e Bryan
era fuori a giocare a pallacanestro con gli amici malgrado
fosse Shabbos. Dalle conversazioni di Shayna con Naomi,
Tzippy sapeva che Bryan era un asso della squadra di pallacanestro
della scuola, anche se l'idea di una scuola ebraica
con una squadra di pallacanestro le sembrava alquanto strana.
Sapeva anche che era alto e carino, con un sorriso allo
stesso tempo dolce e dispettoso. Aveva cercato di non guardarlo
quando gli era passata accanto, uscendo per una passeggiata
insieme alle sorelle. Quando l'aveva vista, Bryan aveva
interrotto il gioco. Si era messo a palleggiare e le aveva
fatto un cenno di saluto, dicendo, in tono familiare: Ehi,
Tzip. Poi aveva gridato, davanti a tutti i suoi amici: Tzippity
du da, Tzippity de. Molto divertente, aveva detto
Tzippy, in un impeto di imbarazzo ed emozione. Davanti alle
sorelle aveva ostentato indifferenza, ma pi tardi, quando
era rimasta sola, aveva pensato alla sensazione che aveva provato
in presenza di Bryan: l'aveva trattenuta e divisa in cento
parti diverse.
Ora Bryan le sorrise di nuovo, ma distolse lo sguardo mentre
un gruppo di chassidim sfilava accanto a loro, mandato da
una forza divina per spezzare quel momento.
Magari ci rivedremo, le disse.
La salut con la mano e corse via, lasciandola di nuovo a
guardare la sua schiena. Malgrado avesse abbassato lo sguardo
mentre le parlava, era stato felice di vederla. Nelle rapide
occhiate che le aveva lanciato, Tzippy aveva visto un guizzo
d'interesse. Si sarebbe messa a saltare, se solo non avesse
avuto una caviglia dolorante, se solo fosse stata tipo da fare
una cosa del genere. Ma con la fantasia vide una versione in
miniatura di se stessa, in tut e calzamaglia rosa, che saltava
gi dai gradini e piroettava per le strade.
...
.
...
Quattro.
...
.
...
Al Jerusalem Plaza Hotel la porta girevole continuava a
ruotare, portando giovani uomini nell'atrio. Le ragazze con
cui avevano appuntamento aspettavano in fila, e i ragazzi,
che non le avevano mai incontrate, non sapevano come distinguerle.
Cercavano di associare la voce al volto, la descrizione
alla ragazza. Quale discendeva da una lunga stirpe di
rabbini? Quale proveniva da una famiglia ricca? Chi era Adina,
chi era Avigail? Non c'era tempo da perdere con errori
di persona. Il matrimonio e i figli aspettavano dietro le quinte.
Mentre le coppie si assortivano, la porta gir di nuovo e
Baruch entr nell'atrio, cercando di ricordare come si parlava
con le ragazze.
Aveva sempre evitato di andare in citt, di sedersi accanto
alle ragazze sull'autobus, di entrare in contatto con loro se
non in caso di necessit. Eppure, certe immagini gli venivano
in mente contro la sua volont. Nel bel mezzo dello studio,
vedeva spalle, caviglie e cosce, e tutte le parti proibite gli
facevano cenni d'invito. Mea Shearim sembrava il luogo pi
sicuro per chi cercasse di evitare quei pensieri, e cos trascorreva
l il suo tempo libero, osservando i chassidim e desiderando
che lo prendessero con s. Invidiava la loro integrit,
la loro storia. Conosceva solo qualche parola di yiddish, la lingua
usata dai chassidim. In precedenza, i suoi unici contatti
con lo yiddish si erano verificati nella sinagoga di Laurelwood,
dove qualche volta si univa ai pochi anziani, tutti sopravvissuti
all'Olocausto, intorno a una bottiglia di slivovitz, l'acquavite
di prugne ungherese. Gli anziani lo costringevano ad
accettare un piatto di aringhe che Baruch non riusciva a mangiare,
e gli parlavano in uno yiddish che gli riusciva incomprensibile.
Ma lo yiddish parlato dai chassidim era quello dei
loro bisnonni. I bambini lo farfugliavano per strada. Baruch
voleva tornare indietro nel tempo e ricongiungersi ai propri
antenati che vestivano e vivevano come loro. La sua famiglia
aveva pochi legami con il passato. Ma gli ebrei devoti di Mea
Shearim sembravano ignorare il fatto che le strade di ciottoli
su cui camminavano non erano le stesse dei villaggi e degli
shtetl dei loro antenati. In quel luogo non erano le persone
dagli abiti antiquati a risultare anacronistiche, bens le poche
tracce del ventunesimo secolo le fermate dell'autobus,
i manifesti pubblicitari, le cabine con i telefoni a scheda.
Un tempo, Baruch considerava i chassidim una strana razza.
Sconcertato dai loro soprabiti e cappelli, voleva far sapere
di non essere come loro. Poteva anche indossare una piccola
yarmulka di lana, ma nascondeva la propria ortodossia
ogni volta che poteva. Ora, in quella sfilata di uomini barbuti
dal cappello nero, vedeva i veri testimoni del passato. La
forma e le dimensioni del cappello, la stoffa del soprabito, la
lunghezza dei pantaloni narravano epopee. Gli uomini con il
cappello bordato di pelliccia erano i Belzer, il cui rebbe era
sfuggito ai nazisti ed era venuto a ricostruire Israele. Quelli
con la giubba dorata stretta in vita sopra i pantaloni neri erano
i Yerushalmi, nati e vissuti a Gerusalemme da pi generazioni.
Quelli con i pantaloni alla zuava e i calzini bianchi al ginocchio
appartenevano alla setta dei Satmar. Quelli in abito
completo che offrivano ai passanti la possibilit di indossare i
tefillin erano i Lubavitch, che speravano di introdurre l'era
messianica da un giorno all'altro. I chassidim di Bratzlav lasciavano
un posto vuoto in sinagoga per il loro rabbino, nonostante
fosse morto da molto tempo. I chassidim di Reb Arelach
passavano le giornate fra preghiera, meditazione e canto.
I ragazzi della yeshiva raccontavano storie sulla bellezza delle
loro preghiere. I chassidim cantavano e si dondolavano finch
non sembravano abbandonare il mondo circostante.
Baruch camminava per Mea Shearim, in cerca della sinagoga
dei chassidim. Non c'erano cartelli, e tutti quelli a cui
chiedeva indicazioni gli dicevano la stessa cosa: Yashar, yashar,
avanti, dritto per di qua. Ma ogni volta che andava
dritto, la strada faceva una curva e si addentrava ancora di
pi nel quartiere. Il sole stava tramontando oltre gli edifici.
L'ora di mincha era quasi passata. Erano pi o meno tre anni
che Baruch non perdeva la preghiera del pomeriggio, e
l'ombra del peccato gli stava alle calcagna. Mentre alzava lo
sguardo per decidere da che parte svoltare, un gruppo di ragazzi
si radun intorno a lui. Erano vestiti di bianco e nero
come i loro padri. I volti pallidi erano inghiottiti dal cappellone
con il nastro. Baruch domand, nel suo ebraico dall'accento
americano, dove fosse la sinagoga di Reb Arelach. I ragazzi
non capivano, e Baruch prov di nuovo, in inglese. Gli
risposero, fra risatine e sussurri in yiddish, con una delle poche
parole di inglese che conoscevano: America, America.
Non ottenendo risposta, ci riprovarono. New York?
New York?
Infine, uno dei pi grandi si fece avanti per aiutarlo.
Ani maveen, disse. Io capisco.
Il ragazzo gli indic una stretta scalinata incuneata fra due
edifici. Baruch sal i gradini di corsa. Quando arriv in cima,
sent qualcuno gridare. Si volt e vide una ragazza sdraiata
ai suoi piedi. Malgrado tutti i suoi sforzi per evitare le ragazze,
Dio gliene aveva piazzata una proprio in mezzo alla
strada. La riconobbe subito, e qualunque pensiero riguardante
la sinagoga e mincha gli usc di mente. Era troppo impegnato
a riflettere su quanto era diventata carina. Alle superiori,
lui e i suoi amici si prendevano gioco di quell'abbigliamento
castigato. Armatura integrale, la chiamavano.
Erano troppo giovani per capire che un corpo coperto era pi
seducente di uno scoperto.
I chassidim di Reb Arelach avevano finito di pregare e
stavano uscendo in massa dalla sinagoga. Scesero le scale con
gli occhi fissi su Baruch e Tzippy. Il loro arrivo riscosse Baruch,
ricordandogli chi era. Ma prima di correre via, guard
Tzippy ancora una volta e desider di poterla invitare a bere
un caff. Voleva parlarle senza pensare di fare qualcosa di
male. Voleva continuare a guardare quegli occhi spalancati.
Baruch non credeva di essere pronto per uscire con una
ragazza. Ma, nella yeshiva, sposarsi a ventun anni non era
un'anomalia. Diciotto per la chuppah, diceva il Talmud (Sanhedrin
42b). Secondo quel calcolo, Baruch era gi vecchio.
Di nuovo l'uno di fronte all'altra, Baruch e Tzippy si comportavano
in modo formale. Rispettavano ogni regola e usanza.
Non volevano ammettere di aver percorso al contrario la
strada dello shidduch, incontrandosi per conto proprio e poi
cercando qualcuno che combinasse l'appuntamento. Baruch
aveva trovato qualcuno che conosceva Tzippy e aveva chiesto
che gli organizzassero un incontro con lei. Tzippy si era
impegnata nella medesima impresa, cercando di individuare
qualcuno che conoscesse Baruch. Quando l'intermediario di
Baruch le aveva telefonato, Tzippy si era finta sorpresa, cos
come aveva fatto Baruch quando l'aveva chiamato l'intermediario
di Tzippy.
Dato che si erano gi incontrati, Tzippy e Baruch potevano
saltare l'imbarazzante momento preliminare della ricerca
di un argomento di conversazione. Non dovevano chiedersi
perch qualcuno li ritenesse adatti a frequentarsi e sposarsi.
Si erano piaciuti subito. Non provavano il desiderio di
fuggire, non controllavano di nascosto l'orologio. Tzippy non
si guardava intorno chiedendosi se non fosse pi adatta per
il ragazzo del tavolo accanto. Baruch non pensava ai minuti
che passavano e che sarebbero stati meglio impiegati sui libri.
Anzi, Baruch not che Tzippy era modesta, riservata e
dolce. Tzippy not che Baruch aveva adottato un accento
yiddish, come se fosse cresciuto a Vilnius o Volozin invece
che nel New Jersey. Lui not che Tzippy annuiva mentre le
parlava, e ci lo fece sorridere. Lei not che Baruch sembrava
pi rilassato degli altri ragazzi con cui era uscita.
Baruch le parl della yeshiva e di quanto amasse studiare.
Dopo quasi due anni e mezzo, non riusciva a immaginare di
tornare a casa. Tzippy gli disse che anche lei adorava stare in
Israele. Baruch disse che voleva continuare a studiare. Tzippy
disse che era disposta a mantenere un marito che desiderasse
studiare. Voleva figli e ospiti, una casa movimentata e un mucchio
di cose da fare. Quando Baruch pensava alla propria casa,
immaginava una tavola del Shabbos lunga quanto la sala da
pranzo. Tutti sarebbero rimasti seduti per cantare e condividere
le parole della Torah. Non si sarebbero allontanati, come
succedeva a casa dei suoi genitori, per leggere o dormire.
Finirono la Coca-Cola. Quella era di solito la parte pi dura
e orribile della serata, quando a Tzippy non veniva in mente
nulla da dire. Ma Baruch le piaceva. Poteva dire quello che
voleva.
Allora, cosa ti  successo? chiese infine.
Che vuoi dire?
Andiamo, Bryan. Ti conosco. Non sei sempre stato cos.
Baruch sussult nel sentirsi chiamare con il nome inglese,
ma non la corresse.
Adesso te lo spiego, disse, dondolandosi avanti e indietro
sulla sedia come se stesse pregando. Ho avuto un'educazione
religiosa, giusto? Shabbos, kosher e tutto il resto.
Ma non eravamo davvero religiosi. Non in un modo che avesse
significato. Sai com' la mia famiglia. Facevamo quel che
c'era da fare, punto e basta. Poi sono venuto alla yeshiva, e per
la prima volta in vita mia ho capito cosa significasse essere davvero
religiosi. Il mio rabbino non cercava di far entrare la Torah
nella sua vita. La Torah era la sua vita. Ho pensato alla mia
famiglia e mi sono detto: Non penso che credano davvero. E
poi ho dovuto farmi la stessa domanda: ma io credo davvero?
E qual  stata la risposta? chiese Tzippy.
Mi sono sorpreso di me stesso. Perch la risposta era s.
Cosa ne pensano i tuoi? chiese Tzippy.
Baruch scosse la testa. Per come la vedo io, disse, citando
il suo rabbino, ogni generazione pu scegliere di allontanarsi
dal Sinai e perdere il contatto con la tradizione.
Oppure possiamo invertire la rotta e recuperare quel legame.
Possiamo appoggiarci alla generazione che ci ha preceduti.
Questo significa che sono turbati, disse Tzippy.
Puoi dirlo forte, disse Baruch, ed entrambi risero.
E tu, invece? chiese Baruch.
Tzippy alz le spalle. Non saprei. Sono sempre la stessa,
credo.
 strano. Mi sembra di conoscerti e di non conoscerti.
Mi ricordo alcune cose, ma  difficile pensare che quella fossi
tu.
Io ricordo molte cose, disse Tzippy.
E cosa pensavi di me allora? chiese Baruch, temendo
la risposta.
Tzippy tir un profondo respiro. Pensavo che fossi carino, -
disse, ed entrambi arrossirono.
Anche Baruch respir profondamente. Vuoi fare una
passeggiata? le chiese.
Uscirono dall'albergo. Le strade curvavano verso l'alto, e
si vedevano le mura della Citt Vecchia. Tzippy e Baruch
percorsero le tortuose strade acciottolate fino al Muro del
Pianto. Gruppi di uomini si assiepavano l per recitare le preghiere
serali. Oltre la mechitzah, le donne schiacciavano il
volto contro la pietra. Le loro bocche si muovevano rapidamente,
mentre leggevano i salmi dai logori libretti delle preghiere.
Tzippy e Baruch si sedettero in fondo alla piazza e
osservarono il continuo afflusso di turisti, di quei moderni
pellegrini che arrivavano in macchina e in taxi, a piedi e sull'affollato
autobus numero uno.
L'ora tarda rendeva pi disponibili alle confidenze. Si
scambiarono confessioni. Tzippy disse che sua madre desiderava
un'unica cosa per lei. Era venuta in Israele per sfuggire
alle sue pressioni. Gli parl delle sue sorelle e rise quando
Baruch fece confusione con i nomi. Gli disse che le amava,
ma che a volte si sentiva pi che una madre una sorella.
Baruch disse che lui e sua sorella non avevano pi niente in
comune. Sapeva che probabilmente era colpa sua. Quando era
tornato a casa, si era talmente dato da fare per dimostrare alla
sua famiglia di essere cambiato che non era quasi riuscito a
parlare con Ilana. Adesso sembrava incredibile, ma prima di
tornare aveva accarezzato l'idea che i suoi famigliari potessero
accogliere con entusiasmo il suo cambiamento. Sperava addirittura
che decidessero di cambiare insieme a lui. Ma non si
erano mostrati interessati. Si ritraevano ogni volta che lui diceva
qualcosa, oppure, peggio ancora, si mettevano a ridere.
La verit , le confid Baruch, che i miei genitori
non capiscono affatto.
Baruch e Tzippy avevano fatto tanti progressi che, al secondo
appuntamento, una cena al ristorante parve loro un
buon investimento. Un secondo appuntamento significava che
c'era una possibilit: finalmente, forse, chiss, era shayach.
Seduti l'uno di fronte all'altra, Baruch e Tzippy continuarono
a sorridere. Sorridevano qualunque cosa l'altro dicesse.
Quando torn a casa, Tzippy stava ancora sorridendo. Rimase
alzata fino a tardi, ripensando a tutto ci che aveva detto
Baruch. Quella notte, in sogno, Baruch la salut con la
mano, e lei lo segu di nuovo lungo le strade tortuose. Tzippy
cadde e Baruch si volt, poi la scena si ripet, una, due volte.
Tzippy grid e Baruch si ferm, la guard, sorrise.
Al successivo appuntamento, Tzippy e Baruch andarono
al campo da minigolf fuori Gerusalemme, dove i green
pullulavano di coppie religiose. Si radunavano l in alternativa
all'atrio dell'albergo, e usavano il gioco per rilassarsi
e fare conoscenza. Baruch esamin il campo con aria perplessa,
come se stesse decifrando un passaggio difficile del
Talmud. Poi lanci, e la pallina viaggi lungo il green, attraverso
gli archetti rossi e oltre i fiori finti. Rallent man
mano che si avvicinava alla buca, gir intorno al bordo e
cadde dentro.
Sei bravo, disse Tzippy.
Baruch fece un inchino. Be', ho giocato da professionista,
sai.
Oh, davvero?
Certo. Nella squadra della yeshiva.
Tzippy scoppi a ridere. Forse  l che ti ho visto. Io
gioco da anni.
E in quale squadra sei?
Come, credi che il B'nos Sarah non abbia una squadra?
Per tua informazione, siamo campionesse nazionali.
Per dimostrarglielo, Tzippy ruot su se stessa con la mazza
in mano. La pallina vol oltre la barriera di legno. Rimbalz
due volte e atterr, fra lo stupore della coppia l accanto,
in cima alle palme finte del green vicino.
Quella sera, le ragazze si accalcarono in camera di Tzippy
per chiederle di Baruch. Non riuscivano a mandar gi il fatto
che Tzippy l'avesse incontrato per conto proprio.
 cos moderno, esclamarono, prima con disapprovazione
e poi con divertimento. .
La bombardarono di domande e immaginarono di uscire
e portarsi a casa un ragazzo. Vollero sapere come l'avesse scelto
tra la moltitudine di studenti che giravano per la citt.
Erano entusiaste del fatto che fosse pi giovane di lei; rendeva
la sua scappatella pi simile a una ribellione. Poi vollero
sapere cosa le piacesse di Baruch. Tzippy rispose che le
piaceva il fatto di poter essere se stessa in sua presenza. Disse
che Baruch era divertente, dolce e carino. Le piaceva che
fosse religioso ma anche che avesse una vena mondana.
Ma non voleva dire di pi. Temeva che se avesse parlato
troppo presto, il futuro che le si prospettava sarebbe
scomparso. Non disse alle amiche che, malgrado lo chiamasse
Baruch, pensava a lui come Bryan. Alle superiori, lei
e le sue compagne ritenevano che i loro coetanei ortodossi
moderni conducessero una vita molto simile a quella dei protagonisti
della serie Sweet Valley High che Tzippy leggeva
di nascosto sotto le coperte. Sentivano parlare di balli studenteschi
clandestini e ufficiosi, organizzati con il tacito
consenso dei rabbini moderni. Incontravano quei ragazzi e
quelle ragazze in blue jeans al ristorante e ai raduni famigliari,
e non riuscivano a decidere se potessero ancora qualificarsi
come ortodossi. Una volta sua madre, dopo una conversazione
telefonica con Naomi, aveva scosso la testa con
stupore. Bryan va a una festa dei sedici anni, e a quanto
pare sar un compleanno con balli misti. Tzippy aveva
cercato di immaginarla, quella festa. Ma perfino nella sua
immaginazione, la mano di uno chaperon era intervenuta
per rimandare i ragazzi e le ragazze ai rispettivi lati della
stanza.
Adesso voleva sapere tutto. Baruch le parlava delle superiori
e di com'era lui a quei tempi. Raccontava della sua ossessione
per il baseball, delle ragazze con le quali era uscito,
delle feste a cui aveva partecipato. Descriveva ogni cosa in
modo beffardo, per mostrarne i difetti, i compromessi. Ma
Tzippy insisteva: voleva immaginare ogni minimo dettaglio.
Come si chiamavano le ragazze? Che aspetto avevano? Cosa
gli piaceva di loro? Dov'erano adesso? Voleva sapere se a
quelle feste Baruch aveva ballato, se si era divertito, se gli
mancavano. Baruch sorrideva, stupito di tutte quelle domande.
Perch ti interessa tanto? si inform. Tzippy nascose
rapidamente la propria meraviglia. Semplice curiosit, -
rispose.
Alle sue amiche non raccont neppure che a volte lei e Baruch
non dicevano una parola. Si guardavano e basta. Non
raccont che aveva trovato il coraggio di dirgli con quanti ragazzi
era uscita. Quarantadue, aveva detto. Baruch non
le aveva creduto, e Tzippy era ammutolita, pensando che la
stesse prendendo in giro. No, aveva detto lui.  solo
che non posso credere che quarantadue ragazzi ti abbiano lasciata
scappare. Una volta, a mo' di prova, gli aveva mostrato
il suo diario degli appuntamenti. Baruch aveva letto
tutti i nomi ad alta voce, come se fossero i concorrenti di un
quiz televisivo. Avraham Cohen, Yitzchak Kaplan, Yaakov
Blumenthal, Yosef Schachter, venite avanti, ragazzi, aveva
gridato, e per la prima volta Tzippy aveva riso forte della
sua lunga e triste lista.
Al telefono con la madre, Tzippy non parlava di Baruch.
Se fosse stata a casa, avrebbe spifferato tutto non appena
Shayna le avesse fatto qualche domanda. Ma adesso che era
lontana poteva tenere la notizia per s. Per una volta, l'opinione
di sua madre non aveva importanza. Tzippy non doveva
pensare a chi fossero e cosa possedessero i famigliari di
Baruch, o a quali effetti avrebbe avuto quell'unione sulla propria
famiglia. A volte sembrava che i fidanzamenti avessero
luogo per il bene della comunit. Le ragazze venivano accoppiate
con i ragazzi come le principesse venivano accasate
per consolidare i rapporti fra le nazioni. Gli altri ragazzi con
cui era uscita le erano sembrati semplicemente un elenco di
qualit, da confrontare con la lista di quelle che lei voleva in
un marito. Uno valeva l'altro.
Con Baruch, non pensava pi a quell'elenco. I sentimenti
che nutriva per lui erano pi importanti di quello che desiderava
ufficialmente. Immaginava che gli appuntamenti
non terminassero con un arrivederci davanti alla porta di casa:
lei lo prendeva per mano e lo portava di sopra. Lo stringeva
fra le braccia e posava la testa sul suo petto. Baruch le
accarezzava i seni. Nel sogno, Tzippy fremeva senza temere
di commettere peccato.
Quelle fantasie la rendevano baldanzosa. Quando era con
Baruch, il suo corpo prendeva il sopravvento. Le sue mani
smettevano di ascoltarla. Trovavano scuse per passargli qualcosa
e casualmente indugiavano un secondo di troppo. Anche
le gambe partecipavano alla rivolta. A volte, camminando,
gli si avvicinavano. La sua mente la tentava e la stuzzicava,
proponendole quesiti e scenari. Cosa sarebbe accaduto
se le loro braccia si fossero sfiorate? Chi dei due si sarebbe
scostato per primo? E se lei lo avesse preso per mano, fingendo
che fosse la cosa pi normale del mondo?
La sera restavano fuori fino a tardi. In nome del matrimonio,
violavano il coprifuoco e saltavano le lezioni. Quando
tornavano a casa, si parlavano al telefono. Non importa a
che ora avessero cominciato, quando guardavano l'orologio
erano sempre le tre del mattino.
Dovremmo riagganciare, diceva Baruch. Alle sette
devo essere in piedi.
Lo so, conveniva Tzippy. Dovremmo proprio.
A volte uno dei due si addormentava per qualche minuto.
A volte si addormentavano entrambi, con il cellulare contro
l'orecchio. Poi si svegliavano e ricominciavano a parlare.
Nel cuore della notte, Tzippy riusciva a dire qualunque cosa
le passasse per la mente. Timidezza e decenza si smarrivano
nella miscela di intimit notturna e mancanza di sonno.
Quel giorno non ero a Mea Shearim per caso, confess
una volta Tzippy. Continuavo a vederti in posti diversi,
e cos ti ho seguito.
Baruch le sembr sorpreso. Davvero? Per quanto tempo?
Tzippy sper che non pensasse male di lei. Non saprei,
rispose. Una settimana o due.
Baruch riflett. Immagino sia stata yad Hashem, la mano
di Dio, decise.
Tzippy sorrise, sollevata. Immagino di s.
Si avvicinarono all'argomento in punta di piedi, senza mai
renderlo esplicito. Cominciarono a includere l'altro quando
parlavano del futuro. Invece di dire la mia casa, Baruch
aveva iniziato a dire la nostra casa. Aveva preso a dire
noi, quando appena due settimane prima diceva io.
Tzippy collezionava quei lapsus e ne faceva altrettanti.
Le mie compagne di stanza sono impazzite, disse a Baruch.
Dicono che stanno scegliendo le porcellane per noi.
I miei amici si lamentano della mia sbadataggine, disse
Baruch. Mi prendono in giro perch dicono di non avermi
mai visto cos.
E tu cosa rispondi? chiese Tzippy.
Che  colpa della primavera.
Ma siamo solo in dicembre.
Lo so. Infatti non mi hanno creduto. Hanno pensato
che forse dipendeva da qualcos'altro, disse Baruch.
E tu cos'hai detto? chiese Tzippy.
Che forse avevano ragione.
Tzippy e Baruch uscivano insieme da dieci settimane, abbastanza
perch il clima passasse da troppo caldo a troppo
freddo. Pregavano per la pioggia tre volte al giorno, e a fine
dicembre Dio rispose con un'acquerugiola insistente. Non
appena smise di piovere, Tzippy e Baruch si avventurarono
fuori casa. Infagottati in sciarpe e cappelli, andarono allo Zoo
Biblico. Cercarono di ignorare il freddo pungente, ma dopo
un rapido passaggio davanti a cervi, gazzelle e montoni, si rifugiarono
nel rettilario.
 incredibile, disse Baruch. Dio ha creato tutte queste
specie di animali. Voglio dire, perch non un solo tipo di
serpente o di lucertola? Perch tante specie diverse? Evidentemente,
concluse, era un Dio che amava la variet.
Tzippy si fingeva interessata, ma gli stava cos vicina che
le loro braccia si sfioravano. Guardarono dentro la gabbia,
trattenendo il respiro per paura di interrompere quel contatto
casuale.
Hai parlato di noi ai tuoi genitori? chiese Tzippy.
No, ammise Baruch.
Nemmeno io, disse Tzippy.
Cio, non ancora, si corresse Baruch. Ma lo far.
Volevo aspettare finch non ne avessimo discusso, finch non
fossimo stati sicuri.
Allora sei sicuro? domand piano Tzippy.
S, disse Baruch, e le si avvicin finch i loro giubbotti
non si sfiorarono, strati di piume d'oca e Polartec che
premevano dolcemente l'uno contro l'altro. Entrambi alzarono
la mano come per toccarsi. Accostarono due dita guantate,
lasciando che le stoffe si toccassero e la pelle immaginasse
quel contatto.
I rabbini avevano ragione. Con una ragazza in mente, Baruch
non riusciva a prestare attenzione allo studio. La mente
lottava contro il corpo. Nelle pagine del Talmud vedeva
il volto di Tzippy. Durante gli shiurim del rabbino sentiva la
voce di Tzippy. Nei momenti in cui avrebbe dovuto pregare,
pensava a quel volto che arrossiva cos facilmente. I rabbini
raccomandavano di valutare una ragazza basandosi sulla
sua modestia. Dicevano di considerare che genere di casa
avrebbe creato, che tipo di madre sarebbe stata. Baruch lo
aveva fatto. Gli piaceva la religiosit di Tzippy. Gli piaceva
che fosse dolce e comprensiva. Possedeva tutti i requisiti che
Baruch cercava in una moglie. Ma soprattutto, Tzippy gli
piaceva e basta.
Credo che sia Quella Giusta, sussurr Baruch a Chaim,
mentre sedevano insieme agli altri a studiare fino a tarda
notte.
Lui e Chaim avevano studiato insieme per mesi, e avevano
discusso quasi esclusivamente delle pagine che avevano
davanti. Eppure, ci era bastato per creare un legame. Lo studio
che avevano condiviso era importante quanto qualsiasi
informazione personale avrebbero potuto scambiarsi.
All'annuncio di Baruch, Chaim salt in piedi. Non restava
mai seduto quando studiava. Passeggiava, gesticolava,
camminava parlando e agitando furiosamente le mani.
Quella Giusta, disse Chaim, spingendo il pollice nell'aria.
E cosa ci insegna il Chazal a questo proposito? Fece
una pausa, solo per riprendere fiato. In Kiddushim,  scritto:
Dovendo scegliere fra studiare la Torah e prendere moglie,
l'uomo studier la Torah. Ma se l'uomo non pu vivere
senza una moglie, prender moglie e poi studier la Torah.
I ragazzi erano abituati a vedere Chaim in costante movimento.
Vivere nel beis midrash significava anche imparare
a escludere tutto ci che non si trovava direttamente davanti
ai propri occhi. Studiavano a coppie, e si concentravano
solo sulla voce del compagno in mezzo al chiasso. Non era
strano che qualcuno camminasse avanti e indietro mentre studiava.
Alcuni si appassionavano talmente a una riga di testo
che picchiavano i pugni sul tavolo e si mettevano a litigare
ad alta voce. Ma una discussione sul matrimonio attir l'attenzione
e distolse tutti dallo studio.
In parte cantando e in parte salmodiando, Chaim prosegu.
Rav Yehudah disse in nome di Shmuel: La regola
: un uomo deve prima prendere moglie e poi studiare la
Torah Proprio mentre il sollievo cominciava a dipingersi
sul volto dei ragazzi, Chaim alz un dito nell'aria per
metterli in guardia. Ma Rav Yochanan ribatt: Con una
palla al piede, come si pu studiare la Torah?
Prima di cominciare con gli appuntamenti, i ragazzi si consultavano
con i rabbini per sapere se fossero pronti. Non era
una decisione da prendere alla leggera. Da quel momento, lo
studio non sarebbe pi stato lo stesso. Gli studenti celibi vivevano
nel pensionato e ricevevano tre pasti al giorno. A parte
i libri, avevano ben poche necessit. Una volta sposati, diventavano
kollel, un rango pi elevato nella gerarchia della
yeshiva. Ma senza volerlo, facevano il primo passo sulla strada
del distacco. I kollel restavano nella yeshiva finch il padre
o il suocero riuscivano a mantenerli. Ma le esigenze del
mondo reale invadevano la loro vita. Le mogli avevano spesso
due lavori e molti figli a cui badare, e non potevano sostenere
da sole tutta quella pressione. I ragazzi dovevano guadagnarsi
da vivere. I pi intelligenti riuscivano a ottenere un
posto di insegnante nella yeshiva. Alcuni insegnavano alle superiori
o alle elementari, e cercavano di diventare membri autorevoli
della comunit. Altri seguivano di nascosto le lezioni
serali al college e finivano per abbandonare del tutto la yeshiva.
Lavoravano con i computer e si sforzavano di trovare
il tempo per studiare.
Ma Rav Huna non dice anche che colui che ha vent'anni
e non  sposato trascorrer le giornate in pensieri peccaminosi?
intervenne Yaakov, che aveva appena deciso di
essere pronto per uscire con le ragazze.
S, ma in Sotah  scritto che l'uomo dovr prima costruirsi
la casa, poi piantare una vigna, e solo allora potr
prendere moglie, disse Chaim. Non era pronto per cercar
moglie. C'era tempo, per questo. Amava troppo i libri per
interessarsi a qualcos'altro. Studiava tutto il giorno, la sera
faceva una doccia fredda, e il mattino dopo riprendeva il proprio
posto nel beis midrash.
Ma in Yebamot, Rav Tanhum dice, in nome di Rav Hanilai,
che quando un uomo vive senza moglie, egli vive senza
gioia, senza benedizione, senza virt, disse Avrumy,
che appena due sere prima era tornato a casa fidanzato.
Misero a confronto diversi testi. Ma perch non c'erano
altri consigli, si chiesero. Dove trovare esempi di rabbini
che fossero usciti da quel mondo tutto maschile e avessero
scoperto di cosa parlare con le ragazze? Dove si spiegava
come calmare l'agitazione che assaliva alcuni di loro
durante un appuntamento? A quale saggio potevano rivolgersi
per sapere se certe abitudini irritanti della ragazza fossero
una ragione sufficiente per troncare il fidanzamento?
Come fai a sapere se  Quella Giusta? chiese uno dei
ragazzi non fidanzati.
Se non c' niente che non ti piaccia in lei, sugger un
altro.
Se non ti senti pronto per tornare a casa dopo qualche
minuto.
Se riesci a immaginare di vederla tutti i giorni per il resto
della tua vita.
Se non ti senti cos nervoso da voler fuggire a gambe levate.
Se non pensi che ti distoglier dallo studio.
Se hai tanta voglia di stare con lei che non riesci a studiare.
Se il tuo rabbino  d'accordo.
Se i tuoi genitori sono d'accordo.
Secondo me lo sai e basta, disse Baruch.
Baruch telefonava a casa una volta alla settimana, ma non
accennava al suo imminente fidanzamento. Con suo padre,
bastava rispondere svogliatamente alle domande. Con sua
madre era facile: le piaceva parlare. Se Baruch avesse passato
il telefono a uno dei suoi amici, Naomi non se ne sarebbe
accorta.
Prima del suo ritorno in Israele, lei e Baruch avevano tacitamente
concordato di trovarsi in disaccordo. Sua madre
aveva mediato una difficile pace tra padre e figlio per il rifiuto
di Baruch di iscriversi alla Columbia. Nei negoziati che
si svolsero dietro la porta della camera da letto, Naomi riusc
a convincere Joel che non potevano obbligarlo. Cosa dovremmo
fare, gli chiese, ammanettarlo ai banchi? Poi aveva
preteso che Baruch le desse qualcosa in cambio. La sera prima
che partisse per Israele l'aveva messo con le spalle al muro,
costringendolo a promettere che sarebbe stato tollerante
e rispettoso. A una distanza non solo di chilometri ma di secoli,
su piani di esistenza che non si intersecavano mai, era
facile accettare quella soluzione.
Adesso Baruch voleva rivelare la notizia, ma non ci riusciva.
Era sicuro che se avesse detto ai suoi genitori che stava
per sposarsi, quella fragile pace sarebbe svanita. All'inizio
sarebbero rimasti sconvolti, poi si sarebbero infuriati.
L'avrebbero sommerso di domande. Avrebbero insistito sul
fatto che non aveva mezzi di sostentamento, n per s, n
tanto meno per una moglie e una famiglia. Invece di ascoltare
le sue risposte, avrebbero visto solo quanto si era allontanato
da ci che avrebbero voluto per lui.
Ma questo era ci che voleva. Il matrimonio era il passo
successivo. Il suo rabbino aveva incontrato Tzippy e dato la
sua approvazione. Alcuni suoi compagni della yeshiva uscivano
gi con le ragazze. Stavano cominciando a fidanzarsi.
In quel mondo, fidanzarsi cos giovani, cos presto, era normale.
Baruch invidi ancora di pi i ragazzi nati nel mondo
della yeshiva. Quando si sposavano a diciannove anni con una
ragazza di diciotto, non erano soli sotto la chuppah. Sentivano
la forza di un'approvazione consolidata da generazioni.
Una sera, lui e Tzippy entrarono in un chiosco di falafel.
Assomigliava a centinaia di altri chioschi nel centro di Gerusalemme,
con il banco macchiato che un tempo era stato
bianco e alcuni sgabelli dal sedile rosso scuro. Alle pareti erano
appesi poster sbiaditi con foto di aranceti e di turisti sorridenti
sotto il berretto azzurro del kibbutz. Baruch aggiunse
qualche fetta di melanzana fritta alla pita gi colma, e diede
un cauto morso per impedire che il pane si rompesse spargendogli
addosso il ripieno. Tzippy era seduta sullo sgabello accanto al suo.
Nelle ultime due settimane, Baruch aveva visto un'espressione
speranzosa comparirle sul viso ogni volta che uscivano
insieme. Stava aspettando il momento in cui Baruch le
avrebbe chiesto di sposarla. Si era messa in ghingheri per ogni
appuntamento, senza mai sapere quale sera sarebbe stata la
sera. Ma quella sera sembrava pi rilassata. Erano usciti solo per una cena veloce, e Tzippy indossava una gonna di jeans
e la felpa del B'nos Sarah. Non era umanamente possibile che
si fidanzassero l.
Mangiarono i loro falafel guardandosi di sottecchi. Tzippy
si avvolse una ciocca di capelli intorno al dito e la rigir.
Quando gli lanci un'occhiata timida, Baruch smise di pensare
ai genitori e alla battaglia che lo aspettava.
Tzippy, disse, e fece un profondo respiro. Vuoi sposarmi?
Tzippy immaginava quel momento da una vita. Lei e le
sue amiche l'avevano programmato, discusso fino alla nausea,
e aspettato. Avevano pensato a dove sarebbe successo,
a cosa avrebbe detto lui, a cosa avrebbero indossato. Ma ora
che il momento era finalmente arrivato, non le importava di
indossare una gonna di jeans e di trovarsi in un chiosco di falafel
con il banco unto e il pavimento sporco, n che sua madre
sarebbe inorridita se avesse saputo che Baruch le aveva
chiesto di sposarlo l dentro. Pi avanti si sarebbero inventati
una storia migliore, a beneficio di chi avesse voluto sentirla.
Per Tzippy, le uniche cose importanti erano Baruch e
l'amore che le stava offrendo.
Tzippy disse di s, e si sent diversa. Quello era il momento
che aveva immaginato quando le parlavano del futuro. Si trovava
sul limitare di quel futuro, e si mise a correre. All'improvviso
intorno a lei c'era solo il cielo azzurro, e Tzippy
salp sull'oceano che separava la sua vita precedente da quella
attuale. Raggiunse quella barriera celeste, pronta a superarla.
...
.
...
Cinque.
...
.
...
Ogni volta che Baruch voleva parlare al telefono con entrambi
i genitori contemporaneamente, Joel capiva che c'erano
guai in vista.
Indovinate un po'? disse Baruch. Ho fatto la promessa.
Il primo pensiero di Joel fu di mantenere la calma. Per
quel che riguardava lui e Naomi, suo figlio era ancora un bambino.
Per quel che ne sapevano, non aveva una ragazza. A
quanto risultava, non parlava con le ragazze. Perci bastava
aspettare che la foschia si disperdesse e la spiegazione venisse
a galla: la promessa di trovare me stesso, forse. Oppure,
pi verosimilmente: la promessa di far impazzire i miei genitori.
Mazeltov, mazeltov, disse Baruch. Sto per sposarmi.
Cosa? esclam Naomi.
Con chi? chiese Joel con timore, non osando immaginare
che genere di moglie avesse scelto Baruch.
Oh mio Dio, quando  successo? Come  successo? -
grid Naomi.
Ecco com', pens Joel, quando ti viene un colpo apoplettico.
O un infarto. La stanza girava vorticosamente, e
Joel era piombato in una spirale di vertigine.
Cosa c'? chiese Ilana, sentendo il trambusto.
Prendi il telefono, disse Naomi. Tuo fratello ha una
notizia entusiasmante.
Cos' successo? chiese Ilana. Dimmelo.
Naomi si strinse vistosamente nelle spalle, e fece segno a
Ilana di prendere un altro ricevitore.
Ilana and a prendere il telefono numero tre nello studio
e lo port in cucina, dove Joel e Naomi erano in piedi l'uno
di fronte all'altra con le sopracciglia aggrottate.
 pazzesco, disse Ilana quando Baruch le ripet la notizia.
Naomi copr il ricevitore con la mano. Ilana, per favore!
Poi riprese la conversazione. Baruch, dimmi qualcosa
di pi. Come l'hai incontrata? Come si chiama?
Sono fidanzato con Tzippy Goldman.
Non parli sul serio, disse Joel.
Nello stesso istante, Naomi esclam: La dolce Tzippy
Goldman.
Il panico di Joel peggior. Sper di aver capito male. Sper
di svegliarsi e scoprire che era stato solo un brutto sogno. Ma
non si stava svegliando, e Baruch non stava dicendo che aveva
scherzato. Joel schiacci il ricevitore contro l'orecchio.
Tzippy Goldman era la figlia di due persone che non gli piacevano,
con le quali si era sforzato di avere sempre meno a
che fare. Credeva di essersi liberato di loro, e invece stavano
per avvicinarsi pi di quanto avesse mai immaginato.
Quell'amicizia gli era stata portata in dote da Naomi. Lei
e Shayna erano molto amiche, e Joel aveva sentito costantemente
parlare di Shayna fin dal primo giorno in cui era uscito
con Naomi. Immaginava che ogni discussione venisse automaticamente
riferita a Shayna non appena Naomi rientrava
al pensionato. Ma non bastava che fossero tanto amiche.
Shayna usciva con Herschel, e Naomi voleva a tutti i costi
combinare serate a quattro.
Nei primi anni, Joel si era sforzato. Non pensava di poter
scegliere. Ma faceva sempre pi fatica. Pi era costretto a
stare con loro, pi si chiudeva in s. Non era mai stato un
chiacchierone, ma con i Goldman non riusciva nemmeno a
parlare abbastanza da risultare educato. Non era capace di
fingere. Quando parlava con qualcuno che gli era antipatico,
la sua voce assumeva un tono duro e teso.
Non aveva nulla contro Shayna. La trovava un po' irritante,
ma niente di straordinario. Herschel, per, non lo sopportava
proprio. Un sarcastico monologo interiore si svolgeva
nella sua mente quando si trovava in compagnia di Herschel.
A quei tempi Joel era il socio giovane dello studio, e
aveva pochissimo tempo libero. Odiava trascorrere parte di
quel tempo con qualcuno che non gli piaceva affatto. Il senso
di responsabilit lo spingeva a lavorare come uno schiavo,
e poi gli mancava la pazienza per ascoltare i grandiosi progetti
di Herschel su come avviare un'impresa e guadagnare
un milione di dollari senza muovere un dito. Herschel gli chiese
perch non si licenziasse e non aprisse uno studio legale
per conto proprio. Cerc di convincere Joel a partecipare al
suo progetto: poteva investire un po' di soldi ed entrare nell'affare
fin dall'inizio. Ma sapere che Herschel voleva qualcosa
da lui spingeva Joel a chiudersi ancora di pi. Ascoltava
i progetti di Herschel e non credeva a una sola parola.
Dopo aver passato qualche ora con loro, Joel e Naomi litigavano
sempre. Perch non riesci a essere cordiale? chiedeva
lei. Perch devi sempre invitarli? rispondeva lui. Joel
non aveva ceduto, e dopo quasi vent'anni di liti, Naomi aveva
smesso di includere i Goldman nei suoi programmi.
 stato uno shidduch, stava dicendo Baruch. L'ho
incontrata per caso, ma il mio rabbino conosce il suo, ed entrambi
l'hanno trovata una buona idea. Non avevo ancora in
programma di fidanzarmi, ma quando l'ho vista ho capito
che ero pronto.
Davvero, disse Naomi in tono disinvolto, come se fosse
bastata qualche altra frase del figlio per far sentire tutti
tranquilli e soddisfatti.
Cos siamo usciti, e fin dall'inizio abbiamo capito che
c'era qualcosa. Ci capiamo e parliamo di un mucchio di cose
e lei  davvero fantastica, proprio quello che stavo cercando.
Cos abbiamo deciso di sposarci.
Joel scosse la testa incredulo, e Ilana gli rispose con uno
sguardo raccapricciato. Aspettava, stordita, che i genitori dicessero
qualcosa. Ma Joel non aveva idea di cosa dire. Ogni
volta che Baruch aveva preso una decisione, loro l'avevano
assecondato: da un anno in Israele si era passati a due, poi a
tre e infine al rifiuto di iscriversi al college. Non appena si
abituavano a un'idea, Baruch ne escogitava un'altra. Qualunque
tentativo di puntare i piedi da parte di Joel veniva
frenato dalle insistenze di Naomi, convinta che si trattasse
di una fase, di una deviazione compiuta dal figlio sulla lunga
strada per trovare se stesso. Joel, in mancanza di meglio,
aveva deciso di crederle.
Bryan, hai tenuto conto del fatto che... cominci Joel.
C'erano cento modi per finire quella frase, ma Naomi alz
la mano per interromperlo.
Baruch, non sappiamo bene cosa dire, spieg.  una
notizia entusiasmante, ma ci hai presi un po' in contropiede.
Dobbiamo riprendere fiato e assimilarla bene. Ma  fantastico.
Davvero fantastico. E sono sicura che ci hai pensato
bene e sei consapevole che si tratta di una decisione importantissima.
Rimasero immobili, attaccati ai rispettivi cordless. Joel e
Ilana tacquero, mentre Naomi cercava di colmare il vuoto
che si stava aprendo fra loro e Baruch. Ma non c'era niente
da dire. Il matrimonio poneva fine alla speranza che si trattasse
di una fase. Rendeva definitivo il cambiamento.
Cosa ti aspettavi? chiese Naomi a Joel quando riattaccarono.
Che sarebbe andato alla yeshiva per tre anni e
poi avrebbe deciso di iscriversi al college e andare alle feste
e uscire con un mucchio di ragazze e infine, dopo qualche anno,
mettere su casa? Laggi funziona cos, Joel. Ecco cosa significa
far parte di quel mondo.
Sono sicuro che la conosce appena. E sono due bambini.
Io avevo ventidue anni, disse Naomi.
Questo non vuol dire niente. Era un altro mondo.
Dobbiamo solo abituarci all'idea, disse Naomi. Tutti
quanti. Quando li vedremo insieme, ci sentiremo meglio.
E con tutte le donne che ci sono, disse Joel con rinnovata
ostilit. Proprio lei doveva scegliere.
Tzippy mi  sempre piaciuta, ribatt Naomi.  davvero
dolcissima. Ma non riesco ancora a crederci.  tutto collegato.
Crediamo di aver perso di vista qualcuno, e poi ce lo
ritroviamo davanti.
Lo so, brontol Joel.  proprio questo il problema.
Ma eravamo cos amici. Non posso credere che non li
vediamo da tanto tempo. Vorrei che fossimo rimasti in contatto.
Mi mancano.
A me no, disse Joel.
Neanche a me, disse Ilana.
Cos'hai contro di loro? chiese Naomi a Joel. Sono
brave persone. Sono molto simpatici. Non ti hanno fatto
niente.
Non posso trovarli antipatici e basta, senza un motivo
specifico?
Avresti potuto almeno fingerti contento per lui, disse
Naomi.
Sei pazza? Mamma, pap, sto buttando via la mia
vita. Siete contenti?, ribatt Joel, facendo il verso a
Baruch.
Andiamo, non  cos terribile.
Invece si, insistette Joel. Se non sapessi come la pensi,
avrei detto che eri entusiasta.
Sono preoccupata,  ovvio. Voglio essere sicura che capisca
cosa sta facendo. Ma voglio anche sostenerlo. Ci sta
comunicando la pi grande notizia della sua vita, e accoglierla
con una sfilza di critiche non gli far cambiare idea. Servir
soltanto ad allontanarlo. E mi  parso cos emozionato. Credo
che sia davvero innamorato. Non si sentiva dalla voce?
Joel non aveva sentito altro che un tono di sfida. Era convinto
che la religiosit ritrovata di Baruch fosse il massimo
della ribellione. Se Baruch fosse tornato a casa senza yarmulka,
non avrebbe suscitato una reazione cos violenta. Ma
suo figlio era troppo furbo per comportarsi cos. Sapeva mirare
al loro punto debole.
Questo  ci che desidera, disse Naomi. Non tutti
hanno una fede cos sincera, ma lui s, e trovo che sia una bella
cosa. Non riesci ad ammettere questa possibilit?
Era la solita discussione. Andava avanti, con qualche variante,
dal giorno in cui si erano sposati. Secondo Naomi, Joel
doveva essere pi flessibile, comprensivo e tollerante. Joel ribatteva
che Naomi era poco realistica e poco pratica. E viveva
in un mondo tutto suo.
Nelle conversazioni telefoniche successive, Baruch forn
loro altri dettagli, nessuno dei quali fece sentire meglio Joel.
Avevano intenzione di sposarsi il pi presto possibile. Baruch
avrebbe continuato a studiare in una yeshiva di New
York per qualche anno, mentre Tzippy avrebbe mantenuto
entrambi con il suo stipendio di maestra d'asilo. Trascorrere
i primi anni di matrimonio nella yeshiva porr le basi del
nostro futuro, disse Baruch, e Joel ebbe l'impressione che
stesse prendendo le frasi da un manuale consigliato dal rabbino,
Come diventare religiosi e alienarsi gli altri.
Fino a quel momento, Joel e Naomi avevano rispettato un
tacito accordo. La casa e i figli erano il dominio di Naomi,
mentre a Joel spettava il mantenimento della famiglia. Ma
Joel non poteva disinteressarsi di quanto stava accadendo.
Naomi era troppo pronta ad accettare tutto ci che Baruch
portava a casa. Joel preferiva discutere su ogni punto. Era
deciso a trovare le falle nel ragionamento di Baruch. Era sicuro
che esistessero. La fede era sempre porosa. Joel non credeva
all'inespugnabile visione del mondo offerta dal figlio.
Joel spieg le proprie ragioni a Baruch. E difficile conoscere
veramente qualcuno che si frequenta da poche settimane,
non credi? disse. Conosco le cose importanti, rispose
Baruch. Joel ribatt: Le persone crescono e cambiano.
A ventun anni,  difficile sapere chi si  e cosa si vuol
diventare. Allora cresceremo insieme, replic Baruch.
Deciso a non cedere, Joel tent con il punto di vista pratico:
Se hai davvero deciso di sposarti, come pensi di mantenerti
? Cosa succederebbe se tutti studiassero a tempo pieno
e nessuno lavorasse? E un sistema che non pu stare in
piedi Prov con le lusinghe. Sei cos intelligente. Hai tante
qualit. Perch non provi a fare un anno di college? -
Tent l'approccio teorico. Non sopporterei che ti tagliassi
fuori dalle possibilit che un giorno o l'altro potrebbero interessarti.
Ogni volta si sent rispondere che l'unica attivit
degna di interesse era lo studio del Talmud. Il lavoro, dichiar
Baruch, nel migliore dei casi  un male necessario.
Giusto, rispose Joel. E necessario. Altrimenti come
pensi di mantenerti?
Baruch rispose che c'erano cose pi importanti da tenere
in considerazione. Lui e Tzippy non avevano molte esigenze.
Sarebbe entrato nel kollel per studenti sposati della yeshiva,
e se necessario avrebbero vissuto con quel piccolo stipendio
e il salario di Tzippy.
Ti rendi conto che  tutto campato in aria? E se avrete
dei bambini? I figli costano parecchio. Credimi.
Faremo del nostro meglio.
Ma cosa vuol dire? Traducilo in un piano concreto. Perch
se pensi che intenda mantenerti mentre rimani a casa a
studiare, be', dovrai ricrederti.
Se intendevi mantenermi alla Columbia, qual  la differenza?
Il college almeno ti prepara per il mondo reale. Ti fornisce
un'istruzione, cos puoi diventare autosufficiente.
Non abbiamo bisogno del tuo aiuto. Ci aiuteranno i genitori
di Tzippy, disse Baruch.
Ne sei sicuro? chiese Joel. Se fossi in te mi assicurerei
che Herschel possa fare davvero quello che dice, prima
di contare su di lui.
Lo far, perch lui comprende il valore dello studio.
A quel punto, Joel pass il ricevitore a Naomi. Non voleva
sentir parlare di Herschel. Stava ancora cercando di puntualizzare
perch mantenere il figlio al college fosse diverso
dal mantenerlo alla yeshiva. I soldi li avevano, perci avrebbe
potuto aiutarlo facilmente, se avesse voluto. Ma non aveva
intenzione di pagare per qualcosa che disapprovava cos
fortemente. Non voleva che il figlio seguisse una strada specifica.
Non voleva replicare se stesso, non sperava di realizzare
indirettamente qualche sogno perduto. Non apparteneva
alla generazione che avrebbe insistito per una carriera di
medico o di avvocato. Si sarebbe accontentato di un figlio
professore, architetto, aspirante artista.
Per quelli della sua generazione era stato diverso. Avevano
compreso la necessit di sacrificarsi in vista di un guadagno
futuro. Avevano previsto di lavorare sodo e mantenere
la famiglia. Anche se un tempo avesse desiderato fare qualcos'altro,
Joel non avrebbe avuto scelta. Tutte le spese di casa
gravavano interamente sul suo stipendio. Se la scuola privata
costava quindicimila dollari l'anno, il campo estivo cinquemila
e la quota di associazione alla sinagoga altri tremila,
non gli restava che fare l'avvocato.
Quando i figli erano piccoli, Joel passava pi ore in ufficio
che a casa. I suoi soci si comportavano come se oltre le
pareti dello studio non esistesse nulla. Qualunque programma
famigliare veniva elaborato con la consapevolezza che sarebbe
stato cancellato se fosse sorto qualche problema al lavoro.
Se il cliente voleva la bozza corretta di un documento
per il mattino dopo, Joel era obbligato a consegnarla. Spesso
passava le notti a lavorare, e si teneva sveglio camminando
avanti e indietro e mangiando le tavolette di cioccolato
del distributore automatico.
Ma fra le nebbie di un'incessante stanchezza, Joel si ribellava
in segreto. Sognava che un giorno sarebbe uscito dall'ufficio
per sempre, abbandonando i documenti accumulati
sulla scrivania e la luce rossa lampeggiante della casella vocale.
Si era arrampicato sulla scala aziendale in preda a una
spossatezza cronica. Lungo il tragitto aveva perso le cene infrasettimanali,
le partite della Little League, le recite scolastiche.
Alla fine aveva smesso di farci caso. Adesso, in qualit
di socio, poteva gestire meglio i propri orari. Ma il lavoro
era diventato un'abitudine. Si era dimenticato che c'erano
altri modi di vivere.
Ma a cos'era servito tutto quel lavoro, se a suo figlio non
interessava quello che lui voleva dargli? Baruch voleva buttare
via tutto all'et di ventun anni, precludersi qualunque
scelta prima ancora di averla sperimentata. Joel aveva lavorato
sodo per dare ai figli tutto ci che desideravano: lezioni
di musica e gite al museo, biglietti per il teatro e i concerti.
Quei figli avrebbero dovuto essere la generazione senza limiti.
Potevano diventare quello che volevano: persino vicepresidenti,
amava ripetere Naomi. Di fronte a un'abbondanza di
scelte, suo figlio stava scegliendo la possibilit pi restrittiva.
 pur sempre nostro figlio, ricord Naomi a Joel, che
giaceva sveglio nel letto la sera prima del ritorno di Tzippy
e Baruch. Cerca di guardare oltre le differenze esteriori e
di vedere dentro di lui.
Joel non rispose. Ne aveva abbastanza di quei consigli ottimisti.
Li aveva gi sentiti in passato, e non funzionavano mai.
Andr tutto bene, disse Naomi. Forse questo faciliter
addirittura le cose.
E perch dovrebbe? chiese Joel.
Non ne ho idea. Ma chi lo sa? Secondo me potrebbe
succedere.
Era inutile discutere con lei. Joel non capiva quale fosse
la sua vera opinione. A volte pensava semplicemente ad alta
voce, e le sue parole erano un continuo flusso di idee, desideri,
domande, possibilit. Adesso che Baruch era fidanzato,
l'aveva convinto a tornare a casa. Poteva studiare in una
yeshiva di New York, gli aveva detto, e alla fine Baruch aveva
accettato. Naomi aveva trascorso la giornata nell'impaziente
attesa dell'arrivo di Baruch. Aveva tolto dal suo armadio
i vestiti traboccati dalla stanza di Ilana, riempito la
casa dei suoi cibi preferiti e riportato gli scolapiatti sul lavandino
dopo il lungo esilio nello sgabuzzino. Ora aveva gli
occhi chiusi. Si gir sul fianco senza offrire altre perle di saggezza,
e Joel and di sotto a bere un bicchierino.
Una volta tornato a casa, Baruch non sarebbe pi stato
soltanto una voce bellicosa all'altro capo del filo. Joel si sorprese
a rimpiangere il figlio, quello di un tempo. Si mise a
vagare per la casa, agitando lo scotch nel bicchiere e desiderando
di poter dar retta alle parole di Naomi e vedere suo figlio.
Ma non vedeva altro che il cappello nero di Baruch. Nella
sua immaginazione, il cappello assunse diverse forme. Si
appiatt in cima, si allung e divenne un cilindro. Si pieg ai
lati, si incurv al centro e si trasform in un cappello da cowboy.
Si ingrand fino a inghiottirlo completamente.
Cerc di allontanare l'immagine del cappello e sostituirla
con il volto familiare che c'era sotto. Ma cosa c'era sotto?
Cosa si trovava l dentro? Gli sarebbe piaciuto saperlo. Baruch
giustificava ogni sua azione con la parola di Dio. Forse
aveva ragione, ma Joel faceva fatica a credere all'importanza
di ogni singola parola, a una legge suddivisa e frammentata
fin nelle pi minuscole applicazioni. Quando era ragazzo,
la gente seguiva l'esempio dei genitori. Nessuno cercava
di essere pi osservante della propria famiglia. Joel poteva
essere un ebreo ortodosso e molte altre cose nello stesso tempo.
La religione non doveva per forza identificarlo, reprimerlo,
definirlo. Non assomigliava ai giovani soci dello studio,
che indossavano la yarmulka al lavoro e d'estate organizzavano
pranzi aziendali kosher. Alle cene formali, aprivano
gli involucri di plastica dei pasti kosher forniti in aereo
e si aspettavano che gli altri lo trovassero normale. Joel si metteva
la yarmulka quando usciva di casa al mattino. La teneva
in testa per tutto il tragitto fino a Manhattan. La nascondeva
in tasca quando entrava nella porta girevole dell'ufficio di
midtown, e poi, a met del giro, si scompigliava i capelli per
eliminare il solco circolare lasciato dal copricapo. Quando
metteva piede nell'edificio, era ormai uguale agli altri.
Adesso, nella sinagoga di Laurelwood, i rabbini tenevano
lezioni sulle implicazioni religiose dell'utilizzo del sapone durante
il Shabbos. Sermoneggiavano sulla maniera appropriata
di allacciarsi le scarpe. Ogni variante dell'osservanza veniva
indagata e classificata. Joel assisteva alla gara del rigore,
ovvero l'arte di essere sempre pi religiosi degli altri. Nella
sinagoga, durante il Shabbos, guardava la gente pregare e inchinarsi,
per poi venire a sapere che uno frodava il fisco e un
altro tradiva la moglie. Aveva visto l'ipocrisia spacciarsi per
fede, e ora non riusciva a vedere oltre. Pi suo figlio diventava
religioso, pi Joel si sentiva estraniato. Non poteva fare
a meno di chiedersi dove fosse Dio in ci che Baruch diceva
e faceva. Era sotto il cappello? Fra le stecche di plastica
dello scolapiatti? Il Suo spirito vagava forse per la casa,
un tambureggiare percepibile solo da suo figlio?
Joel si ferm davanti alla parete del soggiorno che Naomi
aveva ricoperto, dal soffitto al pavimento, di foto di famiglia
incorniciate. Aveva ritratto in bianco e nero i figli da piccoli,
uno dei molti hobby passeggeri cui si era dedicata. Le foto
erano appese l'una accanto all'altra senza alcun ordine particolare,
in cornici bianche da archivio con il bordo bianco
opaco. Le foto di Ilana e Bryan da piccoli erano vicine a quelle
di Joel e Naomi da piccoli. Bryan in divisa da pallacanestro
sospeso a mezz'aria, immortalato nel momento in cui
lanciava il pallone. Tre generazioni nuotavano sulla spiaggia
di Miami durante le vacanze estive. La nonna di Joel, novantenne,
percorreva la navata al loro matrimonio. Ilana, che
portava lo stesso nome della bisnonna, travestita con il lungo
abito color pesca di quando Naomi era stata damigella d'onore.
Il matrimonio di Joel e Naomi si trovava accanto a quello
dei genitori di Joel e alla foto ufficiale del suo bar mitzvah,
con un tallis drappeggiato sopra la spalla e una yarmulka di satin
bianco in testa. Sparse qua e l c'erano anche vecchie foto
di trisavoli che Naomi aveva scovato da qualche parte. Aveva
raccolto aneddoti su di loro intervistando parenti anziani.
Aveva appeso il vecchio insieme al nuovo per mettere in risalto
le somiglianze. Quattro generazioni di donne ricciute,
il labbro superiore increspato, la fronte piccola e l'attaccatura
dei capelli a punta che si ripresentavano a ogni generazione.
I lineamenti erano gli stessi, i contesti diversissimi.
C'era una foto dei devoti bisnonni lituani di Joel. Lei appariva
severa e orgogliosa nell'abito di pizzo con il collo alto
chiuso da una spilla, i capelli coperti da un fazzoletto nero.
Lui indossava un lungo soprabito nero e aveva un volto
tetro e solenne, che faceva capolino da dietro la barba.
Joel conosceva soltanto i loro nomi e qualche dettaglio biografico.
Non era mai stato tipo da ascoltare le storie di famiglia,
mantenersi in contatto con i cugini e ricordarsi i nomi
di tutti. Sapeva solo che erano l'ultima generazione europea
della sua famiglia. I loro figli, i nonni di Joel, erano
venuti in America prima che scoppiasse la Prima guerra
mondiale. Avevano aperto un supermercato a Baltimore,
Maryland. Il padre di Joel aveva sposato una ragazza di
Charleston, South Carolina, che parlava con l'accento del
sud. Nel giro di qualche generazione, la sua famiglia era diventata
americana.
Un tempo Joel considerava gli antenati delle foto come gli
ultimi della loro specie, i superstiti di un mondo ormai estinto.
Ora si domandava chi sarebbe sopravvissuto a chi. La sua
famiglia era venuta avanti e adesso stava rimbalzando all'indietro.
Adesso che Baruch stava sorvolando l'Atlantico sulla
strada di casa, Joel guard la sua foto senza capire se stesse
vedendo il passato o il futuro.
Joel e Naomi aspettavano gi da un'ora al terminal degli
arrivi internazionali quando Herschel e Shayna arrivarono
di corsa, con quattro figlie al seguito.
Be', eccoci qua, disse Shayna. Appena in tempo.
Il ponte era ostruito dall'inizio alla fine. Il peggior traffico
che abbia mai incontrato. Ma hai visto, te l'avevo detto.
Abbiamo ancora un mucchio di tempo, disse Herschel.
Sei in gran forma, disse Naomi, precipitandosi a baciare
Shayna sulla guancia.
Le figlie mi mantengono giovane.
Devono essere un bell'impegno.
Shayna non dovette rispondere. Le bambine si stavano
gi sparpagliando in varie direzioni, e lei girava continuamente
la testa per tenerle d'occhio.
Sono presissima, disse Shayna. Per mi aiutano. E
naturalmente Tzippy mi aiuta pi di tutte.
Naomi si rivolse a Herschel. E tu? Cosa stai combinando
di questi tempi? L'ultima volta non stavi aprendo una
pizzeria?
No, no, no. Shayna accanton l'idea con un gesto della
mano. Quello era secoli fa. Adesso lavora per la Orthodox
Coalition, nella sezione kashrus. E un dirigente. Ha lavorato
per anni con il cibo kosher, per conto suo, e alla fine la OC lo
ha convinto a salire a bordo.
 fantastico, disse Naomi.
Si guardarono: Naomi guard Shayna, Joel guard Herschel,
i mariti guardarono le mogli. Persino nel terminal affollato,
il loro silenzio dava nell'occhio. Il passato li stava schiacciando.
Si portavano dietro l'ombra della loro antica amicizia.
Naomi aveva chiamato Shayna subito dopo la conversazione
con Baruch. Non si parlavano da anni, e aveva atteso
nervosamente che Shayna alzasse il ricevitore. Naomi aveva
smesso di chiamarla perch sapeva che al termine di ogni
conversazione arrivava l'inevitabile momento dei programmi.
Shayna li invitava sempre per il Shabbos, oppure proponeva
picnic domenicali. Naomi aveva continuato a escogitare
scuse finch non le aveva esaurite. Aveva cercato di nascondere
l'avversione di Joel, perch si sentiva in colpa,
perch non era carino, perch non voleva ferire nessuno. Ma
non si poteva cancellare la verit. Joel non intendeva fare
niente che non avesse voglia di fare. Sotto quella pressione
costante, Naomi aveva trovato pi facile mettere da parte i
propri desideri.
Shayna, aveva detto Naomi al telefono, cercando di
colmare un'assenza di anni. Mazeltov. Non  incredibile?
Dopo tante peripezie, non riesco a credere che si tratti
di qualcuno che conosciamo, aveva risposto Shayna. Naturalmente
Tzippy avrebbe gi potuto sposarsi un mucchio
di volte. Ma che ci vuoi fare?  molto esigente. Diceva che
stava aspettando quello giusto.
Noi non sapevamo nemmeno che Baruch stesse uscendo
con una ragazza. Non sapevamo che stesse pensando di
sposarsi.
Non sapevate che gli avevano combinato un incontro?
Noi non siamo rimasti tanto sorpresi.
Chi l'avrebbe detto, quando eravamo al college, che i
nostri figli si sarebbero sposati, aveva detto Naomi.
Be', chi avrebbe detto un sacco di cose, aveva risposto
Shayna.
Mi dispiace di non averti pi chiamata, aveva replicato
Naomi. Per un motivo o per l'altro, il tempo passa
sempre troppo in fretta.
Non preoccuparti.  cos anche per me, aveva concluso
Shayna.
Mentre Naomi parlava al telefono, Joel le era rimasto accanto
per ascoltare le sue risposte. Vuoi che te la passi? gli
aveva fatto cenno con gli occhi, le braccia e il sorriso. Joel
doveva ancora riprendersi dallo shock iniziale, ma Naomi
aveva pensato che forse avrebbe acconsentito. Non poteva
essere tanto difficile dire ciao e sembrare, se non entusiasta,
almeno non del tutto inorridito. Ma Joel non aveva fatto una
piega. Aveva scosso la testa, e quando Naomi aveva insistito,
era uscito dalla stanza.
Adesso, all'aeroporto, Naomi avrebbe voluto pestargli leggermente
il piede, come se quel gesto potesse costringerlo a
sostenere una conversazione educata. Gli piace fare le cose
a modo suo; questa era la spiegazione che dava a se stessa e
alle amiche. Ma in momenti come quello, Naomi aveva bisogno
dell'aiuto di Joel. Aveva immaginato quell'incontro come
un'allegra rimpatriata. Era vero: le due famiglie non avevano
pi molto in comune. Ma un tempo erano state vicine.
Per quanto si fossero allontanate, il passato doveva per forza
contare qualcosa.
Shayna stava cercando di ostentare lo stesso atteggiamento
blas adottato da Naomi: le amicizie si allentano, 
difficile rimanere in contatto, sono cose che capitano. Naomi
voleva fingere che la loro amicizia si fosse smarrita in un
turbine di figli, casa e famiglia, e chi si ricordava pi come o
perch. Ma Shayna si ricordava tutto. Prima che si allontanassero
definitivamente, era stata sempre lei a telefonare. Se
voleva parlare con Naomi, doveva tirar su il ricevitore. Tutte
le volte che faceva progetti per passare un po' di tempo
con lei, Naomi trovava una scusa per rifiutare. Shayna continuava
a chiamare, lasciando messaggi che venivano ignorati.
Alla fine, con un senso di vuoto, si era arresa. Aveva
cercato di fingere che non le importasse, ma quel senso di
vuoto aveva creato dentro di lei un piccolo buco, nel quale
si arrovellava chiedendosi cosa avesse fatto di male.
Allo Stern College, Shayna era finita nella stanza di Naomi
per puro caso. Shayna non conosceva nessuno. Sebbene
Naomi avesse gi il suo gruppo di amiche, aveva lasciato che
si attaccasse a lei. La port a casa per il Shabbos, e la sua famiglia
divenne la famiglia di Shayna. Shayna ascoltava le storie
che Naomi raccontava e i nomi che citava. Quando quei
nomi saltavano fuori di nuovo, faceva finta di conoscerli. Le
storie divennero cos reali che avrebbe potuto raccontarle lei
stessa.
Shayna, diventata ortodossa di recente, osservava attentamente
le altre ragazze, come se l'ortodossia fosse un regno
segreto e lei dovesse soltanto scoprire la parola d'ordine per
esservi ammessa. Capiva che se voleva essere come gli altri
doveva fare attenzione a ci che la gente faceva, diceva e indossava.
Eppure continuava a commettere errori. Non aveva
ancora sradicato l'istinto di spegnere la luce del bagno durante
il Shabbos. Ma davanti a Naomi non doveva fingere. Non
preoccuparti, disse Naomi quando vide Shayna nel bagno
appena oscurato, talmente imbarazzata che stava pensando di
riaccendere la luce. Capita anche a me. E sono cresciuta in
una famiglia religiosa. Se ci chiedono qualcosa, diremo semplicemente
che si  bruciata la lampadina. Era stata cos grata
a Naomi. Era l'amica che la conosceva meglio. L'aveva aiutata
a diventare la persona che voleva essere.
Adesso i loro figli stavano per sposarsi. Mentre aspettava
l'arrivo della figlia fidanzata, Shayna non voleva lasciarsi abbattere
da nulla. Non voleva pensare ai dettagli del fidanzamento,
che avrebbe dovuto minimizzare a beneficio delle
amiche: il fatto che fosse accaduto in un chiosco di falafel,
che non l'avessero informata in anticipo, che i genitori non
ne avessero discusso prima che la notizia diventasse ufficiale.
Era il momento di festeggiare. Il fidanzamento era una
battaglia vinta, una preghiera esaudita, un sospiro di sollievo.
Una settimana prima, al telefono, Tzippy le era sembrata
perfettamente normale.
Ci sono novit? aveva chiesto.
Leah Klein ha avuto un bambino, il secondo, le aveva
riferito Shayna, parlando di una ragazza che aveva solo
un anno pi di Tzippy. Il bris  mercoled prossimo. Quindici
ore di travaglio, ti rendi conto? Credevano che sarebbe
stato facile, perch il primo travaglio era durato solo cinque
ore. Ma a quanto pare si sbagliavano. E tu come stai?
Bene. La scuola mi piace, sto imparando molto. Oh, a
proposito, mi sono fidanzata con Bryan Miller.
All'inizio Shayna aveva pensato che scherzasse e si era
messa a ridere. Poi si era resa conto che Tzippy non scherzava,
e aveva urlato cos forte che Herschel era arrivato di corsa.
Le ragazze si erano svegliate e si erano precipitate di sotto
in camicia da notte. Shayna aveva alzato il ricevitore nell'aria
con mano tremante, come se tutti potessero vedere
Tzippy fidanzata all'altro capo del filo.
Si  fidanzata! aveva gridato, scoppiando in lacrime.
Si era messa a singhiozzare nel ricevitore mentre le ragazze
saltellavano incredule. Herschel aveva afferrato il telefono,
mentre Shayna strizzava gli occhi e premeva le dita contro
le palpebre. Ma non riusciva a smettere di piangere. Le sue
parole annegavano nelle lacrime. Aveva sempre pensato che
quel momento non le avrebbe portato altro che gioia. Adesso
che era arrivato, l'intensit del desiderio esaudito le dava
il capogiro. La sua felicit era tinta di fatica. Aveva strappato
il telefono a Herschel, ma la sua voce era ancora incrinata
e singhiozzante quando aveva cercato di augurare mazel tov
a Tzippy.
Mamma,  una buona notizia, aveva detto Tzippy.
Credimi, lo so, aveva risposto Shayna, premendosi le
dita contro le palpebre per fermare il diluvio.
Nei prossimi mesi non chiuderemo occhio. Organizzare
un matrimonio  un lavoro faticoso, disse ora Shayna a
Naomi.
Sar divertente, non credi? disse Naomi.
Certo. Non ho detto che non sar divertente. Solo che
sar faticoso.
Magari potremmo farlo insieme. Potremmo dividerci i
compiti.
Certo. Ma sar Tzippy a comandare.  da una vita che
progetta il suo matrimonio. Credo che l'abbia studiato nei
minimi dettagli fin da quando aveva cinque anni.
E tu? Hai cominciato a pensarci? chiese Naomi.
Shayna rise. Be', sono fidanzati solo da qualche settimana.
Ma naturalmente ci siamo gi messi in moto. Ho telefonato
a qualche sala per banchetti e ho lasciato un messaggio
all'orchestra che usano tutti. Molto dipende da quello che sar disponibile in giugno.
Giugno? Ma mancano solo cinque mesi, disse Naomi.
Credevo che si sarebbero sposati dopo le vacanze, in ottobre
o novembre.
Non aspetteranno tanto. Io vorrei che si sposassero prima
del Pesach, ma le sale migliori sono gi prenotate.
Ma  difficile organizzare tutto cos in fretta, protest
Naomi.
C' un mucchio di tempo, dammi retta. Fanno tutti cos.
Mentre parlava, Shayna sentiva una nuova sicurezza. Stava
finalmente ottenendo ci che voleva. Una volta, molto
tempo prima, aveva cercato di rimodellarsi a immagine di
Naomi. Aveva guardato l'amica con soggezione, meravigliandosi
di quanto fosse a proprio agio con se stessa. Forse
Naomi era cambiata nel corso degli anni. O forse era cambiata
lei. In un modo o nell'altro, si erano scambiate di posto.
Adesso era Naomi ad avere la voce esitante. Adesso era
Shayna quella che sapeva cosa fare. Apparteneva alla comunit.
Conosceva tutte le regole.
Nella fila per la dogana, in attesa di dichiarare quello che
avevano portato a casa, Tzippy e Baruch erano nervosi quanto
i loro genitori.
Andr tutto bene, la rassicur Baruch.
Certo, disse Tzippy.
Si guardarono e ridacchiarono. Non sarebbe andato tutto
bene. Quando si erano fidanzati, avevano aspettato qualche
ora prima di dare la notizia. Per quel breve periodo, la
decisione era stata soltanto loro. Ma la sensazione di libert
che provavano entrambi cominci a svanire non appena telefonarono
ai genitori. I desideri di Shayna ricominciarono
a opprimere Tzippy. La pressione era la stessa. Da un giorno
all'altro, sua madre era passata dalla preoccupazione per
il fidanzamento a quella per il matrimonio. Telefonava tutti
i giorni, e mentre parlava di vestiti e catering, tavoli dei dessert
e campioni di tessuto, Tzippy sentiva qualcosa di famelico
nella sua voce.
Tzippy studiava in segreto la pila di riviste Bride che le
ragazze tenevano al pensionato. Quando era sola, guardava
i vestiti e immaginava di indossarli. Ma non appena sua madre
cominciava a parlare del matrimonio, Tzippy ammutoliva.
Rifiutarsi di parlare era l'unico modo per difendersi. Se
avesse aperto la bocca, la felicit sarebbe fuggita. Il diamante
che portava al dito le si rifletteva nel corpo, il suo amore
per Baruch era un piccolo grumo duro nel petto. Se l'avesse
tirato fuori per esaminarlo in controluce, sua madre l'avrebbe
inghiottito.
Diciamo ai nostri genitori che ci siamo sposati di nascosto,
sugger Tzippy a Baruch.
Una risatina tirava l'altra. Ricavavano uno strano piacere
isterico dalla consapevolezza di aver seguito le regole, ma
non del tutto. Si erano fidanzati lontano da casa, senza richieste
di autorizzazione n summit famigliari. Non avevano
neanche detto ai genitori che uscivano insieme. Quello
che avevano fatto era l'equivalente di una fuga d'amore.
Joel fu il primo a vedere Baruch, e invece di chiamarlo e
fargli cenno di avvicinarsi, si irrigid. Distolse lo sguardo e attese
finch Shayna non strill i nomi, finch Naomi non si
mise a saltellare agitando le mani sopra la testa. Poi ci fu una
gran confusione di abbracci e saluti. Shayna sorrise radiosamente
a Baruch e abbracci Tzippy con foga. Le sorelle abbracciarono
Tzippy, poi si abbracciarono fra loro. Corsero in
giro ad abbracciare chiunque lo permettesse. Herschel accolse
Baruch mettendogli un braccio intorno alle spalle e dandogli
il benvenuto nella famiglia. Quando infine Herschel si
fece da parte, Joel strinse la mano al figlio, ma senza guardarlo
negli occhi. Sorrise a Tzippy, sapendo che non doveva
toccarla. Ma Naomi non intendeva trattenersi. Con il braccio
destro, tir Tzippy verso di s e la abbracci. Con il sinistro
abbracci Baruch. Che lui lo volesse o no, intendeva
abbracciare suo figlio.
...
.
...
Sei.
...
.
...
Con un fidanzamento breve, non c'era tempo da perdere.
Tzippy e Baruch erano tornati da due settimane, e ogni giorno
veniva dedicato a spuntare una voce dalla lista di cose da
fare di Shayna. Anche le sorelle vennero reclutate nell'impresa.
Shayna assegn loro il compito di sfogliare Bride e
piegare gli angoli delle pagine con i fiori, i vestiti e le porcellane
che preferivano. Alla fine della settimana avevano piegato
gli angoli di tutte le pagine. Poi ritagliarono le foto degli
abiti da sposa e costruirono bambole di carta. Parteciparono
a un concorso per vincere una luna di miele tutto-compreso
alle Bahamas. Compilarono questionari per stabilire che tipo
di sposa fossero, all'antica o moderna, pratica o romantica.
Correvano in giro per la casa con tovaglie di pizzo perennemente
appuntate ai capelli.
Shayna riempiva le giornate con i preparativi per il matrimonio.
Entr in gara con tutte le altre spose e le loro madri.
Era gi febbraio, e per ottenere una data all'inizio di giugno
occorreva strappare la sala migliore a un'altra futura sposa.
Shayna correva dall'organizzatore del catering al fiorista. Il
telefono non aveva pi smesso di squillare da quando Tzippy
aveva chiamato per dare la notizia del fidanzamento. Shayna
rispondeva con un pronto ansimante e aspettava di sentirsi
salutare con un mazel tov. Era un'amica che non la chiamava
mai, poi un'altra le cui cinque figlie si erano tutte sposate
allo scoccare del diciannovesimo anno. Poi era il fiorista,
la ditta di catering, la sarta.
Shayna non voleva pensare a quanto sarebbe costato il matrimonio,
non ancora, almeno. Non poteva permettersi di pagare
tutto quello che aveva in mente, ma questo non la scoraggiava.
Si consolava al pensiero che tutti quanti facevano
enormi sacrifici per organizzare quei matrimoni fastosi. Di
solito Shayna comprava tutto in saldo. Si vantava della propria
abilit nel comprare i vestiti a poco prezzo e nel riuscire
a farli sembrare uguali a quelli degli altri. Ma con un matrimonio,
non c'erano molti modi per risparmiare. Tutti sapevano
cosa voleva dire, se si assoldava un'orchestra invece
di un'altra. Tutti sapevano chi accendeva la seconda ipoteca
per pagare la ditta di catering pi prestigiosa. Tutti erano cos
impegnati a competere con gli altri che non si distinguevano
pi i primi dagli ultimi. Correva voce che i rabbini volessero
imporre dei limiti. Volevano bandire i centrotavola
costosi e imporre restrizioni alla distribuzione di bevande alcoliche.
Volevano limitare il numero di invitati. Se ci fosse
accaduto, l'intero quartiere avrebbe protestato in pubblico e
tirato un sospiro di sollievo in privato. Ma fino a quel momento,
Shayna doveva fare come gli altri. Non sarebbe certo
stata la prima a tagliare le spese, lasciando che la figlia fosse
la sola ad avere meno delle altre. Per anni la gente aveva increspato
le labbra e aveva detto, scherzando, ma solo fino a
un certo punto: Cinque figlie! Hai pensato a tutti i matrimoni
che dovrai organizzare? Shayna aveva riso con loro.
A quei tempi era ancora un sogno lontano. Ora, seduta al tavolo
in sala da pranzo, preparava le liste di quello che aveva
e di quello che le mancava. Sul tavolo c'erano due annate di
Bride pavesate di Post-it gialli. Aveva campioni di carta,
caratteri a stampa e tessuti. Aveva gli inviti di tutti i matrimoni
a cui aveva partecipato.
Shayna voleva che quel matrimonio diventasse il modello
in base al quale sarebbe stato giudicato ogni matrimonio
futuro. Voleva invitare tutti quelli che conosceva. Voleva che
tutti aspettassero con impazienza di ricevere l'invito. Voleva
che le sue amiche rimanessero a bocca aperta entrando
nella sala della cerimonia. L'abito di Tzippy doveva essere il
pi bello che si fosse mai visto. E il suo doveva seguirlo a ruota.
Gli abiti delle ragazze dovevano essere intonati alla sala,
le tovaglie intonate alla moquette, le sedie intonate alle pareti.
Il bouquet di Tzippy doveva essere troppo pesante per
reggerlo con una mano sola. Le bambine pi piccole, con il
capo adorno di ghirlande, avrebbero portato ceste di vimini
bianche piene di petali di rosa. Shayna voleva un buffet di
verdure fresche tagliate e disposte in modo da sembrare bouquet
di fiori, bouquet di fiori fatti in modo da sembrare vassoi
di frutta, vassoi di frutta che sembrassero piccoli paesaggi.
Voleva una scelta di manzo, pollo e salmone. Voleva un
tavolo di dessert viennesi con torte glassate che sembrassero
cappellini, forzieri, farfalle e castelli, troppo belle per tagliarle,
troppo perfette per mangiarle.
Sono pronta, annunci Tzippy entrando in sala da
pranzo.
Nelle due settimane trascorse dal ritorno di Tzippy, il matrimonio
era cresciuto in maniera esponenziale. Presto avrebbe
assorbito il mondo intero. Si sarebbe svolto come voleva
Shayna, che Tzippy ci fosse o meno. Avrebbero potuto seppellirla
sotto metri di pizzo e tulle, e nessuno l'avrebbe notata.
Tzippy ripens a quando giocava a progettare il proprio
matrimonio insieme alla madre. Adesso il gioco aveva preso
vita, proprio come l'avevano immaginato.
Ma era troppo tardi. Tzippy ne aveva abbastanza di matrimoni.
La cerimonia era diventata il regno della madre, e
la sua unica consolazione era il pensiero che un giorno il matrimonio
sarebbe stato un fatto compiuto, e lei si sarebbe svegliata
senza l'incubo della disposizione dei fiori e delle
sopratovaglie. Fino a quel momento, Tzippy preferiva pensare
ai dettagli pratici della loro vita futura. Quello che sarebbe
successo dopo il matrimonio, se non altro, apparteneva ancora
a lei e a Baruch. Baruch avrebbe frequentato la yeshiva
a Brooklyn. Si sarebbero trasferiti in un appartamento vicino
alla casa dei Goldman. Tzippy avrebbe lavorato in una
scuola materna. Nel frattempo preparava una lista delle cose
necessarie per la casa nuova. Cercava di capire di quanti
soldi avrebbero avuto bisogno.
Sua madre ci mise qualche secondo ad accorgersi di lei.
Quando finalmente alz lo sguardo, Shayna canticchi Od
yeshama, il canto nuziale che fungeva da accompagnamento
a tutte le speranze che nutriva per la figlia.
Okay, okay, disse Tzippy. Sar stanca di questa canzone
ancora prima che cominci la cerimonia.
Una sposa non si stanca mai di sentire Od yeshama, afferm
Shayna.
Quel giorno avevano appuntamento con la creatrice di
sheitel. Era la spesa pi importante, pi di quella per i fiori
o per il catering, perch l'acquisto di una parrucca significava
che Tzippy stava davvero per sposarsi. Nemmeno la fede
nuziale annunciava la notizia cos apertamente. Shayna immagin
l'emozione di sedersi in sinagoga accanto alla figlia
sposata, con lo sheitel sul capo che incoronava il suo successo.
Quando tutte le sue figlie si fossero sposate e avessero
avuto dei figli, Shayna avrebbe avuto una grande, vivace famiglia.
Nel giro di una sola generazione, avrebbe potuto creare
ci che non aveva vissuto. I suoi nipoti sarebbero cresciuti
con una rete di cugini. L'abbondanza di parenti sarebbe bastata
a scacciare la solitudine.
Shayna camminava lentamente lungo la strada. Passarono
davanti a una libreria ebraica, seguita da una pizzeria kosher,
una gastronomia kosher, una panetteria kosher e un'altra
libreria ebraica. Quella strada era la capitale dello shopping
ebraico. La gente veniva da ogni parte per comprare
libri in ebraico e candelieri d'argento, per scegliere un tallis
per uno sposo o un set di cappelli per una sposa. I negozi di
dischi vendevano soltanto musica ebraica. Classica ebraica,
rock ebraico, folk ebraico. Anche i negozi di abbigliamento
si rivolgevano a una clientela religiosa. I manichini erano abbottonati
fino al collo di plastica. Non c'era bisogno di varcare
i confini dell'ortodossia. In quel quartiere, il mondo era
stato trasformato a loro immagine.
Shayna salutava chiunque avesse un'aria familiare. Costrinse
Tzippy a rallentare per adeguarsi al suo ritmo da passeggiata.
Quelle commissioni erano come un giro d'onore.
Per anni, Shayna era stata zitta, mentre le amiche progettavano
il matrimonio delle figlie. Aveva sopportato incessanti
domande sul perch Tzippy non fosse fidanzata.
Ti ricordi la mia Tzippy, vero, diceva Shayna quando
incontravano qualcuno che conosceva. E sono sicura che
hai sentito la notizia. Si  fidanzata.
Spero che tu ti renda conto di quanto siamo state fortunate
a ottenere questo appuntamento, disse Shayna a
Tzippy. Di solito Suri va prenotata con tre mesi d'anticipo.
Ma io l'ho implorata di trovare un momento per noi.
Quando Shayna si era sposata, aveva comprato la parrucca
da sola. Sua madre era scoppiata a ridere, quando le
aveva detto che intendeva coprirsi i capelli. Se sua figlia insisteva
a voler vivere in un mondo che non esisteva pi, non
era affar suo. Ma Shayna era ansiosa di coprirsi i capelli. Non
aveva affrontato quella regola con lo stesso sgomento di alcune
sue amiche, religiose da sempre. Le piaceva l'idea di venire
identificata come donna sposata ovunque andasse. Shayna
aveva speso quattrocento dollari, una somma che allora
le era parsa una fortuna, per la Classica, una parrucca castano
dorato con la frangia e i capelli girati rigidamente in sotto
all'altezza delle spalle. Si vedeva che era una parrucca a
un chilometro di distanza. Ma a quei tempi non c'era molta
scelta. Tutte quante portavano la Classica. Viste da dietro,
erano quasi indistinguibili.
Adesso, Shayna e le sue amiche si facevano fare le parrucche
dai parrucchieri alla moda. Sapevano chi aveva una
Ralph, chi una Clairie, chi poteva vantare una Suri. Indossavano
cappelli di lana con nastri di velluto e reticelle. In
estate compravano cappelli di paglia con sopra ceste di frutta
e giardini botanici. Portavano retine per chignon di velours
marrone che davano l'illusione dei capelli. A volte,
quando i mariti non c'erano, si lamentavano di doversi coprire
la testa. I baschi prudevano, i cappelli facevano venir
caldo, le parrucche erano costose e avevano bisogno di manutenzione.
I capelli si scurivano perch erano sempre coperti.
Qualche volta diventavano opachi o radi. Anche con
una parrucca quasi perfetta, anelavano ai capelli veri.
Ma Shayna non si lamentava mai. Si fissava la parrucca
alla testa con cerchietti, forcine e pettinini, convinta che fosse
l'espressione della volont di Dio. La parrucca era una prova
infallibile della sua appartenenza. Gli ortodossi moderni
potevano anche trascurare quella regola, ma nel suo mondo
la rispettavano tutti. I capelli coperti erano diventati la linea
di demarcazione, il simbolo pi evidente di una scelta. In metropolitana,
nei grandi magazzini e per strada, Shayna indossava
il proprio mondo sulla testa.
Riguardo ai fiori per la chuppah, dimmi cosa ne pensi,
perch... disse Shayna.
Decidi tu, per me fa lo stesso, rispose Tzippy.
Ho pensato che potremmo coprire la chuppah di rose
bianche e poi disporre una serie di archi fioriti lungo la navata
per farci passare sotto la gente.
Perch non possiamo fare qualcosa di semplice? chiese
Tzippy.
Semplice come?
Non saprei. Qualche cesta di fiori? Una navata normale?
No, disse Shayna. Dobbiamo fare di pi. Qualche
anno fa sono andata a un matrimonio dove tutta la stanza era
stata trasformata in un giardino. Avevano costruito la chuppah
in ferro battuto, con un cancello ricoperto di fiori. Le luci
erano soffuse, avevano appeso delle lanterne e la navata
sembrava un viottolo lastricato.
Come pensi di pagarla, una cosa del genere?
Troveremo il modo, disse Shayna. Abbiamo aspettato
questo momento per tutta la tua vita.
Non deve per forza essere uno di quei matrimoni di cui
tutti parlano. Non me ne importa niente.
Ma  il tuo matrimonio. Non vuoi che sia fatto in un
certo modo?
Voglio solo che sia un matrimonio normale.
Shayna guardava la figlia di sottecchi. Non l'aveva mai
vista cos carina. L'unica nota stonata era la sua reticenza.
La sera, Shayna si addormentava sentendo Tzippy bisbigliare
e ridacchiare al telefono con Baruch. Cercava di rimanere
sveglia per ascoltare la felicit della figlia. Con gli altri,
Tzippy parlava volentieri del matrimonio. Shayna la sentiva
discutere di fiori e vestiti quando era al telefono con le amiche.
La sorprendeva a tastare i campioni di organza e chiffon
allineati sul tavolo in sala da pranzo. Solo con Shayna fingeva
che non le importasse. Pi Tzippy si tirava indietro, e pi
Shayna faceva pressione. Per farla uscire dal guscio, le parl
di un centinaio di minuscole candele votive intorno alla torta
nuziale. Frutti di marzapane glassati e avvolti in una retina
bianca da portare a casa per ricordo. Bustine di fiammiferi
decorate con una foto di Tzippy e Baruch e la scritta intesa
PERFETTA.
Shayna cerc di spiegare. Questa  una cosa che ricorderanno
tutti. Quando avrai cinquantanni, la gente vedendoti
penser a come erano striminziti i fiori al tuo matrimonio.
Lascia che lo pensino. Te l'ho detto. Non mi interessa.
Cosa vuol dire che non ti interessa?
Che non mi interessa.
Qual  la sposa a cui non interessa? chiese Shayna.
Ora gli occhi di Tzippy non ardevano d'amore, bens di
rabbia. Questa, suppongo.
Shayna smise di camminare. Si immaginava quel momento
da quando sua figlia era nata. Avevano finalmente ottenuto
quello che volevano. Ormai gli anni delle delusioni potevano
svanire, diventando un semplice preambolo con cui
addolcire la storia di come Tzippy Goldman aveva trovato
marito. Ma ora, di fronte alla rabbia inspiegabile della figlia,
Shayna prov nostalgia per gli anni in cui, sedute sul letto,
si descrivevano a vicenda matrimoni immaginari.
Shayna si guard attorno per assicurarsi che nessuno le
avesse sentite. Tzippy, hai idea di quanta fatica io stia facendo
per organizzare il tuo matrimonio? sibil con un angolo
della bocca, mentre con l'altro sorrideva.
Allora non farlo, disse Tzippy.
E se non lo faccio io, chi lo far?
Ma perch  cos importante?
Davanti a Suri's Sheitels, Shayna si costrinse a sorridere.
Se non fosse stata attenta, sarebbe scoppiata in un lungo gracchio
isterico che avrebbe ceduto il passo alle lacrime. Certo
che era importante. E lei sapeva quanto. Chiuse forte gli occhi
e vide davanti a s il matrimonio. Serr le mani a pugno
con tutta la forza del suo desiderio.
C'erano molti negozi di sheitel a Brooklyn, uno a ogni angolo,
ma di Suri ce n'era una sola. Suri era leggendaria per la
sua capacit di creare una replica esatta di qualsiasi testa. Le
ragazze moderne non avrebbero mai indossato nulla che avesse
le chiare fattezze di una parrucca. Non volevano capelli
duri e fragili. Volevano che fossero morbidi e serici e che si
muovessero insieme a loro. Secondo i rabbini, i capelli di una
donna sposata erano l'equivalente del corpo nudo, destinati
solo agli occhi del marito. Quando avevano permesso alle
donne di coprirsi i capelli con parrucche invece che con fazzoletti,
non avevano previsto l'eventualit di quelle parrucche
quasi perfette. Ma anche cos, le donne si assoggettavano
alla volont di Dio. I comandamenti non dovevano essere
troppo restrittivi. Erano cos tante le cose proibite che la
gente cercava di divertirsi con quelle permesse.
Suri era specializzata in donne ortodosse e malati di cancro.
Difficilmente richiamava chi le lasciava un messaggio, e
dichiarava di aver quasi terminato una parrucca quando non
l'aveva ancora cominciata. La sua inaccessibilit non faceva
che renderla pi popolare. Le spose sborsavano volentieri i
tremila dollari che Suri chiedeva per una parrucca fatta su
misura con capelli umani. Fissavano la data del matrimonio
in base al tempo stimato da Suri per la consegna del lavoro.
Il trucco per creare una parrucca perfetta non stava nei
capelli veri e propri, ma nella cuffia di nylon sottostante. Suri
aveva escogitato un modo per farla sembrare identica al
cuoio capelluto. L'attaccatura della parrucca alla testa era
perfettamente visibile, eppure nessuno la notava. Le vecchie
parrucche si staccavano di mezzo centimetro dalla testa e dovevano
avere la frangia per nascondere quella giuntura innaturale.
Ma le parrucche di Suri abbracciavano il cuoio capelluto.
Lo imitavano alla perfezione. Suri sapeva fare la riga in
mezzo o da una parte. Sapeva raccogliere i capelli a coda di
cavallo. La cuffia color carne che spuntava da sotto i capelli
rendeva le sue creazioni ancora pi realistiche. Alcuni parruccai
erano specializzati in capelli ricci, altri in colori difficili.
Alcuni costavano poco, altri lavoravano in fretta. Ma Suri
produceva parrucche invisibili.
La vetrina del negozio era coperta da tende rosa chiaro.
Sul davanzale, teste di polistirolo indossavano i modelli pi
popolari di Suri. Alle porte erano appesi poster di modelle
con la parrucca. Le modelle erano pesantemente truccate e
avevano sorrisi provocanti. Sembrava che indossassero la parrucca
per obbedire ai dettami della moda invece che a quelli
della religione.
Eccola qui, annunci Shayna. Ecco la sposa.
Tzippy e sua madre non si guardavano, ma Suri non ci
bad. Aveva visto di tutto. Con le tende tirate e la testa scoperta,
le donne le raccontavano cose di s che non avrebbero
detto in nessun altro posto. Suri sapeva chi aveva un matrimonio
felice e chi no. Sapeva quali spose restavano sveglie
la notte a chiedersi se non stessero commettendo un errore.
Prima ancora di salutare, Suri prese in mano una ciocca
dei capelli di Tzippy. Sono folti, disse. Belli e dritti.
Ottimo. Sar pi facile riprodurli.
Raccont a Shayna e Tzippy della sposa che aveva ingannato
padre e fidanzato, facendo credere loro di non portare
la parrucca finch non si era tolta le forcine ed era rimasta a
capo scoperto durante la cena. E della sposa che aveva indossato
la parrucca su misura durante le sheva brachos, mentre
gli ospiti la guardavano increduli, pensando che non si
fosse coperta i capelli. Alcune sue clienti lavoravano in studi
legali e banche d'affari. Indossavano la parrucca con il tailleur
e nessuno se n'era mai accorto.
Una volta arriv una ragazza con la testa piena di ricci, -
disse Suri. Le diedi un'occhiata e dissi che era impossibile.
O le davo i ricci ma non la consistenza, oppure le davo
il volume ma non tutti quei ricci. A meno di non trovare dei
capelli naturalmente ricci da cui partire. Allora  tutto un altro
paio di maniche. Ma le ragazze con i ricci naturali non
vogliono mai venderli.
E cosa decise? chiese Tzippy.
Chi, la ragazza con i ricci? Alla fine salt fuori che aveva
sempre voluto i capelli lisci. Cos restammo tutti soddisfatti
-. Suri batt le mani, pronta a mettersi al lavoro. Ma
basta parlare di lei. Adesso ha il suo sheitel,  bellissima e felicemente
sposata. Cosa facciamo con te?
Suri condusse Tzippy verso una sedia da barbiere rosa, e
la fece accomodare davanti a uno specchio che andava dal soffitto
al pavimento. Sul vassoio di fronte a s, radun forcine
e spazzole. I pettini galleggiavano come cavallucci marini dentro
un vaso pieno di liquido azzurro. Il negozio sembrava un
salone da parrucchiere. L'unica differenza era che l i capelli
non erano attaccati alla testa. Venivano consegnati perch
fossero acconciati, e ritirati quando erano pronti.
Suri tir fuori piccoli campioni disincarnati di capelli,
ognuno di una differente sfumatura di castano. Li avvicin
ai capelli di Tzippy, socchiudendo gli occhi per confrontarli.
Ne scelse alcuni, spiegando che il castano non era mai semplicemente
castano. Nei capelli apparentemente ordinari di
Tzippy erano incorporate numerose sfumature. Poi Suri tir
fuori un rotolo di quello che sembrava cellofan e lo avvolse
intorno alla testa di Tzippy. In seguito l'avrebbe usato come
modello per la cuffia.
E ora la parte divertente, disse Suri. Prese le parrucche
preconfezionate che teneva come campioni e le tir fuori
dalle scatole. Quelle parrucche erano meno belle del prodotto
finale, ma alle ragazze serviva qualcosa da provare. A
volte ne compravano una di riserva. Tutte le parrucche avevano
un nome. La parrucca Tiffany aveva lunghi capelli ricci.
La Jacqueline sfoggiava un taglio corto e liscio, con i capelli
ritti in cima alla testa. La Rochelle era un caschetto tagliato
all'altezza del mento, con una ciocca che ricadeva sopra
un occhio. La Janice era disponibile nei colori castano 6, biondo
7 e rosso 9. Si poteva tingerla di ogni sfumatura intermedia.
Si poteva fare la permanente alle parrucche lisce e stirare
quelle ricce. Suri scelse una parrucca dai lunghi ricci
biondi e la scroll. Raccolse i capelli di Tzippy in una stretta
coda di cavallo e le mise in testa la parrucca. Poi la raddrizz
e la fiss ai capelli.
Visto? Poi fai cos, e poi cos, e poi sei pronta, disse
Suri.
Improvvisamente Tzippy divent bionda. Poi rossa, poi
di nuovo bruna. Si prov parrucche lunghe, parrucche con la
frangia, parrucche con trecce e chignon. Alcune donne approfittavano
dell'occasione per avere i capelli biondi e dritti
come spaghetti che avevano sempre sognato. Shayna aveva
cinque parrucche diverse. Poteva portare i capelli corti o
lunghi, chiari o scuri, intonati a qualunque umore o abbigliamento.
Le sue parrucche erano allineate sopra il com,
accuratamente fissate alla loro testa di polistirolo. A volte,
quando Shayna usciva di casa, le ragazze entravano di soppiatto
in camera sua per provarsi le parrucche. Potevano scegliere
quale versione della madre interpretare.
Ma Tzippy disse no a ognuna di quelle parrucche. Non voleva
sembrare un'altra. Allora Suri tir fuori la Clarice, una
parrucca castana di media lunghezza che ricordava molto i
capelli di Tzippy, e gliela fiss alla testa. Quella parrucca era
abbastanza ben fatta da passare inosservata agli inesperti. Ma
era anche abbastanza rigida da far capire agli intenditori che
Tzippy si copriva i capelli. La parrucca su misura di Suri, una
volta terminata, avrebbe tratto in inganno tutti.
Tzippy non aveva mai messo in discussione il fatto di coprirsi
i capelli una volta sposata. Si era divertita a provare le
parrucche e i cappelli della madre. Ma adesso che era arrivato
il momento, si sentiva strana con quell'affare sulla testa.
Si port una mano alla parrucca, come se volesse assicurarsi
che quella sotto fosse sempre lei. Con la parrucca sembrava
pi vecchia. Somigliava a sua madre. Si guard allo specchio
e il volto di sua madre le restitu lo sguardo.
Che ne pensi? chiese.
Shayna non aveva voluto avvicinarsi troppo, per paura
che la Tzippy che aveva di fronte scomparisse. Ma ora fece
un passo avanti e tocc la parrucca.
Una donna sposata, disse Shayna, e sospir.
Invece di guardare direttamente Tzippy, Shayna fiss il
suo riflesso nello specchio. Tzippy fece lo stesso, e ai loro occhi
apparvero una madre e una figlia sorridenti che facevano
acquisti per il matrimonio. Nessuna delle due riusciva a
staccare lo sguardo da quell'immagine. Shayna vi vedeva ci
che aveva sempre sperato. Voleva che sua figlia si sentisse a
casa propria in quel mondo. Quando la guardava camminare
insieme alle amiche, con la lunga gonna di jeans che le svolazzava
intorno alle gambe, Shayna cercava un segno della
sua estraneit. Era possibile capire quale, fra quelle ragazze,
avesse una madre che non era stata educata come tutti gli altri?
Ora, con il matrimonio ormai imminente, Shayna voleva
che la figlia fosse come le donne che lei invidiava, donne
che dicevano sempre la cosa giusta e si vestivano in modo impeccabile
e preparavano magnifici pranzi ed erano perfettamente
integrate. La parrucca sulla testa di Tzippy le faceva
pensare che fosse possibile.
...
.
...
Sette.
...
.
...
Durante le telefonate con Shayna, Naomi ascoltava una
continua esposizione di regole. A sentire Shayna, quelle regole
avevano lo stesso valore della legge religiosa, come se
fossero state dettate sul Sinai. Erano le leggi del loff: Liquori.
Orchestra. Fiori. Foto. Quelle erano le spese a carico
della famiglia del ragazzo. La famiglia della ragazza pagava
il resto. Le regole imponevano che il fidanzamento durasse
di solito tre mesi, raramente pi di cinque. Al momento del
fidanzamento, la famiglia della sposa regalava allo sposo un
orologio d'oro e la versione integrale del Talmud. Lo sposo
comprava l'anello di fidanzamento. Sua madre comprava due
candelieri d'argento. Altri regali venivano distribuiti nel corso
del fidanzamento. Un gioiello alla sposa per ogni ricorrenza
che cadeva durante quel periodo. Una collana di perle
al matrimonio, una collana d'oro con un diamante incastonato
durante le sheva brachos.
Quel giorno, l'argomento in discussione era se uomini e
donne dovessero avere posti separati durante il banchetto.
Baruch lo trovava indispensabile. Adesso, sosteneva, facevano
tutti cos. Joel disse che quarant'anni prima nessuno
aveva mai sentito parlare di posti separati. Persino i cosiddetti
ultraortodossi si mischiavano senza farci caso. Ma
Shayna disse che avrebbe preferito morire piuttosto che celebrare
un matrimonio con posti promiscui. La gente avrebbe
sparlato di lei per anni. Naomi stava cercando di trovare
un compromesso. Propose tre sezioni: una per gli uomini,
una per le donne e una per entrambi. Ma cos sarebbero
rimasti tutti insoddisfatti, compresa Naomi. Temeva che
un giorno avrebbero dovuto suddividere ulteriormente i saloni
dei banchetti, con una sezione per ogni credo e opinione.
Ma Shayna ignor la loro opposizione. Era gi passata al tipo
di mechitzah che avrebbero dovuto usare per separare gli
uomini dalle donne. Stava parlando di piante in vaso da disporre
come tramezzo. Ghiaccio secco per impedire la visuale
con nuvole di fumo. Palme finte. Piante fiorite alte tre metri.
Non saprei, disse Naomi. Non credevo che avessimo
gi deciso.
Ma  cos che si fa. Lo fanno tutti, insistette Shayna.
Nelle poche settimane trascorse dall'annuncio del fidanzamento,
Shayna aveva messo le cose in chiaro: quel matrimonio
apparteneva a lei. A parte pagare alcune spese, Naomi e
Joel sarebbero stati come tutti gli altri invitati: dovevano semplicemente
arrivare all'inizio e andarsene alla fine. Naomi non
voleva cavillare o lagnarsi, ma nonostante le sue buone intenzioni,
il fidanzamento era fonte di liti continue. Le due famiglie
litigavano sulla data del matrimonio, sul numero degli invitati,
sulla spesa per i fiori, sulle candele che i genitori avrebbero
o non avrebbero dovuto portare mentre percorrevano la
navata, sul cappello nero che Joel avrebbe o non avrebbe dovuto
indossare per le fotografie. E in ognuna di quelle battaglie,
chi ci andava di mezzo era sempre Naomi. Secondo Joel,
Naomi difendeva le idee di Shayna, oppure cercava di sfumare
i dettagli. Se Shayna parlava di cinquecento ospiti, Naomi
gli diceva che stavano parlando di circa quattrocento.
Non possiamo passare almeno un giorno senza discutere
del matrimonio? chiese Joel a Naomi.
Dovrebbe essere una cosa divertente, gli ricord lei.
E ti sembra che lo sia?
Joel, certo che lo .
Ma Joel accoglieva ogni notizia con esasperazione. Si
spazientiva prima ancora che Naomi menzionasse il matrimonio.
Se volete posti separati dovrete passare sul mio cadavere, -
dichiar.
 davvero cos importante? chiese Naomi.
S. E importante. E il cappello nero non me lo metto.
Puoi riferirlo a Shayna.
Era solo un suggerimento, credo. Lo chieder a Shayna -
disse Naomi.
Lo chiederai a lei? disse Joel, scuotendo la testa prima
di tornare al suo libro.
Se menzionava queste riserve a Shayna, Naomi si ritrovava
nel bel mezzo di un'accesa discussione. Shayna le spiegava
perch dovessero spendere pi soldi per i fiori, e perch
una sola videocamera non avrebbe potuto catturare tutti i
momenti importanti. Aveva un'infinita capacit di concentrarsi
sui dettagli. Senza pensarci troppo, era in grado di confrontare
in maniera esauriente l'assortimento di dessert offerto
dalle cinque migliori ditte di catering kosher nella zona
dei tre stati. Dettagli come questo non si soffermavano nemmeno
per un istante nella mente di Naomi. A lei non importava
nulla dei fiori. Voleva solo che tutti fossero contenti.
Perch non possiamo sederci a discutere? si chiedeva Naomi.
Perch lei e Shayna non potevano ricominciare da dove
si erano interrotte? Perch Ilana non poteva dire a Baruch
che le mancava la loro intimit? Perch Joel e Herschel non
potevano discutere apertamente delle loro divergenze? Perch
dovremmo farlo? avrebbe chiesto Joel. Perch stiamo per
diventare parenti, avrebbe voluto rispondergli Naomi. Perch
i nostri figli stanno per sposarsi. Perch un giorno avremo
dei nipoti in comune.
Allora, disse Shayna, richiamandola alla discussione
in corso, cosa ne pensi?
Stavo pensando che magari potremmo fare qualcosa di
un po' diverso. Potremmo trovare il modo per mettere il nostro
marchio personale sulla cerimonia, disse Naomi.
Io direi che quindicimila dollari di fiori sarebbero un
marchio personale pi che sufficiente, rispose Shayna.
Ma Naomi non voleva che la cerimonia venisse giudicata
solo in base allo sfarzo. Stava invece pensando a come renderla
diversa. Voleva scrivere qualcosa, cucire qualcosa, costruire
qualcosa, danzare qualcosa.
Ilana scese le scale e si ferm sulla soglia. Naomi le fece
un cenno con la mano e, muovendo le labbra senza emettere
alcun suono, le disse che avrebbe riagganciato nel giro di un
minuto. Ilana si stravacc in cucina ad aspettare. Dopo due
secondi cap che la madre stava parlando del matrimonio. Dopo
cinque secondi, cap che stava parlando con Shayna.
Il matrimonio aveva invaso la casa. Non si parlava d'altro.
Sua madre passava le giornate a intavolare negoziati ad
alto livello con Shayna. Poi, a tavola, discuteva con Joel degli
ultimi progetti per il banchetto. La sera litigavano in camera
loro. Prima del fidanzamento, Baruch era stato l'argomento
di discussioni concitate che cessavano nel preciso
istante in cui Ilana appariva sulla soglia. Anche quando era
lontano, Baruch riceveva la maggior parte delle loro attenzioni.
Nell'ultimo anno, quelle discussioni erano diminuite.
Non c'era pi niente da dire, e i suoi genitori si erano rappacificati,
o quantomeno avevano raggiunto un accordo temporaneo.
Ora, con il matrimonio, c'era di nuovo un'infinit
di cose per cui litigare.
Ilana non riusciva ancora a credere che Baruch stesse per
sposarsi. Gi prima lo sentiva lontano. Adesso se n'era andato
del tutto. Il matrimonio sarebbe stato una festa d'addio.
Oltre al fatto di dovervi partecipare, Ilana non voleva avere
niente a che fare con la cerimonia. Era stanca di sentirne parlare,
stanca del ruolo centrale che aveva assunto nella loro vita,
stanca di dover aspettare sua madre dopo che le aveva promesso
che avrebbero fatto qualcosa di speciale insieme. Quella
era la prima domenica libera che erano riuscite a trovare da
quando Baruch era tornato a casa fidanzato, sei settimane prima.
Sua madre decantava il valore del tempo dedicato ai propri
cari, delle attenzioni individuali, ma le sue non erano altro
che parole a vanvera. Non si era ancora accorta che qualcosa
stava succedendo anche nella vita di Ilana.
Fino a poco tempo prima, a Ilana piaceva andare a scuola.
Le sue migliori amiche erano sempre le stesse dalla seconda
elementare. Ilana, Rena, Michelle: i loro nomi venivano
pronunciati insieme. Ilana occupava una posizione soddisfacente
nelle graduatorie di popolarit della terza media.
Ma a quanto pareva le regole erano cambiate e nessuno si era
preso la briga di informarla. Le sue compagne non erano pi
le stesse. Da un giorno all'altro, avevano cominciato a parlare
di musica, di stelle del cinema e di ragazzi. Si lamentavano
di essere grasse. Facevano a gara a chi portava a scuola il
pranzo meno calorico scatolette di tonno e pompelmi e
riusciva a farlo durare per tutto il giorno. Studiavano le riviste
di moda e cercavano di assimilare gli ultimi modelli nel
codice d'abbigliamento della Hebrew Academy.
Rena e Michelle scuotevano la testa meravigliate e studiavano
quel fenomeno sociologico da una distanza guardinga e
disinteressata. Per il momento si accontentavano di rimanere
all'esterno e lasciare che quel rimescolamento della classe proseguisse
per conto proprio. Non erano molto interessate all'abbigliamento.
Non telefonavano ai ragazzi. Invece, andavano
una a casa dell'altra e leggevano insieme. Quando finivano
i libri, se li scambiavano. In loro compagnia, anche Ilana si
comportava con indifferenza. Cercava di condividere con loro
il conforto dello studio, dell'approvazione dei genitori e della
compagnia reciproca. Ma Ilana sentiva la pressione. Sapeva
che se non fosse cambiata sarebbe rimasta indietro.
Sua madre fu in procinto di riagganciare parecchie volte.
Ilana tornava a sperare, poi la conversazione ricominciava.
Credevo che dovessimo uscire, disse, sperando che
Shayna la sentisse.
Rimani in linea, Shayna, disse sua madre, mettendo
una mano sul ricevitore. Un minuto solo, Ilana. Poi torn
alla telefonata e ascolt ancora un po', facendo cenni di apparente
assenso.
Hai ragione, disse Naomi. L'importante  che siano
felici. E dovr essere un bel matrimonio. Se  questo che dobbiamo
fare, sono sicura che non ci saranno problemi.
Abbandonando la speranza che la madre si staccasse dal
telefono, Ilana tir fuori dallo zaino una copia della rivista
Seventeen, che aveva preso in prestito da una compagna.
Quella era diventata la lettura obbligatoria della classe. Una
modella, cantante o attrice bionda che Ilana avrebbe dovuto
riconoscere, le sorrise dalla copertina, la bibbia della moda
primaverile, recitava la scritta in lettere rosa shocking.
gli ultimissimi trattamenti di bellezza, tutta nuova in
sette giorni. Se voleva cambiare, quello era un buon punto
di partenza.
Naomi riagganci, fece un profondo respiro e si gir verso
Ilana.
Sono tutta tua, disse.
Un minuto, disse Ilana, fingendosi assorta in un articolo.
Non sapevo che ti piacesse Seventeen, disse Naomi.
Be', adesso mi piace.
Cambia pettinatura, cambia vita, lesse Naomi da sopra
la sua spalla. Sembra roba seria.
Ilana, seccata e imbarazzata allo stesso tempo, chiuse in
fretta la rivista. Cosa c' di male? domand.
Niente. Sono sorpresa, tutto qui.
Sua madre non poteva capire. Naomi vestiva senza troppe
pretese. Le piacevano le gonne larghe e morbide a disegni
floreali, le lunghe collane di perline, gli orecchini pendenti,
le sciarpe indiane a colori vivaci. Quel pomeriggio portava
una gonna di cotone con un bottone mancante e macchie di
candeggina sul retro. Se Ilana gliel'avesse fatto notare, Naomi
avrebbe detto che non se ne era accorta, si sarebbe chiesta
per un attimo come fosse successo e poi avrebbe lasciato
perdere.
Non litighiamo, disse Naomi. Voglio che passiamo
una bella giornata insieme.
Ilana si aspettava che proseguisse dicendo che quella giornata
era un'occasione per discutere delle nostre divergenze.
Si aspettava che la madre assumesse l'espressione comprensiva
da ti sto ascoltando, avvicinandosi a guardarla
con gli occhi socchiusi per la concentrazione. Rimase sorpresa
quando Naomi non pronunci n quella frase, n un altro degli
analoghi discorsi ai quali Ilana era abituata. Aveva un'aria
agitata, e a Ilana dispiacque di essersi innervosita. Malgrado
le sue proteste, voleva quella giornata con sua madre.
La voleva tutta per s.
In macchina, Ilana cerc di ritrovare quella parte di s
che, soltanto un'ora prima, voleva raccontare tutto a Naomi.
Di solito quello era il posto preferito da Ilana per chiacchierare.
Non c'era il telefono a interromperle, nulla che potesse
separarle. Ma adesso Ilana non aveva voglia di confidarsi.
Abbass il finestrino e guard fuori.
Allora, disse Naomi. Cosa volevi dirmi?
Non importa, rispose Ilana.
Andiamo, Ilana. Voglio sapere cosa sta succedendo.
Niente, disse Ilana.  solo che non vedo l'ora che
finisca la scuola.
Mancano ancora tre mesi. Non  un po' presto per mettersi
a contare i giorni? E la terza media  una tappa importante.
Non dovresti desiderare che finisca. Sei sulla soglia,
Ilana.  molto emozionante.
Cosa c' di tanto emozionante?
Crescere. Diventare una giovane donna.
Ilana sbuff.
Che ti prende?  successo qualcosa? chiese Naomi.
Non  successo niente. Solo che negli ultimi tempi le cose
sono cambiate, disse Ilana.
Lo so. Un sacco di cambiamenti in un colpo solo.
Stanno cambiando tutti, disse Ilana.
Naomi stacc gli occhi dalla strada per guardare sua figlia.
Quando sua madre la guardava cos, Ilana si sentiva in colpa.
Ma la sua unica colpa era di voler essere un'altra. Avrebbe voluto
aprire le pagine di Seventeen ed entrarci dentro.
Ilana e Naomi andarono a pranzo nella principale zona
commerciale di Laurelwood, costellata di negozi kosher. In
quella cittadina del New Jersey, ogni appezzamento vuoto
era l'occasione per costruire una nuova sinagoga separatista
o aprire un nuovo ristorante kosher. Il venerd pomeriggio
la gente correva dal panettiere, dal macellaio e dal fiorista.
Quando si incrociavano a bordo dei minivan, si salutavano a
colpi di clacson, augurandosi buon Shabbos dal finestrino.
Qualche ora dopo, quelle stesse strade erano semideserte,
perch quasi tutti si stavano preparando a servire la cena del
venerd sera. Oppure stavano tornando a casa dalla sinagoga,
affiancati per tre, lungo strade che non si aspettavano di
condividere con le auto. Portavano con s le chiavi e spingevano
i passeggini, grazie all'eruv che cingeva la citt lungo
i fili del telefono e i pali della luce, un recinto simbolico che
segnava i confini del quartiere. Per tutta la settimana, al lavoro,
nel mondo, dovevano spiegare quello che facevano. Dovevano
ricordare ai colleghi che mangiavano kosher. Dovevano
farfugliare spiegazioni sul perch non potessero uscire
il venerd sera. Dovevano ripetere che no, Chanukah non era
esattamente come il Natale. No, kosher non voleva dire benedetto
dal rabbino. Ma l non c'era nulla da spiegare. A Laurelwood,
la minoranza si sentiva maggioranza.
Quando Naomi e Joel erano venuti ad abitare da quelle
parti, venticinque anni prima, la comunit ortodossa era appena
nata. Si erano trasferiti l perch costava poco. C'era
una sinagoga ortodossa, e tanto bastava. Adesso ogni casa disponibile
veniva venduta, dopo una battaglia di offerte, a una
giovane famiglia ortodossa con due figli e un terzo in arrivo.
La comunit era piena zeppa. Si sarebbe potuto appendere
un cartello con la scritta completo all'uscita della statale.
Cos si erano spinti ancora pi in l, considerandosi pionieri
e fondando una fila di comunit satellite lungo la strada.
Un'altra lite per il matrimonio? Di che si trattava stavolta? -
chiese Ilana durante il pranzo.
Oh, niente di speciale, rispose Naomi.
Non occorre che tu me lo dica. Tanto lo so gi.
Che cosa sai?
So che Shayna vuole invitare seicento persone, e pap
dice che cos diventer uno zoo, e che quelli che fanno le cose
tanto in grande vogliono solo mettersi in mostra. E tu gli
hai detto che avresti insistito per ridurre gli invitati, perch
anche tu vorresti qualcosa di pi intimo. Ma quando hai provato
a dire qualcosa, Bryan ti ha risposto che non toccava a
te decidere.
Naomi la guard con un misto di divertimento e sorpresa.
Cos'altro sai?
Tu pensi che Shayna non ti voglia coinvolgere, e cos ti
senti esclusa. Credevi che sarebbe stato pi facile, ma pap dice
che ovviamente ti sei sbagliata, perch cosa ti aspettavi...
Wow, disse Naomi. Come fai a sapere tutte queste
cose?
Oh, be', rispose Ilana, sorridendo soddisfatta. Le
ho sentite in giro.
In parte  stato anche divertente, disse Naomi.
Ma perch dai retta a Shayna? chiese Ilana. Potresti
dirle che non  quello che vuoi. Potresti dirle che non hai
intenzione di fare come dice lei, e che se non  d'accordo,
pazienza.
Naomi rise. Non  cos semplice, Ilana. A volte bisogna
cedere sulle piccole cose. Bisogna guardare il quadro d'insieme,
e decidere cos' importante. E i dettagli del matrimonio
non sono importanti. Questa  un'occasione lieta. 
su questo che dovremmo concentrarci.  un momento molto
emozionante per tutti noi.
Giusto, disse Ilana.
Potresti partecipare ai preparativi. Potresti trascorrere
del tempo con Tzippy. Potresti fare amicizia con le sue sorelle.
Cosa dovrei fare, accompagnare Tzippy a comprare lo
sheitel? Aiutarla a scegliere le porcellane?
Tzippy  davvero dolcissima, disse Naomi.
Non  questo il punto. Io non c'entro niente con il matrimonio.
Ci andr, ma niente di pi.
Mi sembri arrabbiata, mormor Naomi.
Ah, s, disse Ilana. Davvero?
Ma sua madre non colse il sarcasmo. Non rientrava nelle
frequenze su cui era sintonizzata.
S, davvero, rispose. So che  difficile, con tutti cos
presi dal matrimonio. E Baruch  sempre indaffarato e sta
cominciando una nuova vita.
Non me ne importa pi niente. Credimi, con lui ho rinunciato.
Tzippy se lo pu tenere.
Solo perch  diventato pi devoto non significa che abbia
smesso di volerti bene.
Bryan fa tanto il devoto, ma io non ci casco. Non sa che
bisogna essere gentili con il prossimo? Non gli importa di come
si sentono gli altri? E del rispetto dovuto ai genitori? 
come se avesse deciso di infischiarsene solo perch si  messo
un cappello nero e prega dieci volte al giorno.
Non credo che sia cos semplice, Ilana. E gli importa ancora
di te. Ne sono sicura. Mi dispiacerebbe che ti allontanassi
da lui. Ti far soltanto stare peggio.
Non so cosa farci.
Ma gli hai detto come ti senti? Hai provato a parlargli?
Mamma, disse Ilana, incredula.
Non aveva fatto altro che provare. Per tutto l'anno precedente,
mentre Baruch era lontano, aveva cercato di abituarsi
all'idea di un fratello molto religioso. Si era detta che
se fosse riuscita ad andare oltre l'apparenza esteriore, avrebbe
potuto guardargli dentro e riconoscere quel che rimaneva
di lui. Da quando era tornato a casa, Ilana aveva tentato di
farlo uscire dal nascondiglio. Gironzolava con passo pesante
davanti alla sua camera per farsi sentire. Gli camminava davanti
mentre pregava. Si piazzava sulle scale di fronte alla
sua porta per costringerlo a schivarla. Poteva anche caderle
addosso, per quel che la riguardava: avrebbe fatto qualunque
cosa pur di farsi notare. Ma Baruch la scavalcava, le girava
intorno. Qualche volta in effetti si fermava a salutarla, suscitando
in lei la speranza che si sarebbe seduto a chiacchierare,
resuscitando per un breve momento il passato. Ma Baruch
tirava dritto, tutto preso da Tzippy, dal matrimonio e
dallo studio. E Ilana si ritrovava al punto di partenza, a fissare
meravigliata lo sconosciuto in fondo al corridoio.
Cos, in risposta alla madre, Ilana sbuff di nuovo. Perch
gli aveva detto come si sentiva in cento modi diversi. Il
problema era che Baruch non sapeva pi ascoltare.
Mentre uscivano dal ristorante, Naomi guard di sottecchi
la figlia. Sapeva benissimo che il matrimonio li aveva completamente
assorbiti, che la famiglia aveva subito dei cambiamenti,
che Ilana rimpiangeva il rapporto affettuoso con il
fratello. E tuttavia era sorpresa dalla sua rabbia. Ilana aveva
sempre avuto opinioni decise e una volont forte, ma di solito
stava dalla parte della madre. Naomi era sempre stata sicura
di sapere cosa pensasse la figlia. In macchina, a tavola,
prima di addormentarsi, Ilana si apriva e le raccontava ogni
fatto della giornata.
Puoi andare, mamma. Non serve che aspetti con me, disse
Ilana quando si fermarono davanti al Judaica Express, dove
aveva appuntamento con Rena e Michelle.
Non mi dispiace, disse Naomi.
Fuori si stava bene. Naomi rivolse la faccia al sole. Nonostante
facesse ancora freddo, sentiva arrivare la primavera.
Si gir a guardare la vetrina del negozio, che esponeva
una serie di tamburelli fatti a mano.
Mi piacciono, mormor. Sono cos... disse, annaspando
in cerca della parola giusta.
Sent il desiderio irresistibile di comprarne uno. Le sembr
una sciocchezza. Cosa ne avrebbe fatto? si chiese. Erano
graziosi, ma non era solo quello. Naomi non voleva guardarli.
Voleva afferrare uno di quei tamburelli e scuoterselo
contro il fianco per suscitare sentimenti pi intensi, come se
la musica potesse spronare lei e la sua famiglia, gli amici e la
comunit.
Lungo la strada sorgevano panetterie kosher e negozi di
cappelli, rivendite di alcolici e librerie, macellai e pizzerie
kosher. C'erano panini kosher e cappuccino kosher. I negozi
vendevano yarmulke di cuoio dipinte come palloni da pallacanestro
e felpe da baseball con la scritta yankees in ebraico.
Avevano software in ebraico e palmari con un programma
per leggere il siddur. In quell'unico isolato c'era tutto
quanto serviva per essere ortodossi, qualunque aggeggio e
utensile immaginabile, e tutto apparentemente per servire
Dio. Ma si riduceva tutto a questo? si chiese Naomi. Dopo
tanti litigi, anche Naomi sentiva dentro di s un brontolio
d'insoddisfazione.
Mi piacerebbe comprare un tamburello, disse.
Buona idea, mamma, rispose Ilana, distratta dall'arrivo
di Michelle e Rena. Nel giro di pochi minuti, aveva dimenticato
la rabbia. Era stata un'ondata di piena, violenta e
improvvisa e di breve durata. Naomi guard Ilana rianimarsi
in presenza delle amiche. Ma con gli adolescenti era cos,
ricord a se stessa.
Quando Ilana scomparve nel gruppetto ridacchiante, Naomi
entr in libreria e compr il tamburello. Fra tutti i personaggi
che aveva studiato al corso sulle Donne della Bibbia,
Miriam era la sua preferita. Miriam, dopo la traversata del
Mar Rosso, aveva preso in mano il tamburello, e le donne l'avevano
seguita, cantando e ballando. All'inizio dovevano essere
riluttanti, pens Naomi. Probabilmente non si erano rese
conto che potevano alzarsi e mettersi a ballare. Ma Miriam
le aveva attirate scuotendo il tamburello. Anche a Naomi
sarebbe piaciuto che qualcuno la coinvolgesse. Non desiderava
lo strumento in s, ma ci che lo strumento avrebbe
potuto sbloccare. Mentre aspettava che le battessero lo scontrino,
Naomi esamin il tamburello da tutti i lati, come se
contenesse un messaggio nascosto.
Voglio organizzare una festa di fidanzamento, annunci
Naomi.
La cena era terminata, e Baruch era in camera sua. Joel e
Ilana stavano leggendo in soggiorno, talmente assorti che a
Naomi sembr di doverli letteralmente districare dalle pagine.
Dovette ripeterlo due volte prima che mettessero gi il
libro e la guardassero in faccia.
Naomi si piazz davanti a loro. Che ne dite? Potrebbe
essere un modo per dare il nostro contributo ai festeggiamenti.
Potremmo farla qui, a casa, una cosa intima e informale.
Potremmo organizzarla all'ultimo minuto, magari fra un
paio di settimane. Sarebbe l'occasione per presentare Tzippy
ai nostri amici.
Potremmo ingrandire le foto di quando erano piccoli, e,
Ilana, magari tu potresti proiettare qualche diapositiva di Baruch.
Potresti invitare anche le tue amiche. Con il matrimonio
sar difficile fare quello che vogliamo. Ma questa potr essere
una cosa tutta nostra. Possiamo organizzarla come ci pare.
Ilana e Joel dovettero trattenersi dall'alzare gli occhi al
cielo. Ma non aveva importanza, perch Naomi aveva capito
di volere quella festa con tutte le sue forze.
Potremmo inventare una canzone. E potremmo dire a
tutti di scrivere una poesia su Baruch e Tzippy. Sarebbe l'occasione
per dimostrare quanto siamo emozionati.
Joel acconsent con un'alzata di spalle. Se ci tieni, disse,
e torn al suo libro.
Ilana, prima di fare altrettanto, alz gli occhi al cielo e sorrise
a Naomi. Come sei carina, mamma. disse.
...
.
...
Otto.
...
.
...
Questa volta il desiderio di Naomi coincideva con le regole.
Era previsto che ci fosse una festa di fidanzamento.
Shayna diede la sua approvazione, e Naomi si mise al lavoro.
Invit tutti i loro amici. Spulci gli album di foto e tir
fuori le immagini di Baruch bambino. Chiese a Shayna di
mandarle qualche foto di Tzippy e fece dei collage da appendere
in tutta la casa. Decise di non strafare con il cibo e
le decorazioni. Non voleva cadere nella competizione bigotta,
che rendeva i festeggiamenti per il bris elaborati quanto
quelli per il bar mitzvah e faceva assomigliare un bar mitzvah
a un matrimonio.
Usando la forza, la corruzione e le lusinghe, Naomi era
riuscita a convincere Baruch e Ilana ad aiutarla con i preparativi.
Entrambi avevano molto da fare, o almeno, quella era
la scusa a cui ricorrevano quando non avevano voglia di occuparsi
di qualcosa. Baruch passava la maggior parte del tempo
a studiare. Trattava la casa come un albergo. Dentro di
s, aveva gi preso congedo. Ilana era impegnata con la scuola
e le amiche. Passava ore al telefono, rintanata nella sua
stanza.
Qualche ora prima della festa, Naomi temette che non ci
fosse abbastanza da mangiare. Nella frenesia dell'ultimo minuto,
cerc di inventare un'altra pietanza. Tir fuori due barattoli
di ripieno per torta di ciliegie, una gran quantit di frutta
fresca, tre recipienti di Rich's Whip e un cartone di succo
d'arancia. Cominci a dare istruzioni mentre stava ancora inventando
la ricetta.
Okay, Baruch, tu apri quei barattoli. Ilana, tu taglia a
pezzetti la frutta.
Non preoccuparti, non diremo a nessuno che hai dato
una mano a cucinare, disse Ilana a Baruch in tono canzonatorio.
Non  peccato per un ragazzo aiutare in cucina?
Baruch sospir in modo plateale. Se tu studiassi anche
solo cinque minuti al giorno, forse sapresti la risposta.
No grazie, rispose Ilana.
Naomi ascolt con sollievo quelle punzecchiature. Baruch
e Ilana si stavano riabituando l'uno all'altra. Se non altro, avevano
smesso di evitarsi. Anche se Ilana e Baruch non facevano
lunghe e appassionate conversazioni, anche se Joel e Baruch
non guardavano le partite degli Yankees insieme, vivevano
ancora sotto lo stesso tetto. Potevano allontanarsi in
direzioni diverse e trovare comunque un modo per riavvicinarsi.
Erano ancora una famiglia.
Credi davvero che qualcuno manger questa roba? chiese
Ilana. Intinse il cucchiaio nella ciotola e la densa mistura
rosa scivol gi lentamente.
Sar squisita, annunci Naomi.
Che cos'? chiese Baruch.
Naomi spost lo sguardo dai figli alla ciotola.  una specie
di zuppa di frutta. Si chiama fruttarella, decise.
La servono nei migliori ristoranti, aggiunse Ilana.
Naomi diede un'occhiata alla ciotola.  perfetta. Va solo mescolata ancora un po'.
Ilana porse il cucchiaio a Baruch. Assaggia.
Neanche per sogno, rispose lui.
Forza, Bryan. Apri la bocca, lo stuzzic Ilana.
Baruch obbed con riluttanza. Squisita, dichiar. Adesso
tocca a te, Ilana.
Ilana, perch non racconti a Baruch cosa stai facendo in
questi giorni, sugger Naomi.
Certo, mamma, disse Ilana. Allora, vuoi sapere delle
soap opera che guardo o dei film che ho visto?
Tutti e due, disse Baruch.
Ilana e Baruch ridevano dei suoi sforzi per promuovere
l'amore fraterno. La prendevano in giro, ma si divertivano
quanto lei. Naomi sapeva che avrebbero voluto riavvicinarsi.
Entrambi avevano fatto qualche passo esitante e poi si
erano tirati indietro, non sapendo come riallacciare i rapporti.
Ma adesso eccoli li, insieme. Ci siamo, pens. Questo  il momento.
Afferralo e tienilo stretto.
Stiamo andando benissimo, disse Naomi. Dopo questo
avr quasi finito. Non mi resta che tagliare le verdure e
preparare il brindisi.
Brindisi? chiese Baruch.
Naomi aveva parlato in tutte le ricorrenze famigliari: al bar
mitzvah di Baruch e al bat mitzvah di Ilana, e persino al bris di
Baruch, otto giorni dopo il parto. Aveva composto poesie e
organizzato proiezioni di diapositive.
Volevo dire qualcosa su te e Tzippy. Naomi vide il sorriso
nervoso di Baruch.  un problema?
No, rispose lui. Non proprio.
Perch non ti credo? chiese Naomi.
Va benissimo. Fai pure il brindisi.
Lo far senz'altro. Ma vorrei sapere perch potrebbe essere
un problema.
Perch, disse Baruch, distogliendo lo sguardo, non
si fa.
Cos' che non si fa?
Le donne non parlano in pubblico.
E perch mai? chiese Naomi.
Sperava di nascondere il risentimento dietro una curiosit
distaccata. Ma non funzion. Baruch si irrigid, e sembr
prepararsi a discutere. Anche l'espressione rilassata di
Ilana scomparve. Guard torva il fratello e incroci le braccia
sul petto.
Volete davvero sapere cosa penso? chiese Baruch.
Ti stiamo ascoltando, disse Ilana.
Il mio rabbino dice che  sconveniente perch Kol kavod
bat melech penimah, la gloria della figlia di Dio risiede all'interno.
Da ci apprendiamo che le donne non devono essere
sotto gli occhi di tutti. Parlando in pubblico, le donne offuscano
il ruolo importante che detengono nella sfera privata.
Ma i rabbini si riferivano a un momento storico molto
diverso, disse Naomi. Per loro quell'idea aveva senso. Ma
il mondo  cambiato, e forse alcune cose non valgono pi.
La prossima volta, disse Ilana, ci dirai quante volte
al giorno possiamo uscire di casa?
Naomi si gir verso di lei. Non credo che i rabbini parlassero
dell'interno della casa. Credo che volessero dire interiore,
e cio che la cosa pi importante  come siamo fatte
dentro.
Giusto, disse Ilana.
E anche se avessero voluto dire proprio quello, oggi possiamo
reinterpretarlo e renderlo significativo per noi, disse
Naomi.
Mi dispiace di averlo detto. Sapevo che non ti sarebbe
piaciuto, disse Baruch quando Ilana si gir dall'altra parte
e Naomi lo guard contrariata. Fa' il brindisi. Va benissimo.
La sua accondiscendenza non rincuor Naomi. Per Baruch
andava benissimo solo perch aveva abbandonato ogni
speranza di andare d'accordo con loro. Avrebbe lasciato che
facessero come volevano e poi se ne sarebbe andato da un'altra
parte per fare come voleva lui. E nel frattempo cercava
di sgattaiolare fuori dalla cucina, proprio mentre stava entrando
Joel.
Hai sentito, pap? chiese Ilana. Ora non ci  pi
permesso di parlare in pubblico. Che ne pensi? Diventer
una regola della casa?
Joel fiss suo figlio, alzando le sopracciglia con aria incredula.
Qual  l'ultima regola, Bryan? chiese Joel.
Ho detto di lasciar perdere, disse Baruch.
Cosa credi, che quando parliamo in pubblico scateniamo
pensieri lascivi, o qualcosa del genere? disse Ilana.
Ilana, basta cos, disse Naomi.
Da che parte stai? brontol Ilana.
Siamo una famiglia, replic Naomi. Siamo tutti dalla
stessa parte.
Ilana fissava il fratello con un'espressione in cui si mescolavano
dolore e rabbia. Joel aveva assunto un'aria seccata
ancora prima di sapere cosa stesse succedendo. Baruch li
aveva entrambi contro. E Naomi era l, presa in mezzo come
al solito, a chiedersi perch quelle divergenze, marginali
in confronto a tutte le possibilit del mondo, dovessero dividerli.
Nel giro di qualche ora sarebbero arrivati un centinaio
di ospiti, e invece di finire i preparativi, Naomi stava
desiderando, malinconicamente, ingenuamente, forse inutilmente,
di poter aprire le braccia e stringerli tutti a s.
Giornata pesante? chiese Joel a Naomi quando rimasero
soli in cucina.
No, stava andando tutto bene. Erano qui con me, e ridevano.
Almeno per qualche minuto, ma forse non dovrei
aspettarmi che duri. E se vogliono litigare, bene, almeno comunicano.
Vorrei solo che non finisse sempre cos, con tutti
che ce l'hanno con tutti.
Joel cerc di decifrare le parole di Naomi. Quando era agitata,
parlare con lei era come inserirsi in una conversazione
gi iniziata.
Voglio proporre un brindisi, spieg Naomi. Ma a
quanto pare non si fa.
Che sorpresa, disse Joel.
Lo sapevi?
Una donna che parla in pubblico? Scandaloso.
Dici sul serio? chiese Naomi.
Certo che dico sul serio. Loro la pensano cos.
Lo far comunque, disse Naomi. Ha detto che non
me lo impedir.
 generoso da parte sua, replic Joel.
Forse mi sbagliavo a pensare che la festa potesse cambiare
qualcosa, disse Naomi.
Quello sarebbe stato il momento per dire, Te l'avevo detto.
O per rimproverarla di non averci pensato prima di invitare
cento persone. Se fosse stato di cattivo umore, Joel
non l'avrebbe risparmiata. Quella festa lo spaventava. Si era
nascosto in camera da letto per tutto il pomeriggio, raccogliendo
le forze per affrontare una casa piena di gente. Naomi
lo prendeva in giro per la sua misantropia. Ma ci non era
del tutto vero. Quello che Joel desiderava erano dei momenti
di tranquillit per riflettere. Da solo in camera sua, provava
il sollievo di non essere costretto a parlare.
Ma vedendo Naomi cos speranzosa, Joel si raddolc. Andr
tutto bene, la rassicur. Vedila cos. Mal che vada,
sar un'esperienza di crescita, disse, citando una delle
sue frasi preferite.
Naomi rise. Joel, domand. Sei felice per lui?
Vorrei, ma non sono sicuro di esserlo. Mi manca. Vorrei
che tornasse quello di prima, disse Joel.
Naomi apr la bocca, con l'intenzione di convincerlo che
Baruch era sempre la stessa persona. Joel aveva sentito quel
discorso, in tutte le sue varianti, gi troppe volte. Ma Naomi
si interruppe prima di cominciare.
Manca anche a me, disse.
Non gli spieg come avrebbe dovuto cercare di sentirsi.
Questa volta non parl di gestione della rabbia, gestione dei
figli, o gestione del marito. Gli and vicino, e Joel la prese
fra le braccia. Rimasero in piedi in mezzo alla cucina, accanto
ai piatti non lavati, ai vassoi parzialmente ricoperti di pasticcini.
C'era un gran disordine, e sarebbe rimasto cos per
il resto della serata, forse per qualche giorno. Ma adesso non
ci si poteva fare niente. Per il momento, Naomi si era scrollata
di dosso tutto ci in cui voleva credere per condividere
la perplessit e lo sgomento di Joel.
...
.
...
Nove.
...
.
...
Arrivarono gli amici, da Laurelwood e Woodmere, Great
Neck, Riverdale e New Rochelle. I confini della geografia
ebraica superavano i ponti e attraversavano i tunnel. Raramente
c'erano pi di due gradi di separazione. Naomi baci
gli amici e si godette i loro mazel tov. Quella moltitudine di
persone allontan i sentimenti negativi, e Naomi si immerse
nei saluti e nelle presentazioni.
Non dirmi che hai fatto tutto da sola, esclamarono le
amiche radunate intorno a lei.
Quattordici giugno, rispose, quando le chiesero la data
del matrimonio.
S,  presto, disse, facendo una smorfia per indicare
che quella fretta non era un'idea sua.
Naomi abbracci Shayna e baci Tzippy sulla guancia.
Shayna ricambi il bacio senza sfiorarle le guance. Qui 
tutto bellissimo, disse ridendo.  proprio il tuo stile.
Era vero, e Naomi non avrebbe permesso che qualcosa andasse
storto. Per quella sera non doveva pensare alle liti che
si erano gi verificate, n a quelle che sarebbero sicuramente
ricominciate il mattino dopo. Invece si guard intorno, e
vide una casa zeppa di amici. Appeso alla parete c'era un
enorme pezzo di carta da macellaio su cui gli ospiti potevano
scrivere un pensiero per Tzippy e Baruch. C'erano vasi
traboccanti di strelitzie in ogni angolo della casa. In mezzo
al tavolo coperto di torte c'era una luccicante ciotola di cristallo
piena di fruttarella.
E guarda quante belle ragazze, disse Naomi, riferendosi
alle figlie di Shayna. Ognuna di loro, in ordine discendente,
era la fotocopia della madre. Provando un'improvvisa
nostalgia, Naomi allung la mano.
Venite, vi presento agli altri, disse.
La mia Tzippy  fantastica con i bambini, disse Shayna
alle amiche di Naomi che le si erano raccolte intorno. L'anno
prossimo sar insegnante capo. I bambini la adorano. Gli
altri insegnanti dicono che non hanno mai visto una cosa simile.
Eravamo inseparabili, disse Shayna, in risposta al fuoco
di fila di domande. Allo Stern College eravamo cos, prosegu,
intrecciando due dita. Siamo andate d'accordo fin
dall'inizio. Siamo rimaste in contatto per secoli.  solo negli
ultimi anni che le cose sono cambiate. Ma che ci volete fare? -
concluse, con una risata forzata.
Mentre parlava, Shayna guardava di sottecchi le figlie.
Prima di suonare il campanello di Naomi, aveva dato l'ultima
rassettata ai vestiti. Ora pregava in silenzio, con fervore,
che rimanessero in perfetto ordine per altri dieci minuti, o
almeno fino a quando tutti nella stanza avessero potuto vederle.
Ma era un desiderio eccessivo. Indosso alle sue figlie,
una fusciacca con la quale si era data da fare per un quarto
d'ora si scioglieva da sola. I capelli riuscivano a liberarsi dalla
pi stretta delle trecce.
Allora punt tutte le sue speranze su Tzippy, che sorrideva
ritta accanto a lei. Tzippy indossava un tailleur color lavanda
con i bottoni di perle, e orecchini intonati, anch'essi
di perle. Veniva presentata e festeggiata. Il corruccio intessuto
al suo sorriso era svanito, tanto che Shayna pensava di
esserselo immaginato. Sperava di esserselo immaginato. Ma
ne restava l'ombra, in attesa che Shayna rimanesse sola per
aggredirla.
Ora il suo unico desiderio era che la rabbia di Tzippy non
ricomparisse. Tra una frase e l'altra che pronunciava, c'era
una silenziosa supplica alla figlia: Per favore sorridi, per favore
di' la cosa giusta. Per favore assecondami. Per favore
non mettermi in imbarazzo.
La mia Tzippy ha sempre detto di credere nel bashert.
Ha sempre detto che non si sarebbe mai sistemata. Ha sempre
detto...
Che stava aspettando Quello Giusto, disse Tzippy, finendo
la frase.
Baruch vagava per la festa, accettando i mazel tov e i sorrisi
che gli venivano offerti. L c'erano gli amici dei genitori
che lo conoscevano da sempre, insieme agli amici delle superiori
e ai nuovi amici della yeshiva. Quelle persone gli ricordavano
le parti della sua vita che non combaciavano. Prima
che lasciasse la yeshiva, uno dei ragazzi pi grandi gli aveva
dato un consiglio: Tieni la bocca chiusa e fai quello che vuoi.
Esteriormente si adeguava al volere della famiglia, ma dentro
di s continuava a ritenere che sbagliassero. Malgrado sostenessero
di averlo accettato, i suoi genitori si aspettavano
ancora che trovasse una via di mezzo. Ma Baruch non poteva
cedere, perch non stava parlando di preferenze o teorie.
Quando si trattava di Dio la Sua volont, i Suoi precetti,
la Sua legge non c'era spazio per i compromessi.
Da quando era tornato a casa, Baruch e suo padre litigavano
continuamente. Il loro era un perpetuo duello. Era come
se stessero giocando una partita a scacchi da una stanza all'altra.
Se Baruch occupava una casella nera, Joel si rifugiava su
una bianca. Si muovevano di traverso e in diagonale, un passo
di lato e due in avanti, aspettando il momento di sfidarsi.
Non era sempre stato cos. Un tempo c'era tra di loro
un'intimit tacita e quieta. Guardavano il baseball insieme.
La domenica, quando suo padre non doveva lavorare, andavano
alla partita. I punteggi, le statistiche, la classifica fornivano
loro qualcosa di cui parlare. Con la Columbia era stato
lo stesso. Al secondo anno delle superiori, Baruch aveva
annunciato di voler andare alla Columbia, e suo padre si era
dedicato a quello che considerava il loro progetto privato.
Joel interrompeva qualsiasi lettura per aiutarlo con i compiti.
Spegneva la TV per condurre colloqui simulati. Prese un
giorno di ferie per incontrare Baruch in citt e fargli visitare
il campus. Il giorno in cui ricevette la lettera di ammissione,
Baruch per prima cosa chiam suo padre al lavoro, e
Joel torn subito a casa. Appena varcata la soglia, abbracci
Baruch e gli sussurr quanto fosse fiero di lui.
Adesso era difficile trovare qualcosa di cui parlare. Baruch
avrebbe voluto che andassero in sinagoga insieme e studiassero
insieme. La tradizione doveva venire tramandata di
padre in figlio. Ma suo padre era scettico per natura. Vedeva
un mondo disorganico, frantumato in migliaia di pezzi
che non si sarebbero mai incastrati. Teneva il piede in due
staffe, credendo con una met di s e dubitando con l'altra.
Baruch, crescendo, si era chiesto perch suo padre andasse
raramente alla sinagoga. Quando era piccolo, lo aveva visto
indossare tallis e tefillin al mattino. Ma invece di recitare le
preghiere del siddur, girovagava per casa o leggeva il giornale.
Nessuno parlava mai di tutto questo. Non ci facevano caso,
oppure non osavano chiedere.
Ora Baruch voleva chiedergli se avesse idea di cosa significasse
essere sicuri di avere ragione. Di cosa significasse non
esitare, non dubitare, non moderare, non mitigare. Ti vestivi
diversamente, parlavi diversamente, mangiavi diversamente,
e anche se a volte era difficile, in fin dei conti non
aveva importanza. Perch tutto il mondo aveva torto. Tu eri
l'unico a possedere la verit.
Tzippy salut Baruch dall'altro capo della stanza. Si divincol
dalla stretta della madre e and da lui. Vedendola,
Baruch si sent meglio. Con lei poteva essere serio e divertente,
religioso e sciocco. Poteva riunire tutte le parti di se
stesso.
Un po' di torta? chiese Baruch, offrendole un pezzetto
della fetta che stava mangiando.
No grazie, rispose Tzippy. Ne ho mangiata abbastanza
per il resto dei miei giorni.
Vuoi andare fuori? le chiese Baruch.
Si guardarono alle spalle per assicurarsi che nessuno li vedesse.
Quando ebbero via libera sgattaiolarono fuori, dove
tutto era buio e silenzioso. Da quando si erano fidanzati avevano
avuto pochi momenti di intimit. Avevano deciso di
trascorrere il resto della vita insieme, e improvvisamente non
riuscivano a rimanere soli per cinque minuti. Ma adesso, finch
qualcuno non fosse venuto a portar via uno dei due, erano
soli come non lo erano mai stati. Tzippy si sedette nel patio
accanto a Baruch, pronta ad ascoltare.
 dura essere a casa, disse Baruch.
Lo so, concord Tzippy.
L'estate scorsa, dopo essere tornato da Israele, non volevo
parlare con i miei famigliari. Non riuscivo a smettere di
pensare a quanto fossimo diversi. Adesso vorrei parlare con
loro, ma  troppo tardi. Mi sento solo in casa mia, prosegu
Baruch.
Vieni da me. L non c' modo di sentirsi soli. Non c'
nemmeno lo spazio per pensarci, disse Tzippy.
Preferirei stare l piuttosto che qua, disse Baruch.
A me piacciono i tuoi genitori, disse Tzippy.
A me piacciono i tuoi.
Avrebbero dovuto fare cambio, decisero. Oppure, meglio
ancora, gettarli via tutti e quattro e ricominciare da capo. Sapevano
che il periodo del fidanzamento richiedeva una certa
sopportazione. Sotto la vernice di apparente dolcezza, era
un momento di tensione tra le famiglie. Tzippy e Baruch stavano
cercando di tenersi fuori. Baruch non intendeva prendere
le parti dei suoi genitori nelle interminabili battaglie sul
matrimonio. Per una volta, non si preoccupava dei dettagli.
Quando Shayna si lamentava di Naomi, accusandola di non
capire oppure di trascurare il fatto che le cose andassero fatte
in un modo ben preciso, Tzippy non la ascoltava. La ignorava
quando tentava di carpirle qualche informazione: Parlano
di noi? Ci trovano simpatici? Ti trovano simpatica?
Non le disse che Baruch aveva ammesso che i suoi genitori,
soprattutto suo padre, erano contrari al matrimonio. Tzippy
e Baruch speravano che, a nozze avvenute, nessuno avrebbe
pi badato alla loro provenienza. La nuova famiglia che stavano
per creare sarebbe stata l'antidoto alle delusioni ricevute
dalla famiglia in cui erano nati.
E tu? chiese Baruch. Come stai?
Sto bene. Guarda come sorrido, disse Tzippy, stirando
le labbra in una smorfia esagerata. Credo di essere tenuta
a sorridere continuamente.
Baruch tracci un sorriso nell'aria, a un paio di centimetri
dal volto di Tzippy. Questo la fece sorridere per davvero.
 strano vederti a casa, disse Tzippy. Non conosco
il Baruch che  cresciuto qui.
Sai una cosa? Non lo conosco neanch'io, disse Baruch.
Erano seduti l'uno accanto all'altra, su due sedie cos vicine
che le gambe si toccavano. E anche le braccia di Tzippy
e Baruch stavano per toccarsi. Tzippy aveva paura di quello
che avrebbe provato e di come avrebbe reagito Baruch, paura
che si ritraesse orripilato e paura che non lo facesse. Ma
non riusciva a fermarsi. Si sporse verso di lui e gli sfior la
mano con due dita. Un tocco cos leggero e delicato che poteva
essere frutto dell'immaginazione o del desiderio. Tzippy lo
rifece, per assicurarsi che fosse accaduto davvero. Gli accarezz
la mano, e il suo corpo fremette per lo shock e il piacere
di quel contatto. Troppo emozionata e spaventata per muovere
la mano, Tzippy attese di vedere cosa sarebbe accaduto.
Baruch trattenne la mano. Le accarezz dolcemente le dita.
Voleva toccare il volto che fissava ormai da mesi. Voleva
baciare la bocca che gli impediva di studiare, di pregare, di
dormire. La prese fra le braccia, e Tzippy si avvicin finch
Baruch non sent il lieve contatto del suo corpo.
Proprio quando le sue labbra stavano per trovare quelle
di Tzippy, una figura minacciosa gli comparve davanti agli
occhi. Aveva il volto del suo rabbino, e gli sussurr all'orecchio:
Allora non sei cambiato, dopotutto. Se si fosse avvicinato
ancora a Tzippy, quelle parole sarebbero divenute
realt. Un solo bacio e il rabbino sarebbe scomparso. Il senso
di colpa si sostitu al desiderio, e Baruch si ritrasse. Si meravigli
di Tzippy e di se stesso. Gli amici sposati lo avevano
avvertito delle insidie del fidanzamento. La consapevolezza
di quello che un giorno avrebbero potuto fare insieme
minacciava di sopraffare anche la volont pi risoluta. Era
pericoloso camminare sul confine. Era l che la gente si perdeva.
Baruch si alz in piedi e si volt. Entrambi tentarono
di fingere che non fosse successo niente.
Mentre rientravano in casa, per, quel tocco si ripet nella
loro mente, riflesso da ogni angolazione. Cento mani si allungarono
per toccarsi. Mille dita si intrecciarono.
Joel passava da una stanza all'altra, nascondendosi dietro
le librerie, unendosi a conversazioni che non lo interessavano,
offrendosi di aiutare in cucina anche se non c'era
niente da fare tutto nell'inutile tentativo di evitare Herschel.
Non riusciva a parlare con lui. Non pu essere tanto
difficile, lo rimproverava Naomi. Devi solo essere cordiale.
Educato. Ma Joel non ci riusciva. Aveva evitato di parlargli
al telefono. All'aeroporto aveva potuto nascondersi dietro
altre persone. La situazione era gi abbastanza sgradevole
quando dovevano solo essere amici. Ma adesso stavano
per diventare parenti.
Herschel si era installato vicino al buffet, e Joel, sentendosi
coraggioso, decise di passargli accanto e afferrare alla
svelta qualcosa da mangiare. La fame fu la sua rovina. Mentre
afferrava uno dei mini knish che stavano rapidamente
scomparendo, qualcuno gli diede una pacca sulla schiena.
Joel, dove ti eri nascosto?
Herschel si stava riempiendo la bocca di knish, e stava giocando
con una serie di cavatappi provenienti dalla collezione
di aggeggi high-tech di Joel. Uno creava il vuoto ed estraeva
direttamente il tappo. Un altro si attaccava a entrambi i
lati e tirava. Joel ammirava l'innovazione e la precisione con
cui svolgevano il loro compito.
Sono straordinari, disse Herschel. Chi l'avrebbe mai
detto che ci fossero tanti modi per togliere un tappo?
Joel grugn qualcosa in risposta, un rumore che avrebbe
dovuto esprimere assenso senza trascinarlo in una conversazione.
Non che avrebbe fatto alcuna differenza. Joel sarebbe
rimasto incastrato per molto tempo, forse fino al termine della
festa, forse per tutta la vita. Herschel si comportava sempre
come se fossero buoni amici. Sembrava completamente
all'oscuro dell'antipatia che Joel provava per lui. O forse si
fingeva ignaro solo per irritarlo. Quella era sempre stata una
delle cose che pi infastidivano Joel. Herschel era indifferente
ai suoi tentativi di ignorarlo.
Con questi aggeggi  la stessa cosa. Pensare a qualcosa
di nuovo prima che lo faccia qualcun altro. Io e te siamo simili,
Joel. Entrambi apprezziamo le buone idee.
Joel riusciva quasi a vedere le rotelle girare nel cervello
di Herschel. Non era cambiato affatto. Parlava e parlava. E
ogni tanto, nel corso dei suoi sproloqui, saltava fuori con
qualche iniziativa imprenditoriale che avrebbe coinvolto entrambi.
Quello era l'aspetto di Herschel che Joel odiava di
pi, e si manifestava ogni volta che si incontravano. Pi sentiva
che stavano per chiedergli qualcosa, pi Joel si chiudeva
in se stesso. Odiava l'idea di ottenere qualcosa in cambio
di niente. Non sopportava quelli che si sentivano legittimati,
che lasciavano che fosse qualcun altro a pagare il
conto.
Eccoti qua, disse Herschel a Baruch, che si stava avvicinando.
Ci stavamo chiedendo dove fossi finito.
Joel prov sollievo nel vedere suo figlio, e sper che lo liberasse
da Herschel.
Vieni, mangia qualcosa, esort Herschel, rivolgendosi
a Baruch.
Visto che i knish erano finiti, Herschel pass alla fruttarella.
Ne prese qualche cucchiaiata e la bevve d'un fiato. Alz
il bicchiere.  buonissima. Cos'? Riemp di nuovo il bicchiere
e ne offr un po' a Baruch.
Tu non l'assaggi? chiese Herschel, porgendo un bicchiere
a Joel.
Joel alz una mano. No, grazie.
Fai come vuoi, disse Herschel, e tracann anche quello.
Allora, Baruch, cos'hai intenzione di fare? Non vorrai
restare nella yeshiva per tutta la vita, vero? chiese Herschel.
Almeno per qualche anno, disse Baruch, senza guardare
in direzione di Joel. Herschel non si accorse della tensione
fra i due, oppure non vi bad.
La yeshiva va bene quando si  giovani. Ma per quanti
anni potrai andare avanti?
Voglio restarci il pi a lungo possibile, rispose Baruch.
-Joel, scommetto che sei contento. Sbaglio? chiese
Herschel, scoppiando a ridere. Joel storse la bocca e si gir
dall'altra parte.
Non fa per me, disse Herschel. Io non riesco a star
fermo. Ho bisogno di sentirmi attivo. Vuoi sapere cosa penso?
Devi prendere tutto quello studio e trovare il modo di
usarlo. Se resti nella yeshiva, non sarai utile a nessuno. Mettiamo
che tu debba inventarti qualcos'altro. Cosa faresti?
Non lo so, disse Baruch. Forse cercheremmo una comunit
ebraica dove potremmo renderci utili.
Baruch gli spieg che alcuni ragazzi della yeshiva si erano
uniti a kollel di altre zone del paese, portando la Torah
a nuove comunit. Baruch aveva imparato l'importanza della
divulgazione. Con l'aumento dell'assimilazione e dei matrimoni
misti, il futuro del popolo ebraico dipendeva dal ritorno
alla tradizione. Baruch avrebbe offerto alla gente un
primo assaggio della Torah. La sua tavola del Shabbos sarebbe
stata gremita di ospiti che non avevano mai celebrato
quella festivit.
Perch vuoi farlo? chiese Herschel.
Perch so cosa significa volere qualcosa di pi, disse
Baruch. Molta gente sta cercando qualcosa. C' una gran
fame, l fuori.
Joel si astrasse dalla conversazione. Pens alla sua stanza,
dove poteva chiudere la porta e lasciar fuori il rumore e la
gente che non gli piaceva. Ma quel gesto non gli avrebbe arrecato
il sollievo che si era immaginato. Odiava vedere suo
figlio a colloquio con Herschel, e la sensazione di tradimento
l'avrebbe seguito anche l dentro.
Su questo hai ragione, disse Herschel, mentre Joel si
allontanava. C' una gran fame, l fuori.
In salotto, la folla si radun intorno a Naomi, che si alz
in piedi nervosamente e cerc di ricordare perch avesse deciso
di tenere un discorso. Poi abbracci con lo sguardo tutte
quelle persone care diversi frammenti della sua vita che
si erano riuniti insieme per festeggiare e cominci a rilassarsi.
A Baruch, esord. E a Tzippy. E ai nostri famigliari
e amici.
Per tutta la settimana aveva pensato a cosa dire. Voleva
parlare della necessit di lasciar andare e di restare uniti, di
congiungersi agli altri e mantenere la propria individualit.
Ma aveva aspettato a scrivere il discorso, per timore che non
riuscisse nel modo desiderato. Sperava che nel pomeriggio
avrebbe trovato il tempo di mettere i suoi pensieri sulla carta.
Nella fretta dei preparativi, il tempo era scivolato via. E
cos si era limitata a buttar gi qualche idea, confidando che,
nell'emozione del momento, le parole sarebbero venute fuori
da sole.
Naomi aveva deciso di parlare del libro di Ha'azeenu, la
porzione della Torah del bar mitzvah di Baruch. Un'aquila
incita la prole, volteggia sopra i suoi piccoli. Apre le ali e
li porta in volo con s, lesse. Come Hashem ci conduce
attraverso il bene e il male, cos deve fare anche un genitore.
Ma poi viene il momento in cui l'aquila incita i suoi piccoli
a lasciare il nido, a volare con le proprie ali.
Parl della gioia che le procurava l'indipendenza di Baruch
e della sensazione dolceamara che provava nel guardarlo prendere la propria strada. Il suo animo traboccava di emozione;
erano tante le cose che avrebbe voluto dire. Se solo
avesse avuto a disposizione le parole per spiegare tutto, per
mettere insieme maternit e amore, indipendenza e legami
affettivi, in una serie di frasi che fissassero tutti i suoi sentimenti.
Ben presto si ritrov a parlare di uccelli e uova, nidi
e alberi, mischiando insieme radici e ali. Era andata fuori
strada, e cerc di tornare sui propri passi. Guard Baruch e
Tzippy, inebriati dalla felicit che li attendeva. Rimase senza
fiato e si affrett a concludere.
Possiate voi, Baruch e Tzippy, librarvi in volo sulle ali
che Hashem vi ha donato, pur mantenendo le radici di un
profondo legame con la famiglia e la comunit.
Quando Naomi termin, gli ospiti cantarono Simmen tov
u'mazeltov. Guardarono Tzippy e Baruch e augurarono loro
un buon auspicio e grande fortuna, e cos sia per noi e
per tutta la casa d'Israele.
Finita la festa, Shayna e Naomi si misero al lavoro per
riordinare la cucina. Baruch e Tzippy erano fuori, Ilana nella
sua stanza. Herschel aveva bloccato Joel in salotto, e le ragazze
si erano addormentate su svariati letti e divani. Era
bello lavorare l'una accanto all'altra. Shayna e Naomi accatastavano
i piatti sul lavandino, e i dettagli del matrimonio
sembravano lontani.
Ti ricordi? chiese Naomi.
Cosa? chiese Shayna.
Oh, non saprei. Tutto.
Naomi si sentiva sciocca, e giovane. Si sentiva soddisfatta
perch la festa era andata come aveva sperato. Voleva afferrare
la mano di Shayna e tornare ai tempi della loro amicizia
intima e serena.
Ti ricordi quando abbiamo cucinato i broccoli nella vasca
da bagno? disse Naomi.
Ti ricordi quando abbiamo acceso le candele di Chanukah
nell'atrio? disse Shayna.
Ricordarono i Shabbos al college, e i ragazzi che venivano
dalla Yeshiva University uptown per formare il minyan. Mangiavano
tutti insieme nella sala da pranzo, poi ballavano intorno
ai tavoli e cantavano. Ricordarono di aver scoperto che
gli abitanti dei palazzi di fronte potevano vedere le ragazze
quando si cambiavano con le tapparelle alzate. Ricordarono
che il riscaldamento non era mai sufficiente, e cos indossavano
il pigiama pi pesante che avevano, ammucchiavano
tutte le coperte sopra un letto e si nascondevano l sotto a
chiacchierare.
Ti ricordi la Cadillac di Herschel? chiese Shayna.
Entrambe ricordavano il sabato sera in cui Herschel si era
fermato davanti al pensionato a bordo di una Cadillac giallo
burro. Un tempo quella macchina apparteneva a suo padre,
l'unica cosa bella che avesse mai posseduto. Herschel non
aveva mai avuto il permesso di guidarla. Ma alla morte del
padre, avvenuta tre mesi prima, la Cadillac era diventata sua.
Herschel era ancora nell'anno di lutto. Non poteva andare
alle feste, n ascoltare musica dal vivo. Ma dopo aver trascorso
il Shabbos in casa con la madre, aveva sentito il bisogno
di uscire. Aveva preso l'auto del padre, aveva guidato fino
a Manhattan ed era finito allo Stern College, dove si era
messo in posa davanti alla macchina fingendo di aspettare
degli amici.
Bella macchina, aveva detto Naomi. Era stata la prima
a distogliere lo sguardo dal gruppetto di amiche. La presenza
di un ragazzo nuovo aveva spinto tutte le altre ad alzare
gli occhi. L'atrio dello Stern e il marciapiede di fronte
erano un luogo d'incontro dei giovani ortodossi di entrambi
i sessi. A quei tempi, prima che tutti diventassero pi religiosi
e cominciassero a disapprovare quella promiscuit, i
rabbini la consideravano una cosa positiva. Un'intera generazione
di ragazze dello Stern aveva incontrato l il proprio
marito.
Naomi e Shayna si erano avvicinate a Herschel e si erano
presentate. Erano curiose. Sembrava pi vecchio dei ragazzi
che frequentavano. Portava una camicia bianca inamidata
e stirata, con gemelli d'oro ai polsini.
Sei alla Yeshiva University? aveva chiesto Shayna.
No, studio in una yeshiva di Brooklyn. Stavo per andare
alla YU, ma non ho potuto, aveva detto Herschel. Mio
padre  appena morto.
Povero Herschel, aveva detto Naomi.
Volete fare un giro? aveva proposto Herschel.
Si era aspettato che Naomi salisse davanti, ma Shayna
l'aveva preceduta. Aveva confidato a Herschel che anche
suo padre era morto, e che lei era diventata ortodossa solo
di recente. Avevano scoperto che i genitori di entrambi erano
sopravvissuti all'olocausto. Nessuno dei due aveva una
famiglia numerosa. Herschel le aveva raccontato di voler
prendere quello che suo padre aveva cominciato e farlo crescere.
Aveva progetti per il futuro. Intendeva aprire un ristorante
e un supermercato kosher. Devi usare l'immaginazione,
le aveva detto. Devi cogliere la tendenza prima che
cominci a manifestarsi. L'ortodossia stava tornando in voga.
Il kosher era un'idea in attesa del momento giusto. Tu
ne fai parte, le aveva detto. La tua ortodossia fa parte di
quella tendenza.
La sera dopo, Herschel aveva chiamato Shayna ed erano
rimasti al telefono per ore. Shayna era felice di ascoltarlo.
Credeva a tutto ci che le diceva. Subito dopo c'era stato
un turbine di appuntamenti. Il fatto che Herschel vivesse
in un angusto appartamento di Brooklyn, e non in una grande
casa a Long Island, come le aveva detto all'inizio, non la
infastidiva. Il fatto che l'impresa del padre rendesse solo
una frazione di quanto Herschel aveva dichiarato non le importava.
Per qualche anno ancora, Shayna continu a sentirsi
come se stesse viaggiando sulla Cadillac insieme a lui. Tutto
era veloce e sorprendente, e lei non riusciva a fermarsi.
...
.
...
Dieci.
...
.
...
A Herschel il sonno non interessava. Un giorno qualcuno,
forse lui stesso, avrebbe inventato una pillola per renderlo
superfluo. La sera, guidando verso l'ufficio, Herschel
attraversava il ponte di Brooklyn in direzione di Manhattan.
Le luci di Manhattan erano un'infinita striscia di idee, lampadine
ispiratrici sospese nel cielo. Herschel immaginava che
l'anima di suo padre gli ammiccasse da dietro una di quelle
luci.
Quel giorno era il venticinquesimo anniversario della morte
di suo padre. Il padre di Herschel era sopravvissuto ai campi
di lavoro russi, dove aveva lavorato come cuoco. Dopo la
guerra si era trasferito in America e aveva creato dal nulla
un'impresa di catering kosher. Cucinava e faceva le consegne,
in modo che Herschel non dovesse lavorare. Voleva che
suo figlio rimanesse nella yeshiva. Ma le parole del Talmud
scivolavano davanti agli occhi di Herschel. Non era portato
per le teorie, per le situazioni ipotetiche. Per conosceva intuitivamente
tutti gli anfratti dell'edificio. Sapeva cosa fare
se la fotocopiatrice si inceppava. Gli avevano affidato le chiavi
della sala manutenzione, ed era nelle grazie del personale
della portineria. Faceva entrare di nascosto i ragazzi in cucina
per spuntini notturni. Ben presto si ritrov a passare pi
tempo in cucina che nel beis midrash. Abbandon la yeshiva
ed entr nell'impresa paterna. Alla morte del padre, Herschel
prese in mano l'azienda e cerc di espanderla. Ora, con l'anima
del padre che si librava sopra di lui, gli sarebbe piaciuto
avere in mano qualcosa di pi. Ormai, secondo le sue previsioni,
l'impero kosher da lui creato avrebbe dovuto essere
abbastanza grande perch il padre lo vedesse dal cielo.
Herschel scelse una fra le miriadi di chiavi che possedeva e
apr l'ufficio della Orthodox Coalition. La OC, come veniva
chiamata, non si limitava a fornire attestazioni kosher. Organizzava
servizi sociali, gruppi giovanili e raduni di rabbini. Ma
la sua spina dorsale era la supervisione kosher. Non era l'unica
associazione ad apporre il marchio di approvazione kosher.
Molte citt avevano i propri rabbini e il proprio simbolo: la
OK, la Moon-K, la Star-K. Il Texas aveva una K dentro uno
stivale da cowboy. C'era la K con lo Space Needle di Seattle,
la K dello stato del Tennessee. Ma nessun altro marchio era
universalmente riconosciuto come la OC.
Herschel si era sottomesso alla volont di Shayna e aveva
accettato quel lavoro. Il suo titolo ufficiale era direttore delle
ispezioni kosher per il Midwest, ma c'erano centinaia di direttori
come lui, ognuno a capo di un minuscolo lembo di terra.
Herschel seguiva l'espansione del mercato kosher nella regione
a lui assegnata e sovrintendeva alla certificazione dei
nuovi prodotti. Viaggiava continuamente, compiendo ispezioni
a sorpresa in stabilimenti, ristoranti e panifici. Il culmine
dell'eccitazione lo raggiungeva quando un prodotto con
certificazione OC non autorizzata doveva essere ritirato. Ma
Herschel non era tagliato per il lavoro ingrato di preparare relazioni,
fare telefonate, andare alle riunioni. Gli piaceva arrivare
quando era pronto e andarsene quando ne aveva voglia.
Avrebbe voluto sbarazzarsi dei cumuli di documenti accatastati
sopra ogni superficie del suo ufficio. Se avesse potuto
fare a modo suo, avrebbe aperto la finestra, acceso il ventilatore
e fatto volare tutta quella carta sopra la citt.
L'unico momento in cui tollerava di stare l dentro era
di notte, quando l'ufficio brulicava di idee silenziose. Lo
spazio vuoto diventava il suo centro di comando immaginario.
La Kosher Ventures si trasformava miracolosamente
in un'impresa di grosse dimensioni, pullulante di impiegati,
di telefoni che squillavano impazziti, di fax che vomitavano
documenti. Aveva clienti in tutto il mondo, una
costellazione di avamposti, un aggiornamento costante sull'andamento
dell'industria alimentare, e prodotti che circumnavigavano
il globo.
Herschel aveva avuto moltissime idee, ognuna delle quali
avrebbe dovuto funzionare. Era ancora sconvolto per il fiasco
delle verdure idroponiche. Certe mattine, quando si svegliava,
doveva rammentare a se stesso che quell'impresa non
era mai decollata. Per uno scherzo della sorte, una societ
israeliana lo aveva battuto sul tempo. Prima dell'idrocoltura,
Herschel aveva avuto l'idea della Valigia Kosher, una borsa
termica che entrava nel vano portabagagli dell'aereo e conteneva
una scorta di pietanze sottovuoto e un fornelletto portatile.
Era studiata per il viaggiatore kosher che si ritrovava
in una citt senza cibo kosher. Prima ancora, Herschel aveva
assunto un giornalista non ebreo perch confrontasse tutti i
ristoranti kosher con i loro omologhi non-kosher. Herschel
aveva pubblicizzato l'iniziativa come un'occasione per vedere
le cose da un'altra prospettiva. Per sei mesi, Il Buongustaio
Gentile aveva furoreggiato tra i lettori del Jewish
Press. Herschel progettava di vendere la rubrica ad altri giornali.
Lui sarebbe stato l'agente, l'impresario. Stava gi immaginando
libri e giri di conferenze, quando salt fuori che
il Buongustaio Gentile non era affatto un gentile, ma un ex
studente ribelle di una yeshiva che aveva il coraggio di mangiare
cibo treif e approfittava dell'occasione per farla pagare
a famigliari e amici.
Nel suo passato c'era una lunga sfilza di idee, ma Herschel
non sapeva come andare avanti. Ora che lavorava a
tempo pieno da un'altra parte, la Kosher Ventures, se non
chiusa, era quantomeno sospesa. Herschel era a corto di soldi
e di investitori. Peggio ancora, era a corto di idee. Un tempo
le idee lo andavano a cercare, sotto la doccia, mentre dormiva,
in sinagoga e a casa. Erano come neri pipistrelli notturni
con gli occhi rossi e luccicanti che gli volteggiavano
intorno e alla fine riuscivano a scovarlo. Ma dopo l'idrocoltura,
non gli era rimasta che la speranza. Voleva escogitare
un'idea che l'avrebbe reso famoso. Voleva diventare ricco,
ma c'era dell'altro. Voleva creare qualcosa, scoprire qualcosa,
costruire qualcosa.
Percorse a grandi passi i corridoi, guardando i gingilli sopra
le scrivanie dei colleghi. Temper le matite nel temperamatite
elettrico della segretaria. Fece rifornimento di graffette
e di bloc-notes nuovi. Se fosse rimasto l abbastanza a
lungo, avrebbe escogitato qualcosa. Osserv le pareti, dove
fotografie e targhe incorniciate tracciavano la storia del cibo
kosher. All'inizio c'era stata la margarina Crisco, un prodotto
completamente vegetale, economico e kosher, proclamava la
pubblicit sulla stampa yiddish. In basso c'era l'immagine di
una casalinga ebrea che la usava per preparare lo strudel.
Qualche anno dopo, Maxwell House, Quaker Oats e Post
Cereal diventarono kosher e pubblicarono annunci per divulgare
la notizia. Nel 1923, la OC, la prima certificazione
ufficiale kosher su scala nazionale, apparve sopra una scatola
di Fagioli in Salsa Vegetariana Heinz, e nacque un nuovo
mondo. Nel 1926, una dozzina di societ avevano la certificazione
OC. Nel 1956, il marchio OC si trovava ormai su un
migliaio di prodotti. Ogni momento saliente era appeso alla
parete: una foto del primo preparato per torte kosher, la prima
bottiglia di Coca-Cola kosher, il primo pane di produzione
industriale kosher, la prima pizza surgelata kosher, la
prima Budweiser kosher.
Dov'era il suo posto in tutta quella storia? Herschel fece
una capatina all'ufficio corrispondenza, dove trov una cassa
piena di scatole di biscotti Oreo insignite per la prima volta
del marchio OC, in attesa della spedizione del giorno successivo.
Li accanto c'era uno scatolone pieno di riviste fresche
di stampa, il numero in uscita di Kosher Today. Sulla
copertina, un biscotto Oreo. il kosher va forte, annunciava
il titolo a tutta pagina.
Gli Oreo erano l'ultima frontiera. Quella era una pietra
miliare che nessuno avrebbe mai dimenticato. Non sarebbe
andata perduta in mezzo agli Entenmann kosher, ai Pepperidge
Farm kosher, ai Sarah Lee kosher. Era pi sconvolgente
degli M&M's e degli Snickers messi insieme. Ogni consumatore
kosher avrebbe ricordato dove si trovava quando aveva
saputo che gli Oreo erano diventati kosher. Nel giro di
qualche mese, sarebbero entrati in ogni dispensa, zaino e cassetto
del cruscotto kosher. La gente li avrebbe nascosti in camera
da letto per lo spuntino di mezzanotte.
Si stimava che dieci milioni di americani comprassero abitualmente
prodotti kosher, lesse Herschel nell'articolo di accompagnamento.
L'ottanta per cento di questi consumatori
non erano ebrei. Dopo anni di stagnazione, il cibo kosher rappresentava
il settore in pi rapida crescita dell'industria alimentare.
Ormai pi di diecimila prodotti portavano il marchio
OC. C'erano gomme da masticare, caramelle e pietanze
surgelate kosher, pancetta kosher e gamberetti kosher.
Solo nell'ultimo anno, le richieste di certificazione kosher
erano salite del venti per cento. Diciottomila supermercati
avevano una sezione dedicata al cibo kosher. Fuori dalla zona
di New York, le vendite kosher erano quasi raddoppiate.
Pi del sessanta per cento dei consumatori associavano il termine
kosher a parole come pulito, sano e di qualit superiore.
Forse era a causa del ritorno al tradizionalismo, che
stava dilagando in tutta la nazione. Oppure del persistente e
nondimeno utile malinteso secondo cui il cibo kosher era pi
pulito, genuino o benedetto dai rabbini. Lo comprava chi soffriva
di intolleranza al lattosio. Lo compravano i musulmani.
Lo compravano gli avventisti del Settimo Giorno.
Era come se la mano di Dio si fosse aperta un varco attraverso
le travi d'acciaio di un grattacielo di Manhattan, gi
per il pozzo dell'ascensore, lungo il corridoio e dentro l'ufficio,
per andare a toccare la testa di Herschel. Era come se
Dio stesse girando le pagine della rivista, dicendogli che era
arrivato il momento giusto. In fondo alla pagina gli apparve
una piccola inserzione: Cercasi ristorante kosher. Grande
occasione. Disponibili finanziatori. Memphis, Tennessee.
Fino ad allora, Herschel aveva concentrato i suoi sforzi su
New York. Ma in mezzo alla folla e ai grattacieli, era difficile
trovare uno spazio per s. Herschel aveva bisogno di un
posto dove spiegare le ali, e adesso l'aveva trovato. Era giunto
il momento di portare il kosher nei luoghi pi remoti del
paese. Herschel torn a casa pieno di speranza, portandosi
dietro la prima confezione di Oreo kosher come giusta ricompensa.
Chiudi gli occhi, disse Herschel a Shayna quando arriv
a casa.
Shayna era a letto, circondata da fotografie di torte su carta
lucida in formato venti per venticinque. C'erano torte a
forma di farfalla, di cestino e di cappello primaverile. C'erano
carriole con verdure di marzapane, pacchi regalo con fiocco,
forzieri pieni di monete, ricoperti di glassa e crema al burro
pareve. I nastri sui cappelli erano sgualciti come se fossero
di stoffa. Le ali delle farfalle erano quasi iridescenti.
Non ho intenzione di ordinarle. Sto solo dando un'occhiata,
cos, per gioco, disse Shayna.
Chiudi gli occhi, ripet Herschel.
Shayna chiuse gli occhi e continu a vedere le torte. Se le
avesse ordinate, sarebbero state l'ultimo boccone che la gente
avrebbe assaggiato prima di tornare a casa. Sarebbero diventate
la pietra di paragone rispetto a cui giudicare i futuri
tavoli dei dolci. Chiunque le avesse acquistate in seguito,
avrebbe apparecchiato la tavola con l'ombra persistente del
matrimonio di Tzippy.
Brava, disse Herschel. Adesso apri la bocca e recita
un mezonos.
Shayna disse la preghiera e Herschel le infil qualcosa in
bocca. Sperando che le avesse letto nel pensiero e le avesse portato
una di quelle torte, mastic lentamente, stupita dalla consistenza
croccante e dal mediocre gusto di cioccolato di fabbricazione
industriale. Poi riconobbe il sapore. Era cresciuta
mangiando biscotti Oreo, quando venivano fatti con il lardo.
Il biscotto non era particolarmente buono, ma Herschel
era cos emozionato che Shayna lo fin. A lui non importava
che sapore avesse. L'unico ingrediente importante era la sua
qualit di cibo ex-proibito. Nel corso degli anni, Herschel le
aveva chiesto di descrivere il cibo non-kosher che aveva mangiato
in passato. Se non poteva assaggiarlo, voleva sentirsi
dire com'era. Shayna aveva accantonato ogni ricordo di quando
poteva mangiare tutto quello che voleva, e diceva a Herschel
che il cibo treif non era nulla di speciale, che non si perdeva
niente. Non era disposta a diventare la sua finestra sul
mondo esterno. L'ultima cosa che desiderava era che per le
strade di Brooklyn si diffondesse la voce che Shayna Goldman
aveva mangiato treif.
Kosher, disse Herschel, infilandosi un biscotto in bocca.
Finalmente. Sta succedendo, proprio come avevo previsto.
E questo  solo l'inizio.
Le sussurr il suo progetto all'orecchio, e Shayna lo ascolt.
Da quando era morta l'idea dell'idrocoltura, Herschel aveva
assunto un atteggiamento distante. Non si lamentava mai di
quella perdita, ma da quel giorno le era sembrato pi piccolo.
Ora, con una nuova idea all'orizzonte, Shayna vide un barlume
del giovane che aveva parcheggiato l'auto davanti al pensionato
dello Stern College. Era quasi certa che se si fosse alzata
dal letto e avesse guardato fuori dalla finestra, avrebbe
visto la Cadillac ferma nel vialetto, nuova e luccicante.
E le torte? disse.
Ordinale, rispose Herschel. Una di ogni qualit.
La abbracci. Te lo dico io. Questa volta funzioner. Ne
sono sicuro.
Si addormentarono. Herschel sogn la casa che avrebbe
costruito quando il successo fosse stato saldamente nelle sue
mani. Sogn soffitti altissimi, un'enorme scalinata e un portone
ad arco attraverso il quale sarebbero passati gli ospiti
importanti. Continu ad aggiungere stanze, finch la casa
non divenne un palazzo. Accanto a lui, Shayna sognava metri
di stoffa e i vestiti che se ne potevano ricavare. Immaginava
rocchetti di nastro che legavano insieme servizi di porcellana
e di argento massiccio. I mobili che sceglieva riempirono
le stanze che Herschel stava costruendo. I vestiti che
desiderava colmarono gli armadi del palazzo, che crebbe fino
ad occupare l'intero quartiere, fino a diventare cos grande
da poter essere visto dal cielo.
...
.
...
Undici.
...
.
...
Herschel era al telefono con tre investitori di Memphis.
La sola cosa che quegli uomini sapevano riguardo all'affare
del ristorante kosher era che la loro comunit ne aveva bisogno.
Le loro famiglie vivevano a Memphis da cinque generazioni,
e quell'incursione nel kosher era in parte un'iniziativa
imprenditoriale, in parte un servizio offerto alla comunit.
Datemi retta, disse Herschel. Non un semplice ristorante.
Un reparto kosher. Con takeaway. E carne fresca.
E qualche tavolo. In un supermercato.
Un supermercato, risposero gli investitori con la parlata
strascicata del sud, chiedendosi se non avessero commesso
un errore accettando di parlare con l'uomo traboccante
di idee che aveva risposto alla loro inserzione. Ma non era
facile attirare qualcuno a Memphis. Avevano pubblicato quell'inserzione
per settimane di fila, e Herschel era stato l'unico
a telefonare.
Noi pensavamo a un ristorante specializzato in carne alla
griglia, disse uno di loro.
Oppure a un cinese.
Volevano uscire a cena. Stanchi di mangiare lattuga scondita
nei migliori ristoranti non-kosher della citt, volevano
un locale per i pranzi di lavoro. Volevano un ristorante dall'ambiente
familiare, dove le mogli potessero passare una serata
tranquilla. Volevano anche un posto che offrisse pietanze
da asporto per il Shabbos, pizza il sabato sera, brunch la domenica
mattina.
No, rispose Herschel. Cos non funzioner, per la
stessa ragione per cui nessuno degli altri ristoranti kosher di
Memphis ha funzionato. Sapete qual  il segreto per mantenere
un buon giro d'affari in una comunit fuori New York?
Bisogna attirare anche la clientela non-kosher. Ma cosa potrebbe
richiamare la gente? Perch un cliente non-kosher dovrebbe
cercare un ristorante kosher? E pi caro. Non  aperto
il venerd sera e il sabato. Offre solo carne o solo latticini.
E allora sapete cosa bisogna fare? Bisogna metterglielo
sotto il naso. Renderlo cos accessibile che non potranno fare
a meno di entrare. Se lo mettiamo in un supermercato,
avremo una clientela gi pronta.
Gli investitori avrebbero desiderato molto di pi. Erano
partiti alla ricerca di un ristorante kosher. Tornare con qualcosa
di meno sarebbe equivalso ad ammettere che la loro comunit
non era importante come pensavano. Ma Herschel
non faceva caso ai loro dubbi. Ogni minimo accenno di resistenza
gli conferiva maggiore sicurezza.
Herschel sogn sette vacche magre e sette vacche grasse.
La carestia di Memphis cedeva il passo ad anni di abbondanza.
I membri della comunit si inchinavano per ringraziarlo.
Si svegli dal quel sogno alle quattro del mattino, senza
pi traccia di sonno. Era inutile cercare di riaddormentarsi.
Invece and in ufficio.
Herschel reper alcuni studi demografici su Memphis e li
confront con quelli su altre citt della stessa grandezza.
Contatt i fornitori e mise insieme una stima dei costi di avviamento.
Descrisse agli investitori i reparti kosher che aveva
visto in altre citt. Dallas aveva una panetteria kosher. Ad
Atlanta c'era un takeaway cinese kosher nel bel mezzo di
Kroger. Toronto era un caso esemplare: aveva un supermercato
grande quanto un isolato con una sfilza di banchi kosher.
Un banco vendeva la carne cruda, un altro il pesce. C'era
il banco dei formaggi, quello dei cibi pronti, la panetteria,
la rosticceria. Herschel avrebbe potuto passare la vita l dentro
senza mai avere fame. Telefon a tutti i supermercati di
Memphis per chiedere se avessero uno spazio da affittargli.
Sped via fax l'articolo del Kosher Today, insieme a un'offerta
in cui dichiarava che aprire un reparto kosher avrebbe
aumentato il volume di clienti del venticinque per cento.
Qualche settimana pi tardi, Kroger, il pi grande supermercato
di Memphis, acconsent ad affidargli la gestione della
parte posteriore del negozio, rimasta vuota da quando il
noleggio di videocassette aveva chiuso i battenti. Il reparto
si trovava in posizione distaccata rispetto al resto del negozio,
cosa che avrebbe consentito di gestirlo in maniera indipendente.
Potevano avere la loro cucina, il loro personale.
C'era spazio per diversi contenitori di cibi surgelati, qualche
scaffale di prodotti kosher e alcuni tavoli.
Herschel spost le richieste di certificazione kosher in fondo
al mucchio. Tappezz le pareti di diagrammi e cifre su
Memphis. Lesse cataloghi di forniture per ristoranti. Sped
fax agli investitori con menu campione e previsioni di guadagno.
Gli investitori telefonavano ogni ora per fargli altre
domande.
Dieci anni fa, vi avrei detto di puntare sulla carne alla
griglia. Vi avrei consigliato di aprire un ristorante etnico. Ma
ora siamo tornati al punto di partenza. La gente vuole qualcosa
di pi di un falso cocktail di gamberetti kosher. Vogliono
un cibo dal gusto kosher.
Sar in parte takeaway, in parte ristorante. Prepareremo
autentiche pietanze ebraiche, come quelle che faceva la
vostra Bubby, spiegava Herschel. Kasha vamishkes, knish
di patate, palline di matzo in brodo, kugel, gefilte fish fatto in
casa, pasticcio di fegato. Non sto parlando solo di bagel e pastrani.
Voglio fare le cose perbene.
L'anno scorso sono state vendute quattromilacinquecento
tonnellate di aringhe e gefilte fish. Avete idea di cosa
voglia dire? Vuol dire che l'aringa pu diventare comune
quanto il tonno. Il gefilte fish potrebbe essere il prossimo sushi.
Volete sapere perch? Perch la gente  affamata di cibi
genuini. Si ricorda di quando li mangiava a casa dei suoi
Bubby e Zaidy. Ha nostalgia del passato. Anche se non l'ha
mai conosciuto, ne sente comunque la mancanza.
Gli investitori ricavarono dalle sue promesse la convinzione
che quello fosse solo l'inizio. Erano contenti di aver
trovato un socio che capiva quanto loro le possibilit di espansione
della comunit. I loro sogni si facevano sempre pi arditi,
le loro tasche sempre pi profonde. Ben presto smisero
di parlare per ipotesi. Chiesero a Herschel di quanti soldi
avesse bisogno, quando intendesse aprire, chi avrebbe gestito
il ristorante.
Se fosse per me, mi trasferirei laggi immediatamente.
Lo gestirei io stesso. Questo per dimostrarvi che ci credo.
Per mia moglie non vuole sentirne parlare. Non lascerebbe
mai New York. Ma fidatevi di me, disse Herschel, sapendo
che questa volta si sarebbero fidati davvero. Conosco
la persona giusta.
Herschel compr due biglietti per la partita degli Yankees,
uno per s e uno per Baruch.
Non so tu, ma io ho bisogno di prendere le distanze da
tutta questa faccenda del matrimonio, disse Herschel a Baruch
mentre si sedevano sulla gradinata.
Herschel non poteva aprire il frigorifero senza assaggiare
per sbaglio il pollo alla fiorentina che Shayna aveva portato
a casa dal catering per avere il parere di Tzippy. Non poteva
sedersi sul divano senza rovesciare migliaia di perline di
tutti i tipi.
Una volta andavo alle partite dei Brooklyn Dodgers.
Quella s che era una squadra. Mia madre incartava gli avanzi
del Shabbos, e io e mio padre andavamo alla partita insieme,
quando lui non lavorava, ricord Herschel.
Io tifavo per gli Yankees, disse Baruch. Ma ho cominciato
a sentirmi sciocco quando il mio rabbino mi ha chiesto
cosa pu pensare Dio di uomini adulti che corrono intorno
a un campo all'unico scopo di colpire una palla. Da quel
giorno, non ho pi visto le cose nello stesso modo.
Herschel scosse la testa. Rinuncia a tutto il resto, ma
non al baseball. Il baseball  come la Torah. Guardati intorno, -
disse.
Lo stadio era disseminato di yarmulke. Tifare per gli Yankees
era un'incursione nella cultura americana che sembrava
accettabile anche a coloro che di solito si tenevano a distanza.
Herschel portava un berretto degli Yankees sopra la yarmulka di velluto nero. Non aveva problemi a indossarlo con
gli stessi pantaloni neri e la stessa camicia bianca che indossava
Baruch. Non era tipo da restare invischiato nelle contraddizioni.
Vieni con me, Baruch. Voglio farti vedere una cosa, disse
Herschel fra un inning e l'altro.
Herschel condusse Baruch al chiosco di hot dog kosher
dietro la prima base, che esibiva i prezzi pi alti e la coda pi
lunga. Eppure i clienti erano disposti ad aspettare e a pagare.
Se avevano fame, non c'erano alternative. Gli uomini indossavano
il cappello nero e la maglia da allenamento degli
Yankees. Le donne portavano lunghe gonne di jeans e il berretto
da baseball sopra la retina per i capelli. C'erano anche
uomini in pantaloni corti, donne in canottiera, uomini che
nascondevano la yannulka sotto il berretto degli Yankees, uomini
venuti direttamente dall'ufficio che avevano dimenticato
di rimettersi la yannulka. E ragazzi con la divisa completa
degli Yankees da cui spuntava lo tzitzis, accanto a ragazzi
che indossavano maglie da baseball con la scritta yiddle
league. Alla destra del chiosco si formavano minyan per il
mincha. Erano come partite di pallacanestro improvvisate.
Non appena arrivavano a dieci, cominciavano a pregare.
Tornato al suo posto, Herschel addent l'hot dog. Era il
migliore che avesse mai assaggiato. E a conferirgli un sapore
speciale era la possibilit di comprarlo direttamente allo stadio,
come tutti gli altri. Era questa sensazione che Herschel
voleva confezionare e vendere. Gli Yankees erano in vantaggio
di quattro punti. Era scesa la notte, e Herschel guard
la citt buia oltre le luci accecanti dello stadio.
Baruch, ricordi quella discussione fra rabbini per decidere
quale sia la prima cosa da costruire in una nuova comunit?
Sorge una comunit, e i capi si chiedono se costruire
prima il cimitero, la scuola o il mikvah. Il primo rabbino dice
che bisogna costruire prima il cimitero, perch si devono
rispettare i morti. Il secondo rabbino dice che bisogna cominciare
dalla scuola, perch senza istruzione per i bambini
la comunit non ha futuro. E il terzo dice che occorre prima
di tutto il mikvah, perch senza di esso non ci sarebbero i
bambini.
Secondo il Rambam, esiste un solo caso in cui la comunit
... disse Baruch.
Sai quale sarebbe la risposta, oggi? lo interruppe Herschel.
Un ristorante kosher. Ecco cosa bisognerebbe aprire
innanzitutto. Correggimi se sbaglio, Baruch. Io credo che tu
stia cercando qualcosa. Vuoi farti strada da solo, ma non hai
ancora capito come. So che vuoi studiare, ma tu sai che non
puoi rimanere nella yeshiva per il resto dei tuoi giorni. E io ho
una soluzione perfetta. Voglio aprire un reparto kosher in un
supermercato, a Memphis, Tennessee. Ho lo spazio, ho i soldi.
Mi serve soltanto qualcuno che lo diriga. Per come la vedo
io, questa idea mette insieme tutto quello che tu vuoi fare.
Puoi portare il kosher a una comunit affamata. Avrai tutto il
tempo per studiare. E potrai cambiare la vita delle persone.
Un giorno potrai perfino tenere dei corsi. Potrebbe diventare
un centro di studi ebraici. Hai detto tu stesso che c' una gran
fame, l fuori. Questa  la tua occasione per renderti utile.
Herschel schiacciava le noccioline e se le infilava in bocca.
Sapeva che probabilmente Baruch avrebbe arricciato il
naso all'idea di lavorare. I ragazzi della yeshiva come lui trattavano
i loro padri come una massa di ignoranti. Credevano
che, andando indietro mille anni, avrebbero visto la Torah
tramandata soltanto da uomini che sedevano tutto il giorno
davanti ai libri. Secondo loro, la stirpe dei suoceri ricchi risaliva
fino al Sinai. Ma Herschel conosceva gli uomini della
generazione di suo padre. Avevano lavorato per tutta la vita,
eppure erano pi vicini a Dio di quanto quei ragazzi sarebbero
mai stati.
Baruch distolse l'attenzione dalla partita e cominci a riflettere
sulle parole di Herschel. Da quando si erano fidanzati,
lui e Tzippy si chiedevano dove sarebbero andati, cosa
avrebbero fatto, come si sarebbero guadagnati da vivere. Lui
non sarebbe andato al college. Non era sicuro di poter rimanere
nella yeshiva. I loro amici che erano rimasti nella yeshiva
avevano genitori disposti a dare una mano. All'inizio, Herschel
era sembrato deciso ad aiutarli. Quando Tzippy gli aveva
chiesto maggiori dettagli, le aveva detto che non era sicuro
di poterlo fare. Baruch aveva chiesto aiuto ai suoi genitori,
ma suo padre aveva rifiutato, giudicando inattuabile il desiderio
di Baruch e sostenendo che rimanere nella yeshiva era
solo un modo per sfuggire al mondo reale.
Ma ora, in quell'idea di Memphis e dei supermercati, Baruch
vedeva un modo per studiare e guadagnarsi da vivere
allo stesso tempo. Il fatto che quel compromesso venisse proposto
da Herschel, che comprendeva il valore dello studio,
glielo rendeva pi facile da accettare. A Baruch piaceva Herschel.
Anche lui aveva studiato in una yeshiva e sapeva citare
il Talmud. Baruch lo conosceva da molti anni, ma la cosa
pi importante che sapeva di lui era che suo padre non lo sopportava.
Baruch ricordava i commenti sprezzanti sulle idee
di Herschel che non avevano n capo n coda. All'epoca aveva
preso il giudizio del padre come l'unica, inconfutabile verit.
Non aveva pensato che potesse esistere un altro modo di vedere il mondo.
...
.
...
FINE Parte 1.